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Roma: lo storico Cinema Fiamma riapre. I cinema creano cultura. Fermiamo la chiusura delle sale

Un cinema che riapre è sempre una fantastica notizia. Ancora di più se è lo storico Fiamma di Via Bissolati, a due passi da Via Veneto, il cinema casa delle anteprime di La dolce vita e 8 e ½ di Fellini, della prima edizione dei David di Donatello e del club, l’Open Gate, che voleva dire incontro
Cinema Fiamma concept - ©Alvisi Kirimoto

Non a caso, il nuovo Fiamma sarà un hub culturale e multifunzionale con spazi commerciali a supporto. Ci sarà la sala principale con 165 posti al piano terra, una seconda sala con 70 (la vecchia galleria del cinema) al secondo piano (con proiettore 35mm per le visioni in pellicola), un Teatro Ristorante, e molto altro. I piani superiori ospiteranno spazi dedicati alla formazione, alla didattica e alle professioni del cinema per un totale di 77 posti. I lavori inizieranno ad agosto, e si conta di completare i locali del cinema in 12-18 mesi (gli altri locali saranno pronti in un secondo momento).

L’investimento per il recupero è di 12 milioni di euro

Il prezzo per l’acquisto 3 milioni e 100mila euro, lo stesso per cui lo aveva acquistato anni fa il Centro Sperimentale di Cinematografia. È un progetto di rigenerazione e rifunzionalizzazione nato dalla collaborazione tra Gianluca Giannelli e Fabia Bettini dell’Associazione Culturale PlaytownRoma, da oltre vent’anni impegnati nella promozione del cinema e dell’audiovisivo con Alice nella città, il Gruppo Caroli che ha acquisito l’immobile e ha affidato loro la gestione e direzione artistica, e lo studio di architettura Alvisi Kirimoto. Il progetto è stato presentato oggi a Roma, al Museo MACRO di Via Nizza.

Il luogo del cinema italiano

Il Fiamma è stato il luogo del cinema italiano. Tornerà ad esserlo e ad essere molto di più. “La parola più importante è coesione, ricostruzione, rete” ha esordito oggi Fabia Bettini. “La parola demolire non va usata. È molto più semplice dire ricostruire. Si può fare quando si ha una volontà comune: anche se non sempre si parte da posizioni identiche, ci sono convergenze. Si possono trovare tanti interlocutori e tanti incontri”.

Uno spazio unico di 2850 metri quadri

Non si tratta soltanto di un intervento di ricostruzione e riqualificazione, ma anche di una vera e propria ricucitura urbana. Spazi che nel tempo erano stati separati — l’Open Gate, il cinema Fiamma e la sala Fiammetta — sono stati riunificati dalla proprietà in un unico complesso di 2.850 metri quadrati. L’obiettivo è recuperare la visione originaria dell’architetto Marcello Piacentini: creare uno spazio di accoglienza all’interno del quale trovi posto anche una sala cinematografica. Nel corso degli anni l’immobile aveva subito divisioni e trasformazioni; il progetto manterrà l’attuale articolazione degli ambienti, ristabilendo però la connessione tra le diverse parti dell’edificio.

Un luogo aperto alle persone

Il Fiamma sarà un cinema d’essai, le nuove uscite, un cinema del presente e del passato, attento anche ai cortometraggi e alle produzioni indipendenti, soprattutto europee, con uno sguardo alle opere in lingua originale e alle cinematografie asiatiche. Il palinsesto includerà rassegne, retrospettive, anteprime e incontri con autori, favorendo un dialogo diretto con il pubblico. Non sarà un luogo dove bisogna pagare per entrare. Ma dove si potrà accedere per studiare, per lavorare, dare vita a startup, incontrare professionisti del cinema. E, se si vuole, pagare poi un biglietto per vedere un film. Al piano interrato ci sarà il Teatro Ristorante (ex sala Fiammetta), ambiente immersivo e flessibile per eventi e performance dal vivo. Attorno si sviluppano la Biblioteca del Cinema (40 postazioni e 3 cubicles audio-video), una sala cinema da 15 posti, tre spazi per editing e post-produzione, oltre a ristorante-club e aree espositive che intrecciano programmazione e convivialità.

La questione delle sale a Roma è molto sentita

Quello che ha permesso l’acquisto del Fiamma è frutto una partecipazione privata e un dialogo pubblico-privato “È un progetto dove tutto sembra funzionare” ha spiegato Massimiliano Smeriglio, Assessore alla cultura del Comune di Roma Capitale. “C’è stata una bella modalità di confronto che ha tracciato una strada corretta per riprendere la questione delle sale che a Roma era molto sentita” ha aggiunto Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio. “Erano dei fantasmi urbani con cui la città si era abituata a convivere”. Gli spazi degli ingressi di via Bissolati e di via San Nicola da Tolentino saranno uniti dando vita a un foyer più grande. E verrà riaperta a scala che porta dal piano terra al piano -1 verso gli spazi dell’ex Open Gate – che già negli anni Sessanta erano stati separati da quelli del cinema – creando un attraversamento verticale che rende lo spazio uno spazio unico.

Una nuova generazione di spettatori

Il nuovo Cinema Fiamma si configura come un laboratorio aperto dedicato a una nuova generazione di spettatori: studenti, scuole di cinema, giovani autori, festival e realtà indipendenti. Un luogo di visione, formazione e incontro, capace di attivare diverse forme di partecipazione. “La nuova generazione ha sensibilità e necessità diverse rispetto al tempo in cui questi spazi sono stati pensati” riflette Gianluca Giannelli. “C’è un’etica diversa, più radicale, soprattutto nel pubblico più giovane a cui prestare ascolto. È un approccio che trova solide basi nell’esperienza maturata in oltre venticinque anni di Alice nella Città, che contribuirà a orientare e dare impulso a questa visione”.

Non un cinema, ma un sistema

Riaccendere il Cinema Fiamma significa restituire luce non solo a una sala, ma a un intero paesaggio urbano e culturale. Un luogo che torna a vivere come spazio condiviso, capace di generare connessioni, visioni e comunità. Un possibile motore di un Distretto del Cinema nel quartiere Ludovisi, fondato sulla collaborazione tra le sale indipendenti del territorio e sulla pluralità dei linguaggi e dei pubblici. Non resta che attendere il momento, che già sogniamo, in cui saremo in una di quelle sale e si spegneranno le luci.

di Maurizio Ermisino