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YouTube ha annunciato l’estensione della propria tecnologia di likeness detection all’industria dell’intrattenimento, rendendola disponibile a talent agency, società di management e celebrity. L’aggiornamento, comunicato ufficialmente lo scorso 21 aprile, rappresenta un’evoluzione di uno strumento già esistente, ora portato su scala più ampia per rispondere alla crescente diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
Come funziona il sistema
La tecnologia si basa su un principio simile a quello di Content ID. Il sistema è in grado di individuare contenuti generati con l’AI che riproducono l’aspetto di una persona, come nel caso dei deepfake, e segnalarli al diretto interessato. Una volta identificato il contenuto, l’utente o chi lo rappresenta può valutarlo e, se ritenuto in violazione delle linee guida della piattaforma, richiederne la rimozione. Il controllo resta quindi in capo al soggetto coinvolto, senza automatismi nella cancellazione dei contenuti.
Il ruolo delle agenzie
L’estensione del tool è stata sviluppata con il supporto di alcune delle principali realtà del settore, tra cui Creative Artists Agency, United Talent Agency, William Morris Endeavor e Untitled Management. La collaborazione con le agenzie ha contribuito a definire modalità di utilizzo più aderenti alle esigenze dei talent, in particolare per quanto riguarda la gestione e il monitoraggio dell’immagine in un contesto digitale sempre più complesso.
Accesso anche senza canale YouTube
Uno degli elementi più rilevanti è che lo strumento sarà accessibile ad attori e personaggi famosi indipendentemente dalla presenza di un canale attivo sulla piattaforma. Questo consente di ampliare il perimetro di utilizzo, trasformando la likeness detection in uno strumento di tutela dell’identità digitale più ampio rispetto alla sola attività di publishing.
Quando i deepfake diventano un problema per Hollywood
La decisione di YouTube arriva in un momento in cui l’industria dell’intrattenimento sta già facendo i conti con la diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale e, in particolare, dei deepfake che utilizzano la somiglianza degli attori senza autorizzazione. Un caso diventato simbolico è quello del video virale in cui Tom Cruise e Brad Pitt vengono rappresentati in un combattimento su un grattacielo, realizzato con strumenti di AI e rapidamente circolato online in più versioni. La clip ha contribuito a riaccendere il dibattito sull’uso non autorizzato delle immagini delle star e sulla difficoltà di distinguere tra contenuti creativi, fan-made e materiali potenzialmente ingannevoli
Il tema, però, va oltre il singolo episodio. Come sottolineato anche dalla Motion Picture Association in occasione della diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, la proliferazione di deepfake e materiali AI solleva questioni sempre più urgenti legate alla protezione del copyright e alla gestione della reputazione degli attori. Non a caso, alcune figure dell’industria hanno iniziato a esprimere preoccupazione in termini molto diretti. Lo sceneggiatore Rhett Reese, commentando la diffusione dei video AI, ha sintetizzato il clima di incertezza con una frase diventata virale: “Probabilmente per noi è finita”.
Il punto centrale, emerso anche nel dibattito tra studi, agenzie e piattaforme, è che la tecnologia non si limita più a imitare contenuti esistenti, ma può replicare in modo credibile volti e identità, rendendo più complesso il controllo dell’immagine pubblica. In questo scenario, strumenti come la likeness detection vengono sempre più letti dall’industria non solo come un’estensione del copyright, ma come una nuova forma di tutela della persona nell’ambiente digitale.
Solo qualche settimana fa youtube aveva esteso il tool anti deep-fake anche a politici e giornalisti.