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La Mostra del Cinema di Venezia senza Hollywood e senza donne. Colpa dei social e del poco credo

La 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre, conferma il perché del no di Hollywood e di una sola donna in concorso. Colpa dei social e del poco investimento sulle registe, che ci sono ma non vengono fatte crescere. Per loro corti, opere prime e film a basso budget

Con la cerimonia, officiata da Greta Scarano e Nicolas Maupas, con il Leone alla Carriera a George Clooney e con il film d’apertura, Ink di Danny Boyle, stasera si aprono le danze del Festival di Venezia, ancora una volta con un programma ricchissimo, annunciato lo scorso luglio. Quando sono balzate subito agli occhi due evidenze, a Hollywood non sembra più interessare la presenza al Lido (come, del resto, quella al Festival di Cannes). E, almeno in concorso, non sembra esserci posto per le registe. Tra i film selezionati uno solo è diretto da una donna. Sia nel primo che nel secondo caso, non si tratta di prendersela con il Direttore Artistico Alberto Barbera e il suo team di selezionatori. Perché le ragioni di questa assenza sono tante e complesse.

Hollywood diserta Venezia

Solo un film in concorso è riconducibile al mondo delle major hollywoodiane, Wild Horse Nine di Martin McDonagh, che negli Stati Uniti uscirà con Searchlight Pictures, l’etichetta d’autore di Disney. Inutile negarlo, ci si aspettava ben altro. Ad esempio Digger di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise, The Adventures of Cliff Booth di David Fincher con Brad Pitt, Dune 3 di Denis Villeneuve e Artificial di Luca Guadagnino. Proprio questo ultimo film ha avuto un percorso tormentato, per cui fa storia a sé (è arrivata la notizia che sarà distribuito in Italia da I Wonder Pictures). Ma il fatto che questi film non siano a Venezia non vuol dire che non si sia provato a portarli al Lido. Dune e il film di Fincher non erano pronti. Nel caso di Digger, la ragione dell’assenza è un’altra: il film presenta un grande colpo di scena, e svelarlo a più di un mese dall’uscita probabilmente lo avrebbe vanificato. La Warner quindi ha deciso di rimandare la promozione del film direttamente a ottobre. E questo ci porta al vero perché dell’assenza di Hollywood dai grandi festival.

La paura delle reazioni e dei social

Presentare un film a una grande kermesse internazionale non permette alle major di controllare le reazioni alle proprie opere. Nel caso di una grande anteprima al di fuori di un festival le reaction si possono controllare. Le proiezioni per la stampa e per gli influencer sono spesso organizzate a ridosso dell’uscita, pochi giorni prima. E, in ogni caso, con un numero ristretto di addetti ai lavori. Per cui è anche possibile far firmare un embargo in modo che fino a un dato giorno e una data ora non esca niente, né sulla stampa né sui social media. In un grande festival tutto questo è impossibile: alla proiezione per la stampa segue immediatamente la prima mondiale ufficiale del film, che così viene svelato davanti a migliaia di persone. Dal momento in cui, con applausi o fischi, calano i titoli di coda e si accendono le luci in sala, parte il buzz delle reazioni e dei commenti. Un tempo, nell’era dei quotidiani cartacei, si attendeva il giorno dopo e l’uscita dei giornali per avere il giudizio su un film, che rimaneva comunque circoscritto alla stampa. Oggi non solo la critica viaggia sul web ed è più veloce, ma ogni spettatore che assiste alla prima è a sua volta un critico e veicola il suo giudizio immediatamente, a volte in maniera virale, dal suo smartphone. Sì, in questo senso anche i social fanno la loro parte.

Il caso del secondo Joker

Il caso che ha fatto da spartiacque in questo senso è stato il famoso Joker: Folie à Deux di Todd Phillips, sequel del primo Joker con Joaquin Phoenix. Entrambi presentati a Venezia, nel 2019 e nel 2024, hanno avuto un destino molto diverso. Il primo ha vinto il Leone d’Oro e ha lanciato la corsa di Phoenix all’Oscar come miglior attore protagonista. Il suo seguito è stato invece un insuccesso. Al quale ha sicuramente contribuito il battage di recensioni e reazioni negative partito proprio dalla sua prima mondiale al Festival di Venezia e durato, senza possibilità di controllo, per un mese, fino all’uscita. Da quell’episodio la Warner e le altre major hanno imparato che il lancio di un film a un festival può essere un’arma a doppio taglio. Senza contare il fatto che portare un film e una ‘delegazione’ dall’America a Venezia ha costi molto alti. Per fare un esempio, Robert Pattinson sarà a Venezia anche perché sta girando a Londra il suo nuovo film, The Batman 2, e per lui sarà molto più facile raggiungere il Lido. È un caso a sé, invece, la mancata partecipazione a Venezia dello scorso anno di Paul Thomas Anderson e del suo Una battaglia dopo l’altra, è noto che il regista non ami partecipare a festival competitivi.

Non si fanno crescere le donne

C’è poi la questione di genere, la scarsa presenza femminile in concorso, con una sola regista donna a correre per il Leone d’Oro (è May el-Toukhy, regista egiziana del film di produzione danese Kvinde Ukedt – Woman Unknown). Come detto, non si può farne una colpa ad Alberto Barbera e al suo team. Si sa, le scelte in questo caso dipendono anche dalle annate, da cosa viene proposto, insomma da molti fattori. Rimane però un tema che è strutturale e culturale. Le registe donne sono molte, sono brave. Nelle opere prime e nei cortometraggi che vengono prodotti e girano i festival spesso sono più degli uomini. Questo vuol dire che sono perfettamente all’altezza dal punto di vista tecnico e creativo. Il problema è che non vengono fatte crescere, che rimangono nella dimensione piccola, quella del corto, dell’opera prima, del film a basso budget. Sembra che, arrivati a un certo punto, non ci si fidi, che non si possa affidare alle registe il grande film, quello dal budget più consistente, il progetto più rischioso. I finanziamenti pubblici ai film diretti da donne sono scarsi, la distribuzione e la promozione di questi film è timida.

Le star in arrivo

Anche senza i film di Hollywood, ci saranno le star. Come detto, George Clooney riceverà il Leone d’Oro alla carriera, introdotto da Laura Dern, e Robert Pattinson, protagonista di Primetime di Lance Oppenheim, ci sarà. Ci saranno Penélope Cruz e Javier Bardem, i protagonisti di Bunker di Florian Zeller. Russell Crowe per presentare il suo lavoro da regista, What Love Builds, mentre Bucking Fastard di Werner Herzog porterà Kate Mara, Rooney Mara e Orlando Bloom. The Echo Chamber di Andrea Pallaoro ha nel cast Alicia Vikander, Susan Sarandon e Luca Marinelli. Infine, in occasione della presentazione al festival del film OasisDon’t Look Back in Anger, arriveranno Liam e Noel Gallagher.

di Maurizio Ermisino