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Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Doxa, e Paolo Lugiato, Direttore Generale Auditel, nel raccontare la ricerca lo hanno sottolineato: non una televisione ‘contro’ il digitale, ma immersa in ecosistema ibrido, fatto di streaming, on demand, piattaforme, antenna tradizionale, schermi multipli e consumi sempre più personalizzati. Pensate che oltre 9 giovani su 10 che possiedono una smart TV la collegano ancora all’antenna.
I giovani non scappano dalla TV, la portano con sé
La ricerca fotografa tre grandi categorie di italiani tra i 18 e i 34 anni: chi vive ancora nel ‘nido’, cioè nella famiglia d’origine, chi è uscito di casa ma vive da indipendente, chi ha creato un nuovo nucleo familiare. Quando i ragazzi restano nella casa dei genitori usufruiscono di un ecosistema tecnologico già consolidato. Quando ‘spiccano il volo’ alleggeriscono i consumi, diventano più mobili, più fluidi, più legati allo smartphone. Ma quando costruiscono una nuova famiglia la televisione torna centrale. Non solo aumentano le smart TV, ma crescono le dimensioni degli schermi, la qualità dell’esperienza domestica, aumentano i televisori 4K. Il salotto torna ad essere luogo di visione collettiva. Una sorta di home cinema contemporaneo.
Dentro l’incertezza, la casa torna rifugio
Nel dibattito emerso durante la presentazione del rapporto, il quadro sociale è apparso chiarissimo. Pandemia, guerra in Ucraina, instabilità internazionale, salari stagnanti, difficoltà economiche e precarietà hanno generato un diffuso senso di disorientamento. In questo scenario, la casa torna ad essere uno spazio di protezione. E la televisione, intesa come esperienza domestica di qualità, assume un nuovo significato. Non è solto intrattenimento, è comfort, condivisione, gratificazione accessibile specie in un momento storico in cui in molti devono rinunciare ad altro.
Il modello è ibrido
I giovani vogliono tutto. Vogliono l’on demand ma anche il lineare. Netflix ma anche l’antenna. La libertà della scelta ma pure l’esperienza condivisa dell’evento televisivo. È un utilizzo profondamente ibrido, che cambia il modo in cui broadcaster e piattaforme dovranno pensare i propri contenuti per ingaggiare questi target. Il tema, infatti, oggi non è più soltanto esserci, ma farsi scegliere. Nell’era dell’abbondanza, il valore del brand. Durante il confronto a margine della ricerca, è emerso come la moltiplicazione dell’offerta rende sempre più difficile distinguersi, facendo tornare centrale il valore del brand editoriale. Certo, ‘content is king’, ma da solo non basta più. In un ecosistema saturo, la riconoscibilità diventa decisiva. I giovani selezionano. Sono più esigenti. Più abituati alla personalizzazione. Più sensibili alla qualità percepita. Questo significa che broadcaster e piattaforme dovranno investire sempre di più in identità, affidabilità, linguaggio, capacità di interpretare il presente. La sfida non è soltanto tecnologica. È culturale. Chi riuscirà a costruire un rapporto di fiducia con il pubblico giovane avrà un vantaggio competitivo.
I broadcaster diventano streamcaster
I servizi streaming dei broadcaster tradizionali hanno più che raddoppiato gli utenti giovani dal 2019 a oggi. È il segnale più evidente che il mondo televisivo tradizionale non è stato cancellato dal digitale, ma si sta trasformando. Non esistono più confini netti. La TV generalista entra nello streaming. Le piattaforme ragionano da editori. I broadcaster diventano streamcaster. E’ probabile che nei prossimi anni la vera competizione si giochi proprio sulla capacità di offrire esperienze integrate, personalizzate ma anche autorevoli.
Giovani e autonomia, il grande tema politico
La ricerca racconta anche un’altra verità italiana. Sei giovani su dieci vivono ancora nella famiglia d’origine. Dietro questo dato non c’è soltanto una questione culturale. Ci sono affitti insostenibili, salari bassi, precarietà lavorativa, difficoltà nel costruire autonomia. Ed è qui che il rapporto si trasforma inevitabilmente in una riflessione politica. Perché se davvero vogliamo ‘tornare ad occuparci dei giovani’, allora il tema non può fermarsi ai consumi mediali. Serve un Paese capace di dare ai ragazzi la possibilità concreta di costruire il proprio futuro. Che poi fa rima anche con crollo delle nascite e Italia che invecchia.
Raccontare l’Italia delle eccellenze
Detto ciò, e senza mai voler nascondere i problemi evidenti che vive inostro Paese, varrebbe anche la pena di fare conoscere le sue eccellenze, spesso trascurate. Ad esempio, siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa e ai vertici mondiali dell’export in moltissimi settori produttivi. Siamo ai primi posti per raccolta differenziata dei rifiuti e possediamo un patrimonio culturale unico, così come un capitale sociale straordinario, fatto di centinaia di migliaia di organizzazioni non profit e milioni di persone che svolgono attività di volontariato, È una riflessione che riguarda inevitabilmente anche il mondo dei media e della comunicazione. In una fase storica segnata da disorientamento e fragilità, raccontare soltanto scenari negativi o mondi artificiali rischia di aumentare la distanza con il pubblico. La sfida, invece, è costruire un racconto più credibile, più vicino alla realtà delle persone e capace anche di valorizzare ciò che nel Paese continua a funzionare.
I must have concettuali
Il Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa (il primo si era concentrato sugli over 65 con il titolo ironico ‘Anziano sarà lei’) dimostra a chiare lettere come i giovani devono continuare a interessare alla Tv perché target rilevante. Sono selettivi, più difficili da conquistare e più liberi. La sfida sarà dunque quella di meritarsi la loro attenzione. Abituati a piattaforme, streaming e consumo personalizzato, difficilmente torneranno indietro. Broadcaster e piattaforme dovranno quindi imparare sempre di più a segmentare il pubblico, interpretarne i bisogni e costruire offerte riconoscibili.
di monica lazzarotto
Il dettaglio dei dati del Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Dox
La Ricerca di Base Auditel è una delle più grandi indagini probabilistiche italiane. Ogni anno vengono estratti oltre 500.000 indirizzi distribuiti in maniera capillare su tutto il territorio nazionale. Le famiglie intervistate sono circa 20.000, mentre le interviste individuali sono circa 14.000. La metodologia è face-to-face: gli intervistatori specializzati visitano direttamente le abitazioni, osservano i device presenti e verificano anche i canali effettivamente visibili. L’obiettivo è costruire una fotografia aggiornata e realistica della popolazione italiana, delle sue caratteristiche socio-demografiche e delle sue dotazioni tecnologiche.
Gli schermi in Italia
Nel 2025 gli schermi presenti nelle case italiane sfiorano quota 123 milioni.
Nel dettaglio:
– 50,6 milioni di smartphone
– 44,3 milioni di televisori
– 25,4 milioni di Smart TV
– 18,9 milioni di televisori tradizionali
– 20,4 milioni di computer fissi e portatili
– 7,5 milioni di tablet
Ogni famiglia italiana possiede mediamente:
– 1,8 televisori
– 3,2 secondi schermi tra smartphone, pc e tablet
Accanto ai televisori si è sviluppato quindi un ecosistema domestico composto da 78,5 milioni di “secondi schermi”.
TV connesse e digitalizzazione
Le TV connesse raggiungono il 61% del totale del parco televisivo italiano.
Le Smart TV rappresentano il 57% del totale dei televisori presenti nelle abitazioni italiane.
Rispetto al 2024:
– le TV connesse crescono dell’8%
– le Smart TV crescono del 9%
Il 94% delle famiglie italiane accede a Internet.
Solo il 67% dispone però di banda larga domestica.
Il 25% delle famiglie accede alla rete esclusivamente tramite smartphone, segnale di un’infrastruttura digitale ancora incompleta in una parte del Paese.
Il quadro demografico
La popolazione giovanile italiana continua a ridursi.
Rispetto al 2015, i giovani tra 18 e 34 anni sono diminuiti di circa 900.000 unità.
Distribuzione per età:
2015:
– 0-17 anni: 10,2 milioni
– 18-34 anni: 11,2 milioni
– 65+: 13 milioni
2025:
– 0-17 anni: 8,9 milioni
– 18-34 anni: 10,3 milioni
– 65+: 14,4 milioni
Il rapporto evidenzia come denatalità e invecchiamento abbiano modificato profondamente la struttura della popolazione italiana.
Tre cicli di vita dei giovani
La ricerca distingue tre diverse condizioni di vita dei 18-34enni:
1. Giovani ancora nel nido familiare:
rappresentano il 63% del totale.
2. Giovani indipendenti:
rappresentano il 62% di coloro che hanno lasciato casa.
3. Nuovi genitori:
rappresentano il 38% di chi ha lasciato il nido.
Età media:
– 24,1 anni per chi vive ancora in famiglia
– 28,8 anni per i giovani indipendenti
– 30,7 anni per chi ha già formato una famiglia
Le famiglie dei giovani italiani
Le famiglie con giovani 18-34enni si dividono in:
– 4,6 milioni di “nidi che non si svuotano”
– 1,4 milioni di “giovani in volo”
– 540.000 “nidi giovanissimi”
I nidi che non si svuotano:
– hanno in media 3,6 componenti
– nel 50% dei casi hanno 4 componenti o più
– il 40% dei giovani è studente
– il 20% è laureato
– il 42% appartiene a classi socioeconomiche alte o medio-alte
I giovani in volo:
– hanno nuclei da 1,8 componenti medi
– il 38% vive da solo
– il 45% vive in coppia
– il 17% coabita
– il 38% è laureato
– il 36% appartiene alle classi socioeconomiche medio-basse e basse
I nidi giovanissimi:
– hanno in media 3,4 componenti
– il 61% ha un solo figlio
– il 39% ha due o più figli
– il 13% dei giovani è laureato
– il 51% appartiene alla classe socioeconomica media
La presenza della TV nelle famiglie
Il televisore continua a essere presente nella quasi totalità delle famiglie italiane.
Famiglie con TV:
– 98% nei nidi che non si svuotano
– 82% nei giovani in volo
– 98% nei nidi giovanissimi
– 98% nei nidi più adulti
– 96% nel totale delle famiglie
Numero medio di TV:
– 1,9 nei nidi che non si svuotano
– 1,2 nei giovani in volo
– 2 nei nidi giovanissimi
– 2,1 nei nidi più adulti
Il dato più interessante riguarda il ritorno della TV quando i giovani formano una nuova famiglia: i No TV scendono infatti al 2%.
Smart TV e qualità degli schermi
Le famiglie giovani investono soprattutto in Smart TV.
Famiglie con almeno una Smart TV:
– 69% nei nidi che non si svuotano
– 80% nei giovani in volo
– 88% nei nidi giovanissimi
– 88% nei nidi più adulti
– 87% totale famiglie
Famiglie con più di una Smart TV:
– 28% nei nidi che non si svuotano
– 38% nei giovani in volo
– 51% nei nidi giovanissimi
– 24% nei nidi più adulti
– 41% totale famiglie
I giovani investono anche nella qualità:
TV oltre i 50 pollici:
– 36% nei giovani in volo
– 30% nei nidi giovanissimi
– 19% media nazionale
TV 4K:
– circa 4 televisori su 10 nei nuclei giovani
TV, antenna e consumo ibrido
Le famiglie giovani utilizzano una fruizione fortemente ibrida.
TV connesse a Internet:
– 64% nei nidi che non si svuotano
– 70% nei giovani in volo
– 71% nei nidi giovanissimi
– 71% nei nidi più adulti
– 51% media nazionale
TV collegate all’antenna:
– 96% nei nidi che non si svuotano
– 97% nei giovani in volo
– 93% nei nidi giovanissimi
– 97% nei nidi più adulti
– 88% media nazionale
Il dato conferma che i giovani non scelgono tra streaming e lineare: vogliono entrambe le modalità di fruizione.
DVBT2 e HEVC
Le famiglie giovani sono più aggiornate tecnologicamente rispetto alla media nazionale, ma nemmeno loro sono completamente attrezzate per il nuovo standard televisivo.
Famiglie dotate di DVBT2:
– 86% nei nidi che non si svuotano
– 88% nei giovani in volo
– 95% nei nidi giovanissimi
– 89% nei nidi più adulti
– 82% media nazionale
Famiglie dotate di tecnologia HEVC:
– 83% nei nidi che non si svuotano
– 86% nei giovani in volo
– 92% nei nidi giovanissimi
– 85% nei nidi più adulti
– 76% media nazionale
Connessione e device digitali
Il 21% dei giovani in volo utilizza una connessione solo da smartphone.
Il dato scende al 14% nei nidi giovanissimi.
Famiglie con banda larga:
– 87% nei nidi che non si svuotano
– 73% nei giovani in volo
– 81% nei nidi giovanissimi
– 83% nei nidi più adulti
– 67% totale famiglie
I giovani in volo risultano anche quelli con il più alto rapporto tra schermi connessi e numero di componenti della famiglia.
OTT, streaming e BVOD
La presenza delle piattaforme OTT è molto forte nelle famiglie giovani.
Famiglie con almeno un servizio OTT:
– 57% nei nidi che non si svuotano
– 65% nei giovani in volo
– 56% nei nidi giovanissimi
– 63% nei nidi più adulti
– 40% totale famiglie
Numero medio di servizi OTT:
– 1,8 nei nidi che non si svuotano
– 2,1 nei giovani in volo
– 1,9 nei nidi giovanissimi
– 1,9 nei nidi più adulti
Il 19% dei giovani in volo utilizza tre o più servizi OTT.
Cresce in maniera fortissima anche il BVOD.
Utenti BVOD:
– dal 13% al 28% nei nidi che non si svuotano
– dal 20% al 48% nei giovani in volo
– dal 4% al 29% nei nidi giovanissimi
La crescita dei broadcaster video on demand risulta superiore anche alla media delle piattaforme.