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Politica internazionale e percezione dei conflitti
Dal punto di vista della politica internazionale, emerge una diffusa contrarietà alle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele in Iran: il 57% degli intervistati le giudica non giustificate, contro il 27% che le ritiene giustificate. Questa opposizione è particolarmente marcata in paesi come Italia (72%) e Spagna (69%). Al tempo stesso, il livello di preoccupazione per i conflitti è molto elevato: l’86% degli europei si dichiara angustiato per la guerra in Iran e il 79% per quella in Ucraina.
Atteggiamento verso il coinvolgimento militare
Nonostante l’elevata preoccupazione, vi è una chiara riluttanza a un coinvolgimento diretto dell’Europa nei conflitti guidati dagli Stati Uniti. La maggioranza degli intervistati si oppone infatti a diverse forme di supporto militare: il 53% è contrario all’invio di navi da guerra, il 56% all’uso di basi europee, il 65% alla fornitura di armi e il 70% alla partecipazione diretta ad attacchi militari.
Energia e politiche climatiche
Sul piano energetico e climatico, la crisi legata al conflitto in Iran divide l’opinione pubblica. Il 49% ritiene che l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili debba rafforzare le politiche climatiche e le energie rinnovabili, mentre il 33% sostiene che le politiche di riduzione delle emissioni debbano essere indebolite perché penalizzano imprese e produzione.
Difesa e spesa militare
Per quanto riguarda la difesa, si osserva un orientamento favorevole a un rafforzamento degli investimenti: il 67% degli europei sostiene un aumento della spesa militare, sebbene con intensità diverse. Tuttavia, la modalità di finanziamento preferita è il ricorso a debito comune europeo (46%), mentre soluzioni come aumento delle tasse (7%) o tagli al welfare (16%) raccolgono consensi più limitati.
Sostegno al multilateralismo
Un elemento rilevante è il forte sostegno alle organizzazioni multilaterali: l’81% considera importante preservare il ruolo della NATO e l’80% quello delle Nazioni Unite. Percentuali inferiori ma comunque significative si registrano per il G7 (68%) e per organismi legati al processo di pace in Palestina (59%).
Le principali preoccupazioni degli europei
Tra le principali preoccupazioni emergono soprattutto fattori economici: l’aumento dei prezzi e dell’inflazione è indicato dal 44% degli intervistati, seguito dal rischio di una nuova crisi economica (30%) e dalle tensioni internazionali (24%). Rilevanti anche la possibilità di un conflitto nel proprio paese (23%) e il tema dell’immigrazione (20%), mentre il cambiamento climatico si attesta al 14%.
Riforme istituzionali dell’Unione Europea
Sul piano istituzionale, il 71% degli intervistati si dichiara favorevole ad abbandonare il principio dell’unanimità nelle decisioni dell’UE, a favore di un sistema più flessibile basato su coalizioni di paesi.
Energia e rapporti con la Russia
Per quanto riguarda il futuro delle relazioni energetiche, il 49% degli europei sarebbe favorevole a riprendere le importazioni di gas russo in caso di fine della guerra e ritiro delle truppe, mentre il 32% si oppone.
Autonomia strategica e digitale
Parallelamente, emerge una forte spinta verso l’autonomia strategica: il 66% ritiene che l’UE debba sviluppare una propria infrastruttura digitale, anche a costo di rallentare i progressi nel breve periodo.

Opinioni su regolazione e società
In ambito sociale e normativo, si registra un ampio consenso per alcune misure regolatorie. L’80% degli intervistati è favorevole a limitare l’accesso ai social media per i minori di 16 anni, mentre il 51% sostiene il divieto di utilizzare termini legati alla carne per prodotti vegetali, ritenuti potenzialmente fuorvianti.
Priorità economiche e mercato unico
Sul piano economico-industriale, gli europei indicano come priorità per il rafforzamento del mercato unico i mercati energetici (56%), seguiti dall’industria della difesa (30%) e dai mercati finanziari (27%).
Materie prime e strategie industriali
Per quanto riguarda l’accesso alle materie prime critiche, le preferenze risultano distribuite: il 23% sostiene lo sviluppo interno, il 23% il riciclo, il 21% l’innovazione per ridurne l’uso e il 19% la diversificazione delle importazioni. Non emerge quindi una strategia dominante.