Interviste

Jacopo Reale: L’AI permetterà il cinema senza il cinema nel modo in cui tradizionalmente si fa

Continuiamo il nostro viaggio per capire l’impatto dell’AI nelle professioni del cinema e della serialità con Jacopo Reale, montatore e AI Creative Director di Labyrinth Studios

Se siamo qui a parlare quasi ogni giorno di Intelligenza Artificiale è anche merito suo. Jacopo Reale, nel febbraio del 2025, aveva lanciato una reel dal titolo This Footage Does Not Exist in the Real World, composta da frammenti che evocavano il grande cinema, ma erano immagini completamente generate in AI, con Midjourney, e animate con Kling. Quel video ha fatto il giro del mondo. Non solo ha aperto un grande dibattito su dove possa arrivare l’AI generativa e su fino a che punto sia giusto utilizzarla.  Ma ha dato il via a una nuova vita per Jacopo Reale: noto montatore del cinema italiano, oggi si occupa principalmente di progetti realizzati in AI e ha fondato Labyrinth Studio, una casa di produzione che si occupa di questo tipo di contenuti. Lo scorso anno ha vinto il Reply AI Film Festival a Venezia con il corto Love at First Sight. Lo avevamo intervistato pochi giorni dopo quel momento, e aveva previsto “un futuro in cui si potrà fare un tipo di cinema non sostitutivo ma parallelo a quello tradizionale”. Quest’anno tornerà al Lido, ma per far parte della giuria di quel premio. Nel frattempo, i programmi di AI stanno migliorando a vista d’occhio e i risultati sono sempre più sorprendenti. E sembrano adatti a una serie di contenuti pensati per la pubblicità: per questo Labyrinth ha stretto un accordo con la cdp Haibun. Che cosa sia in grado di fare l’AI generativa oggi lo potete vedere in questo corto, The Fracture, realizzato a gennaio 2026.

Nelle nostre interviste sull’AI abbiamo parlato con: Luca Ward, Fabio Bonifacci, Federico Salvi di CPA, Luca Lucini e Giovanni Esposito di AIR 3, Francesco Grisi di EDI, Nicola Guaglianone, Michele Braga e Riccardo Tozzi di Cattleya.

Avevi pensato ad utilizzare l’AI per il tuo lavoro di montatore?

Montatore non lo sono più, o quasi. Ormai ho una mia società che gestisco con due soci che fa solo film con AI. Monto le cose che facciamo ma spesso non ho più il tempo e la disponibilità per montare i film di altre produzioni. Oggi siamo noi stessi una casa di produzione che sta provando a entrare in un mercato che si sta sviluppando. È un mercato ibrido, in cui l’AI è a supporto del cinema tradizionale, perché abbassa i costi e permette di realizzare cose molto belle, anche se con difficoltà tecniche da risolvere. Un mercato che ancora non esiste, ma nascerà, è quello dei film di intrattenimento completamente realizzati con l’AI. È il cinema senza il cinema: linguaggio del cinema ma senza il modo in cui tradizionalmente si fa.

Per cosa possiamo usare l’AI per quanto riguarda il montaggio?

I software di montaggio oggi possono avere dei processi automatizzati su alcune cose, che magari prima doveva fare un assistente. È qualcosa che riguarda tutti i settori del lavoro. La differenza più importante che riguarda il montaggio è che, se ti rendi conto che hai girato una scena e hai bisogno di fare dei cambiamenti, fermo restando che devi avere le autorizzazioni degli attori, puoi creare delle cose che non sono state girate e che lo sembrano. Nel cinema prima dell’AI arrivavi al montaggio con il materiale e quello ti tenevi. Al massimo erano gli effetti visivi che potevano intervenire. Oggi al montaggio c’è una libertà diversa: non è ancora diffusa ma presto lo sarà. Quando racconti una storia, perché è questo che fa il montaggio, c’è sempre la possibilità di realizzare qualche inquadratura che desideri e che non era stata pensata.

Matteo Garrone lascia sempre inutilizzata una parte di budget per tornare a girare alcune scene. Ora potrebbe girarle in AI?

Il problema è prettamente tecnico e legislativo. Quello che oggi può creare la mdp sul set sono file molto più importanti, malleabili in fatto di correzione di colore. I file che si possono generare in AI non sono ancora ai livelli di quelli creati dalla mdp. Ma credo che sia questione di tempo: quando ho iniziato a studiare l’AI, a fine 2024, avevamo file più piccoli dell’HD, molto complessi e tanti artefatti, problemi e allucinazioni. Oggi otteniamo poche allucinazioni e artefatti, controllabili, ma soprattutto un file con una risoluzione in 4K, che è molto più vicina e assimilabile a quella di una mdp, anche se non a quei livelli. In prospettiva, il film tradizionale, che si continuerà a fare, avrà questa libertà che oggi è ancora da costruire. E forse anche un grande regista invece che andare a rigirare qualche scena deciderà di generarla.

Si ipotizza che il futuro delle produzioni sarà a due velocità: una parte ad alto costo e con più qualità, una parte più economica e fatta con le AI. Che pensi?

Come in tutte le forme d’arte, il fatto di fare cinema dipenderà molto dal desiderio che alcuni artisti hanno di farlo. Nel momento in cui degli autori vogliono realizzare delle storie utilizzando il mezzo del cinema tradizionale, questo si continuerà a fare. È una risposta a un’esigenza, che sarà più artistica e meno commerciale. Chi ha un’esigenza commerciale potrà scegliere di raccontare una storia attraverso uno strumento che può utilizzare lo stesso linguaggio e che costa meno. Ci sarà una generazione di cineasti che porteranno al cinema delle storie con lo strumento del set cinematografico e la macchina da presa: questa cosa andrà avanti e sarà ibridata da nuove soluzioni, che una volta passavano per la CGI e il 3D e passeranno sempre più per l’AI o AI insieme alla CGI. Ci saranno altre generazioni di persone che per raccontare una storia sceglieranno uno strumento che permette di lavorare con team e budget più piccoli ma con lo stesso linguaggio.

Quando hai capito per la prima volta che con l’AI si potevano realizzare delle immagini credibili?

Ho iniziato a studiare l’AI quando sono usciti i primi modelli che permettevano di animare le immagini che creavi e che in maniera più controllata. C’era già stato un primo shock nel vedere che con Midjourney si potevano creare immagini associabili a una certa idea di cinema, che riusciva a replicare tanti stili, in immagini fisse. Scoprire che poi potevano prendere vita era la seconda fase dello shock. E tra l’altro simulando anche dei movimenti di macchina e quindi facendo sì che quell’immagine bidimensionale di fatto potesse avere le caratteristiche di tridimensionalità. Questo significava far muovere i personaggi insieme a una camera virtuale. Si potevano creare le basi per costruire una narrazione visiva, che utilizzasse in parte il linguaggio cinematografico. Dopo qualche mese sono usciti i modelli che permettevano di far parlare i personaggi. E quindi era naturale spingere sempre più il linguaggio per fare un racconto compiuto. Tutta la prima generazione di film in AI erano muti o con il voice over e non è un caso. I primi video con i dialoghi non avevano la qualità visiva dei film muti: il famoso primo reel era così cinematografico perché era muto. I primi con la parola non avevano la capacità di riprodurre la qualità di un film.

Adesso i contenuti video in AI riescono anche a far parlare i personaggi?

Non solo a farli parlare, ma a recitare a livelli molto alti.

Quanto si sono evoluti i mezzi tecnici oltre che la vostra capacità di maneggiarli?

Si sono evoluti tecnicamente, perché oggi generano direttamente in 4K. Con una discreta profondità del colore, che è estremamente ricco. C’è stata un’evoluzione nel comprendere quello che chiedi ed essere capaci di realizzarlo con un notevole sviluppo di mondo. Il mondo ha delle leggi fisiche: sempre di più sono replicabili nei video che questi modelli generano.

Il mercato della pubblicità è un mercato in cui questi contenuti possono funzionare? Come si sta sviluppando la partnership con Haibun?

Abbiamo avuto un ingresso nel mondo pubblicitario sviluppando uno spot per Magnesio Supremo. È molto diverso lavorare per la pubblicità rispetto a un lavoro che puoi fare per il cinema. Il mezzo si presta perfettamente sia all’advertising sia al cinema. Entrambi cercano in questo momento più la possibilità di intervenire su del girato reale, andando a fare delle modifiche con l’AI. Con Haibun abbiamo fatto un lavoro completamente in AI, con modelli oggi già superati. Ogni due tre mesi cambia modello e il lavoro fatto mesi prima appare superato. Quando giri dal vero una macchina da presa di alto livello è attuale per diversi anni. I lavori con l’AI hanno il limite di essere a tempo. Lo spot è stato tecnicamente molto complesso, una sfida quasi impossibile.

L’AI pone anche dei problemi di copyright. Per essere addestrata usa dei prodotti coperti da diritto d’autore, con il rischio di fatto di replicarli. Cosa ne pensi?

Un conto è il mio pensiero, un conto è quello legale. A livello legale ci sono delle regole che si stanno sviluppando. Spesso molti parlano di AI senza sapere di quello che stanno parlando, ed è un problema enorme. Dal mio punto di vista tutto dipende dall’output. Nel momento in cui quello che hai generato è passibile di plagio, è un problema. Se quello che hai generato è del tutto originale e ha solo qualche vaga somiglianza con qualcosa che già esiste, dal punto di vista creativo il problema non sussiste.

di Maurizio Ermisino