Punti di vista

Wingstop apre in via Dante 16 a Milano. La comunicazione a Bee Communication. Ufficio stampa, M&C Saatchi PR

Come annunciato nella nostra intervista a Joe ed Ethan Bastianich in occasione dell’apertura del temporary milanese dello scorso febbraio, Wingstop inaugura il suo primo store in Italia, in via Dante 16 a Milano. Per il brand americano delle chicken wings è il passaggio dal test allo sviluppo, che nel nostro paese punta ad arrivare a 50 ristoranti in 10 anni

Federico Gaggio, founder Bee Communication è stato nominato Chief Marketing Officer di Wingstop Italia. Per il 2026 l’investimento in comunicazione è di 200.000 euro.

Da ristorante a brand culturale

È un modello che Wingstop (la catena è nata in Texas nel 1994 e oggi ha oltre 3.000 ristoranti nel mondo) ha già sviluppato sul mercato internazionale e che in Italia viene tradotto puntando soprattutto sulla costruzione di una community. La scelta non è quella di affidarsi soltanto ai grandi influencer, ma di lavorare con artisti, musicisti, creator e talenti emergenti, facendoli diventare parte del percorso del marchio. “Wingstop non è un brand che comunica un prodotto, costruisce un universo culturale nel quale le persone desiderano riconoscersi” spiega Gaggio. Bee Communication ha curato l’interior branding, gli asset grafici, la campagna outdoor, gli eventi, le performance artistiche e i DJ set previsti per l’apertura di questa sera 9 settembre. Ufficio stampa a M&C Saatchi PR.

Milano si veste di Wingstop

Il lancio ha coinvolto sin da subito la città. Dal 4 settembre oltre 100 impianti pubblicitari nelle principali stazioni della metropolitana milanese ospitano la campagna ‘Wingstop Nonna’s’, sviluppata intorno al concept There’s Always Time for Something New. La campagna arriva anche nella stazione Cairoli, scale mobili, atri e percorsi sono stati personalizzati in una vera e propria station domination che accompagna il pubblico verso via Dante.

La sfida di Wingstop

Il prodotto è solo una parte dell’esperienza. “Il food oggi non può più limitarsi a raccontare ciò che si mangia. Un marchio cresce quando riesce a costruire un immaginario, una cultura e una community attorno alla propria proposta”.