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Ciak, il mensile di cinema torna in edicola, il cartaceo vale come promozione all’immagine del brand

Ciak è tornato. È diverso nella forma, è diverso nel ponte di comando. Domenico Marasco è il Direttore Generale e Direttore Responsabile, Casimiro Lieto è il Direttore Editoriale. Oggi che i giornali cartacei sono sempre di meno, Ciak diventa un ibrido: c’è la rivista, ma ci sono web, social, eventi
Presentazione nuovo Ciak

Lo sapevate che la serie Euphoria non ottiene la maggior parte dei ricavi dalla distribuzione, ma che il 63% dei guadagni arriva da un brand di make up integrato nella serie? Lo sapevate che in Francia non finanziano il cinema con il tax credit, ma con l’11% del prezzo del biglietto, pagato dagli spettatori? Sono cose che potete apprendere leggendo il nuovo Ciak, che vuole avere al mondo del cinema un approccio più legato all’industry.  Dopo una pausa di un mese, Ciak, lo storico mensile di cinema fondato nel 1985, è tornato. È diverso nella forma, è diverso nel ponte di comando: Domenico Marasco è il Direttore Generale e Direttore Responsabile, Casimiro Lieto è il Direttore Editoriale Oggi che i giornali cartacei sono sempre di meno, Ciak, orgogliosamente, diventa un ibrido: al centro c’è la rivista, con un formato che passa da 28 x 22 cm a 25 x 38, un formato “francese”, con 68 pagine. Ma ci sono il web, i social, gli eventi. Marasco, lo dice chiaramente: il nuovo format non è una scelta estetica, ma è una scelta economica. Costa meno della metà di prima. Ciak è stato presentato ieri a Roma, alla Casa del Cinema. Uno storico mensile cartaceo che torna in un’era digitale si apre a molte domande. Tra quelle che ha fatto il moderatore Oscar Cosulich, storica firma della rivista, e quelle a cui ha risposto Marasco a YouMark, proviamo a rispondere agli interrogativi che pone un’operazione come questa

Quanto in un mondo in cui tutto è on line c’è ancora bisogno di un prodotto cartaceo?

Marasco: I giornali, le persone, i prodotti devono esistere se c’è un contenuto intrinseco. Se c’è un contenuto, può vivere su una pagina Instagram, in televisione. O su un giornale cartaceo. Il giornale cartaceo che c’era prima aveva dei costi insormontabili: sono stato chiamato per risanare i conti. E i conti sono in ordine da ieri. Se prima c’era un prodotto che costava un euro e oggi costa 40 centesimi. Se prima non c’era attenzione per le edicole e ora c’è. Sono andato dal signor Giometti quello delle multisale per chiedere: lo venderesti dentro le tue sale? È il prodotto cartaceo che dà autorevolezza al contenuto. Se esco con una bella intervista e finisce sulla scrivania giusta non sparisce. Rimane. Le testate come il Corriere Della Sera il Washington Post che hanno un brand storico sono sopravvissute.

Qual è il vostro modello di business? Quanto dei ricavi verrà dalle vendite e quanto dalla pubblicità?

Marasco: Se distribuito bene il cartaceo vale come promozione all’immagine del brand. I brand di moda hanno il negozio a Via Monte Napoleone: non ci guadagnano, ma non lo chiudono. Pensiamo che i ricavi arriveranno per il 50% dalla pubblicità e per il 50% dalla vendita delle copie. I nostri ricavi arriveranno da una scuola del cinema che vogliamo fare, la Ciak Academy, da eventi e masterclass, dal progetto Ciak Advisor. Puntiamo a realizzare nel 2027 600, 700mila euro e di arrivare nel 2028 a un milione e mezzo, due milioni di ricavi.

Il cinema oggi attrae i brand?

Marasco: Credo che il futuro per i produttori e i film sia quello di legarsi ai dei brand, perché con la distribuzione internazionale dei film il brand può trarre vantaggio. Ci sono marchi che si sono legati indissolubilmente al cinema, come Omega e BMW con 007, o Prada con Il Diavolo Veste Prada. Oggi il mondo dei brand non deve fare solo lo spot, la tabellare, il banner, ma veicolare messaggi e valori. E li veicoli attraverso i contenuti. I film saranno sempre più merce culturale per attirare soprattutto i millennials, che i brand fanno fatica a raggiungere. E un marchio come Ciak è importante per chi deve investire.

Come è stato gestito il passaggio dalla vecchia alla nuova proprietà?

Marasco: Non sono stato ad Harvard. Sono cresciuto con Berlusconi e Cairo. Non ci vuole la laurea per vedere se un’azienda sta male. Un uomo di buonsenso capisce che ci sono dei rubinetti che perdono acqua e li chiude. Dopo 15 giorni i costi mensili sono stati diminuiti di ben 80mila euro al mese. Non ho fatto tagli che non fanno andare avanti l’azienda. Ho fatto tagli mirati e preso gente del mestiere che sa fare il suo lavoro a prezzi giusti. Se non mi posso permettere una sede non la tengo. L’azienda era gestita da persone che non erano del mestiere. Il Corriere aveva 500 milioni di debiti: Cairo in un minuto ha tolto 12 milioni di spese.

Come vive la rivista sui vari mezzi?

Lieto: Tutti i contenuti caldi – presentazioni, recensioni, instant video, attualità strettissima – vengono canalizzati dal giorno dopo sul web e rilanciati su Facebook e Instagram. Abbiamo deciso di portare nel mensile i contenuti freddi. È un mensile dedicato non solo a chi ama Ciak, ma a chi ama il cinema. Da qui è venuto fuori il timone del primo numero: 68 pagine che avessero la capacità di resistere oltre l’attualità, contenuti capaci di restare sul tavolo almeno un mese. Abbiamo cercato tra le vecchie colonne di Ciak le menti più aperte. E hanno accettato questa partita di recupero.  Puntiamo anche ai collezionisti di Ciak: sono il 30% dei lettori del giornale, che non lo leggono, lo collezionano.

Come si ovvia ai problemi di distribuzione?

Marasco: Ci sono due distributori che si appoggiano a vari padroncini in giro per l’Italia. Di Ciak venivano stampate 25mila copie, sufficienti per coprire tutto il Paese. Nell’edicola però trovi una sola copia. Il distributore che ha il camioncino cerca di non portare tutto il malloppo nelle edicole. Un modo per controllare è farsi dare i resi: ma per darli chiedono delle cifre che è meglio non chiedere. Si tratta allora di stare addosso a tutti i padroncini, ci vuole un’attenzione speciale. Ma il nostro lettore non è solo in edicola. Lo trovo nei cinema, nelle multisale. Ciak andrà nelle prime classi e nelle lounge di Italo Treno. Ciak in tour porterà per un mese il cinema nelle scuole e nelle piazze. Vogliamo fare Ciak Advisor, un Tripadvisor dei film: vorremmo restituire al pubblico la possibilità di dire cosa ha apprezzato in un film.

Il pubblico cerca ancora le cartoline. Ci saranno?

Lieto: Ciak aveva delle pagine cartonate che si staccavano e diventavano delle cartoline con il commento del film. Oggi il commento lo trovo su internet. Su Ciak, all’interno della presentazione del film e del portfolio, ci sarà un QR code che, una volta scansionato, permette di far vedere il trailer del film. Faremo di nuovo il Ciak d’Oro, ma sarà dedicato alle sole opere prime. E vogliamo rendere il giornale democratico. Portfolio è una rubrica in cui scegliamo 4 storie di attori under 35, e, con il QR code, far vedere i loro provini. E, magari, farli notare dai registi.

di Maurizio Ermisino