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Mostra del Cinema: ecco tutti i film che vedremo. Da Moretti a quello Ai su Rosso di Diesel

Presentato ieri, giovedì 23 luglio, il programma della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre, con 5 titoli italiani in concorso, in una selezione in cui continuano a mancare i grandi film americani

Lo sapevamo già, ma ora c’è anche l’ufficialità, Nanni Moretti sarà in concorso all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con Succederà questa notte. Il regista torna a gareggiare al Lido dopo ben 36 anni. L’ultima volta era stata nel 1989 con Palombella rossa. Un’assenza lunghissima che questa nuova partecipazione punta finalmente a interrompere. Del film, interpretato da Louis Garrel e Jasmine Trinca, sono già stati diffusi molti dettagli. Ora non resta che aspettare la proiezione veneziana. L’edizione 2026 si conferma ricca di cinema italiano, un esito in parte prevedibile dopo la sostanziale assenza dei nostri autori dal concorso di Cannes. Meno scontate, invece, sono alcune delle scelte del direttore Alberto Barbera e del suo team. In concorso ci saranno anche Andrea Pallaoro, Paolo Strippoli, Marco Bechis ed Edoardo De Angelis, mentre autori come Mario Martone e Gianni Amelio hanno accettato la collocazione fuori concorso. Tra gli annunci più sorprendenti c’è l’arrivo al Lido degli Oasis. Liam e Noel Gallagher presenteranno Oasis: Don’t Look Back in Anger, documentario prodotto da Steven Knight e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, che sarà distribuito nelle sale italiane da Disney dal 10 settembre. La loro presenza promette di trasformare Venezia, almeno per una sera, in un vero evento rock. Sul red carpet è atteso anche Robert Pattinson, protagonista di Primetime di Lance Oppenheim, mentre tra i titoli fuori concorso della sezione Non Fiction spicca Be Brave di Francesco Carrozzini. Dedicato a Renzo Rosso, fondatore di Diesel, il film rappresenta un caso particolare, è il primo documentario italiano realizzato interamente con il supporto dell’intelligenza artificiale, impiegata anche per intervenire sul materiale girato. Un progetto su cui Our Films ha lavorato per circa un anno e mezzo. Come già accaduto a Cannes, colpisce invece la scarsità di grandi produzioni statunitensi. L’assenza dello scorso anno di Paul Thomas Anderson con Una battaglia dopo l’altra sembra quindi non essere stata un episodio isolato, ma il segnale di una tendenza più ampia. Resta però chiara la direzione culturale della Mostra. Presentando il programma, Alberto Barbera ha ribadito l’idea di un “cinema come strumento di lettura del reale, in grado di esercitare una funzione estetica, culturale e sociale in modo appassionante”. E ha aggiunto una riflessione che sintetizza bene lo spirito di questa edizione: “Una volta si diceva: il cinema è il mondo. Oggi si potrebbe dire che i film sono gli hashtag del mondo contemporaneo. Il cinema non solo non è moribondo, ma è in grado di rigenerare se stesso”.

Il concorso: i film italiani

Saranno cinque i film italiani in concorso all’83esima Mostra del Cinema di Venezia. Ad aprire la pattuglia tricolore è Succederà questa notte di Nanni Moretti, che segna il ritorno del regista in competizione al Lido dopo 36 anni. Con The Echo Chamber, Andrea Pallaoro porta sullo schermo l’ultima sceneggiatura autobiografica di Bernardo Bertolucci, affidando i ruoli principali a Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Torna in concorso anche Paolo Strippoli con L’estranea. Dopo la presenza lo scorso anno fuori concorso con La notte dei sorrisi, il regista presenta un’opera interpretata da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Gianninie Valeria Bruni Tedeschi. Pur restando legato al cinema di genere, Strippoli inserisce elementi horror all’interno di un film che appare più maturo rispetto ai lavori precedenti. Con Ritorno a Buenos Aires, Marco Bechis torna a confrontarsi con la dittatura argentina. A 27 anni da Garage Olimpo, il regista racconta la vicenda di un ex prigioniero politico, interpretato da Adriano Giannini, chiamato a testimoniare nel processo contro i suoi ex carcerieri, riportando al centro il tema della memoria e della giustizia. Completa il gruppo italiano Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, con Vanessa Scalera nel ruolo di una madre possessiva e ostile, protagonista di un ritratto che intreccia durezza e ironia.

Il concorso: gli americani e i francesi

Ad aprire la Mostra, come già annunciato, sarà Ink di Danny Boyle, che racconta l’ascesa del quotidiano The Sun dopo l’acquisizione da parte di Rupert Murdoch, trasformandolo da giornale in crisi nel più celebre tabloid scandalistico britannico. Il concorso riserva uno spazio importante anche al cinema indipendente americano. Casey Affleck, alla sua prima partecipazione in concorso a Venezia come regista, presenta Company, un racconto corale che attraversa oltre un secolo di storia nei villaggi più remoti degli Stati Uniti, intrecciando vicende destinate a convergere in un finale a sorpresa. Nel cast figurano Nick Nolte e Ben Mendelsohn. Con Wild Horse Nine, Martin McDonagh ambienta la storia nel Cile alla vigilia del golpe di Pinochet, affidando a John Malkovich e Sam Rockwell i ruoli di due improbabili agenti della CIA. Lance Oppenheim, documentarista al suo esordio nella finzione, dirige invece Primetime, con Robert Pattinsonprotagonista nei panni del cinico conduttore del reality della NBC To Catch a Predator, programma costruito per attirare e smascherare in diretta presunti pedofili. Forte anche la presenza del cinema francese. Stéphane Brizé prosegue la sua riflessione sul mondo del lavoro con Un Bon Petit Soldat, affidando ad Alba Rohrwacher il ruolo di una dipendente di una grande compagnia assicurativa sottoposta a obiettivi professionali sempre più gravosi, mentre il suo superiore è interpretato da Vincent Lindon. Con 15/18 (A Place To Heal), Cédric Kahn racconta il lavoro di un medico impegnato nella cura di adolescenti con disturbi psicologici e psichiatrici. Lo stesso regista interpreta il protagonista, affiancato da un gruppo di giovani esordienti. Chiude la selezione francese citata Un Peu Avant Minuit di Nicolas Pariser, con Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni, storia di un uomo che rilegge le proprie relazioni sentimentali alla luce della sensibilità contemporanea.

Cinema da tutto il mondo

Tra i titoli internazionali in concorso figura Kami Nour (A Bit of Light) dell’iraniano Ali Asgari, un racconto che dà voce alla disillusione degli oppositori del regime di Teheran, sospesi nell’attesa di cambiamenti che sembrano non arrivare mai. May el-Toukhy, regista egiziana che lavora in Danimarca, firma Kvinde Ukendt (Woman Unknown), storia di un matrimonio incrinato da un’ombra riemersa dal passato. Segna invece il ritorno di Werner Herzog Bucking Fastard, titolo che gioca volutamente con un’inversione di lettere. Protagoniste sono Kate Mara e Rooney Mara, sorelle anche nella vita reale, nei panni di due gemelle unite da una simbiosi assoluta, capace di estendersi a gesti, linguaggio e relazioni. Il dissidente russo Ilya Khrzhanovsky presenta Dau, dedicato alla figura del più importante scienziato dell’Unione Sovietica, protagonista dello sviluppo della prima bomba atomica del Paese. Dal Giappone arriva Look Back di Hirokazu Kore-eda, adattamento cinematografico dell’omonimo manga, girato in 35 mm. È un racconto di formazione che segue due adolescenti accomunate dalla passione per il disegno, destinate a trasformare il loro talento in una carriera nel mondo dei manga. Sempre dal Giappone arriva Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, incentrato su un reduce di guerra che porta nelle scuole un messaggio di pace. Completa la selezione asiatica Ga-Neung-Han Sa-Rang (Possible Love) di Lee Chang-dong, tra i maggiori autori del cinema coreano e Leone d’Argento a Venezia nel 2002 con Oasis. Il film prende ispirazione da uno dei capitoli del Decalogo di Krzysztof Kieślowski.

Orizzonti

Nella sezione Orizzonti saranno quattro i titoli italiani in programma. Alina Marazzi presenta La ragazza con la Leica, dedicato alla figura della fotografa Gerda Taro, pioniera del fotogiornalismo, a lungo rimasta nell’ombra del compagno Robert Capa e scomparsa a soli 27 anni. Una storia segna l’esordio alla regia di Anna Foglietta, che dirige Alba Rohrwacher e Guido Caprino in un racconto sui tormenti di una coppia, innescati dalla crisi esistenziale di una madre dopo la partenza della figlia per l’università. Da Nicola Lagioia è tratto La città dei vivi di Edoardo Gabriellini, con Valerio Mastandrea, mentre I figli della scimmia di Tommaso Landucci, interpretato da Riccardo Scamarcio, affronta il tema della disabilità all’interno di una famiglia, scegliendo un tono misurato che evita ogni deriva patetica. Completano la selezione Yak Mai (The Burning Giants) di Phuttiphong Aroonpheng (Thailandia), Cudze rzeczy (What Belongs to Others) di Grzegorz Dębowski, Moragheb (Falling House) di Mohsen Gharaei, il documentario statunitense Too Much Sugar di Robert Greene, The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain(Bangladesh), La Maison du Vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, regista camerunense con produzione francese, A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra di Jacqueline Lentzou (Grecia), Oase (Oasis) di Jannis Lenz (Germania), Do Kraja Dana (Until the Day Ends) di Jelena Maksimović (Serbia), La Moula di Jérôme Pierrat (Francia), Lovers in the Blue Night di Anuparna Roy (India), Un Détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni, The Color of the Sun di Xavier Tera, Eklipse di Manuel Wetscher (Germania) e Big Little Things di Michelle Zhou, regista cinese attiva negli Stati Uniti.

Venice Open: Fuori Concorso, i film e le serie

Anche la sezione Fuori Concorso presenta una forte presenza italiana. Ad aprire e chiudere simbolicamente la selezione sarà Dio ride di Giovanni Veronesi, già annunciato come film di chiusura, con Pierfrancesco Favinoe Silvio Orlando. Come già anticipato, due grandi autori italiani hanno scelto di presentare i loro nuovi lavori fuori competizione. Gianni Amelio, alla sua nona presenza veneziana, firma Nessun dolore, interpretato da Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Mario Martone, già cinque volte in concorso, porta invece Scherzetto, adattamento del romanzo di Domenico Starnone, con Toni Servillo e Serena Rossi. Ambientato quasi interamente in un interno, il film segue un nonno costretto a trascorrere alcuni giorni con il nipotino, in un confronto che finisce per diventare soprattutto con se stesso. Tra i titoli internazionali spicca Place to Be di Kornél Mundruczó, ultima interpretazione cinematografica di Ellen Burstyn. L’iracheno Halkawt Mustafa presenta No Paradise If You Are Killed by a Woman, action girato con un linguaggio vicino a quello hollywoodiano e ambientato durante l’assedio di Mosul, dove protagonista è una donna cecchina. Dal Giappone arriva Arrested Memory di Sabu, girato a Taiwan e concepito come omaggio ai gangster movie degli anni Ottanta e Novanta: al centro della storia c’è un investigatore che, mentre perde progressivamente la memoria, indaga sul rapimento del figlio di un uomo molto ricco. Paul Schrader torna con The Basics of Philosophy, una nuova riflessione morale interpretata da Sofia Boutellae Bill Pullman. Tristan Séguéla dirige Un Bon Avocat, con Laurent Lafitte, Mélanie Laurent e Carole Bouquet, incentrato su un avvocato dipendente dalla cocaina, mentre Alexandre Smia firma Jupiter, thriller politico con Denis Ménochet e André Dussollier, che segue un presidente francese appena eletto alle prese con un ultimatum nucleare della Russia. Completano la selezione Let Us Through, Dear Ancestors, nuovo film di Lav Diaz, e Father Joe di Barthélémy Grossmann, prodotto da Luc Besson e interpretato da Kiefer Sutherland e Al Pacino, storia di un sacerdote vendicatore che ruba ai ricchi per aiutare i poveri. Tra gli eventi speciali figura Dai nostri inviati. La Rai racconta la Mostra di Venezia 2001-2012, di Giuseppe Giannotti, Enrico Salvatori e Nicoletta Berardi, costruito attraverso i materiali d’archivio delle Teche Rai. L’unica serie in programma è Peccato di Valerio Vestoso, un mockumentary comedy in sei episodi da 50 minuti con Emanuela Fanelli protagonista di una versione immaginaria e tragicomica della propria carriera. La serie sarà distribuita da HBO Max. Infine, spazio anche ai cortometraggi, con Flesh Impact di Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria, dedicato a Marilyn Monroe, Halayon (Wild Asparagus) di Avi Mograbi e They’re Here di Laura Poitras e Rachel Mueller.

Film On Films e Non Fiction

Tra le sezioni parallele trova spazio anche Film on Films, dedicata ai documentari sul cinema. Il titolo più atteso è Joie de Vivre di Luca Guadagnino, un monumentale documentario di 435 minuti dedicato all’opera di Bernardo Bertolucci, un viaggio nella sua filmografia che, nonostante la durata di oltre sette ore, scorre con sorprendente fluidità. La selezione comprende anche Juso per ferie di Karen Di Porto, Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano, The Pervert’s Guide to Utopias di Sophie Fiennes, Twist and Shoot Mister Suzuki di Yves Montmayeur e Intermissiondi Yonfan. Ricca anche la sezione Non Fiction. Oltre a Be Brave di Francesco Carrozzini, dedicato a Renzo Rosso, e al documentario sugli Oasis, figurano What Love Builds di Russell Crowe, film-concerto arricchito da una confessione autobiografica dell’attore, Burgundy di Michael Dweck e Gregory Kershaw, e Musk di Alex Gibney, documentario di quattro ore dedicato a Elon Musk. Tra i titoli che affrontano temi politici e sociali ci sono The Road to Jericho di Amos Gitai e Al Mowaten Osama (Citizen Osama) di Ahmed Hassouna, entrambi incentrati sul conflitto israelo-palestinese; Union Towndi Barbara Kopple, dedicato al più lungo sciopero dei rider delle consegne negli Stati Uniti; Holy Wood Dustdi Victor Kossakovsky; Listy (Letters from the Silenced Country) di Andrei Kutsila; Biografía de Jorge Luis Borges di Mariano Llinás; My Undesirable Friends: Part II – Exile di Julia Loktev, sull’esilio dei giornalisti costretti a lasciare la Russia di Vladimir Putin; Boatbuilders di Luke Lorentzen; Imperium di Sergei Loznitsa; Shumei – The Living Legacy of Kabuki di Takashi Miike, che accantona il cinema di genere per raccontare il teatro kabuki; Queer Edward II di Theo Rollason, documentario realizzato sul set di Edward II di Derek Jarman del 1991; Weichen (Dust) di Tsai Ming-liang; Everest: The Other Side di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin; e From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor di Wim Wenders.

Venezia Spotlight

A completare il programma è Venezia Spotlight, sezione che riunisce opere provenienti da cinematografie di tutto il mondo. Tra i titoli selezionati figurano Sumo: Spirit Weighs Nothing di Erik Shirai, coproduzione tra Giappone e Danimarca; Conversation With the Sea del palestinese Muayad Alayan; Hombre al Agua, diretto dal messicano Gael García Bernal; e Serpenti di Roberto De Paolis Maino, con Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino. Completano la sezione Furies di Rami Kodeih (Libano), Guria di Levan Koguashvili (Georgia), Földszint (Ground Floor) di Gábor Reisz (Ungheria) ed Eu Contez (I Matter) di Alina Serban (Romania).

di Maurizio Ermisino