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Al tavolo erano presenti, tra gli altri, Sundar Pichai di Google, Dario Amodei di Anthropic, Mark Zuckerberg di Meta, Greg Brockman di OpenAI, Jensen Huang di Nvidia ed Elon Musk di xAI. All’incontro hanno partecipato anche altri esponenti del settore tecnologico, tra cui Jeff Bezos e Satya Nadella.
Dall’incontro è uscito un accordo volontario dedicato alla sicurezza dei cosiddetti ‘frontier models’, i sistemi di AI più avanzati. Il documento, denominato ‘White House Accord on Super Intelligence – Joint Commitment on Frontier Responsibilities’, è stato firmato da Trump e dai sei rappresentanti delle aziende coinvolte.
Quattro livelli di controllo
L’accordo prevede quattro livelli di controlli e verifiche che le aziende si impegnano ad adottare.
- Il primo riguarda controlli interni per monitorare capacità e allineamento dei modelli durante le fasi di sviluppo e implementazione, anche rispetto a rischi come cybersecurity, biosecurity e minacce chimiche. Le aziende dovrebbero inoltre verificare che i propri sistemi non accedano o intervengano in modo non previsto su sistemi tecnici.
- Il secondo livello prevede un team interno dedicato al monitoraggio, incaricato di verificare il funzionamento dei controlli e intervenire quando emergono problemi.
- Il terzo introduce la collaborazione con auditor esterni indipendenti, chiamati a valutare l’efficacia delle misure adottate.
- Il quarto affida a un comitato indipendente del consiglio di amministrazione la supervisione dei risultati delle verifiche.
Le aziende si impegnano inoltre a incontrarsi periodicamente per definire standard e pratiche comuni sulla sicurezza dei sistemi.
Un accordo volontario, non una nuova legge
Il documento non introduce nuovi obblighi di legge. Si tratta di un impegno volontario: Trump lo ha definito ‘morally binding’ e lo ha paragonato, nel corso dell’incontro, a una sorta di costituzione per il settore. Il testo lascia comunque aperta la possibilità che le misure vengano successivamente recepite attraverso leggi o regolamenti.
La natura dell’accordo è uno degli elementi su cui si concentra il dibattito. Alcune testate americane evidenziano come l’iniziativa affidi una parte significativa dei controlli direttamente alle aziende che sviluppano i sistemi, mentre alcuni esperti hanno sollevato dubbi sull’assenza di meccanismi vincolanti e sulle conseguenze in caso di mancato rispetto degli impegni.
Dall’AI alla ‘Super Intelligence’
Nella stessa giornata Trump ha firmato un executive order dedicato alla terminologia utilizzata dal governo federale. Il documento introduce ‘Super Intelligence’ e ‘SI’ come nuovi riferimenti istituzionali per descrivere le tecnologie più avanzate, chiedendo all’amministrazione di elaborare entro 60 giorni una definizione federale del termine e di valutare come questa possa modificare o sostituire le definizioni legislative esistenti di ‘artificial intelligence’.
La Casa Bianca motiva la scelta sostenendo che le capacità degli attuali sistemi avanzati vadano oltre quelle che erano state associate al concetto di intelligenza artificiale quando il termine fu introdotto. Il provvedimento riguarda la comunicazione dell’amministrazione e non modifica, di per sé, le definizioni già previste dalla legge.
Sicurezza e corsa allo sviluppo
L’incontro arriva mentre la crescita delle capacità dei modelli riporta al centro il tema della sicurezza. La discussione riguarda non soltanto l’affidabilità dei sistemi, ma anche la possibilità che agenti AI possano interagire con infrastrutture e sistemi informatici in modi non previsti. Il confronto alla Casa Bianca si inserisce inoltre nella più ampia competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Trump ha ribadito l’importanza di mantenere la leadership americana nello sviluppo dell’AI, mentre l’accordo cerca di affiancare alla velocità di sviluppo un sistema condiviso di controlli da parte delle aziende.
di Monica Gianotti