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Se il funerale era il modo più spettacolare per dichiarare la fine di un ciclo, il tema oggi è cosa viene dopo. La scommessa di ARTEFICEGROUP non è solo crescere ancora, o ampliare il perimetro dei servizi, piuttosto incidere sulla percezione che il mercato ha del suo valore. Perché oggi non è più semplicemente un gruppo con competenze complementari, ma un interlocutore complesso, capace di accompagnare il brand nella costruzione della propria identità e nella sua traduzione concreta, mantenendo salda la visione complessiva del progetto.
La creatività come funzione trasversale
In un mercato dove le specializzazioni aumentano e i touchpoint si moltiplicano, il valore non sta necessariamente nell’aggiungerne di nuove, ma di saperle mettere tutte al servizio di una stessa idea. Non a caso l’arrivo di Stefano Cucinotta, come responsabile di una creatività che trasversalmente sa leggere complessivamente i progetti. “nelle mie precedenti esperienze ho sempre visto una fetta del percorso – spiega Cucinotta –. Qui mi sono reso conto di avere una visione molto più ampia. Qualunque brand, progetto già esistente, oppure prospect, può avere all’interno la potenzialità massima, l’intero ciclo creativo che poi si traduce anche in produttivo”.
Parola chiave per i brand: coerenza
La moltiplicazione dei canali ha prodotto un effetto paradossale, le marche hanno molte più occasioni per parlare, ma anche molte di per contraddirsi. “Il cliente ha bisogno di coerenza – sottolinea Licandro – ma non deve diventare uniformità. Ed è qui che la creatività torna ad avere una funzione strategica. Mantenere riconoscibile una marca nei diversi contesti non significa replicare lo stesso linguaggio ovunque, ma declinarne l’identità senza perderne il senso.
L’AI? Sì, ma non per fare tutti la stessa cosa
Potrebbe, infatti, divenire persino ‘la prossima lapide’ (nell’evento del funerale ce ne sono state tante quanti i trend della comunicazione ormai morti), se cavalcata senza una direzione. Il punto, dunque è governarla. Nel modello di arteficegroup l’AI viene letta come uno strumento che può entrare già nelle fasi iniziali del processo creativo, contribuendo a capire come un’idea potrebbe essere percepita prima ancora di arrivare alla sua forma definitiva. Non per togliere spazio alla creatività, dunque, ma per aggiungere una dimensione di verifica e di previsione al processo. È una distinzione importante, perché sposta il discorso dall’AI come generatore di contenuti all’AI come strumento di progettazione. E soprattutto pone una domanda che nei prossimi anni sarà centrale: come utilizzare una tecnologia capace di produrre infinite varianti senza finire per produrre infinite volte la stessa estetica?
Dai prossimi mesi ai prossimi trent’anni
Come anticipato, il risultato dei primi sei mesi del 2026 parla di un +15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma il numero, nella lettura di Licandro, non è un punto d’arrivo: “Siamo molto contenti della risposta del mercato. Per noi evoluzione significa consolidare il rapporto con i clienti, consolidare le nostre attività ed evolvere in funzione delle nuove esigenze del mercato”. Il futuro resta quindi volutamente aperto. Arteficegroup non considera necessariamente concluso il proprio perimetro, sono allo studio anche possibili acquisizioni di altre realtà, ma sula loro natura per ora nulla trapela, se non nella logica che è sempre quella di capire quali competenze possano aumentare il potenziale del sistema.