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Rome Future Week: siamo davvero sicuri di distinguere la realtà dai contenuti AI? Ci abbiamo provato e…

Abbiamo visto che non è sempre scontato. Il test, molto interessante, è avvenuto durante la prima giornata dell’evento romano dedicato alla tecnologia, durante il panel [Script] Futuri: cosa può fare l’AI prima, durante e dopo la scrittura di un corto, condotta dal regista Andrea Martelli, che si è tenuta ieri alla Casa del Cinema di Roma

Il nostro host ci ha messo davanti a un vero e proprio test per capire se il video che stiamo guardando sia reale o generato in AI. Lo ha messo a punto Runway, una delle grandi produttrici di tool.

Tra realtà e AI

Così alla Casa del Cinema abbiamo visto una serie di video. Non si è trattato di fare un test individuale ma collettivo, era tutta la sala Cinecittà a rispondere. E, tutti insieme, abbiamo capito che non è così facile. Abbiamo visto leoni, gatti, cammelli nel deserto, immagini di passeggiate nel bosco, corse in macchina, temporali. Come siamo andati? Abbiamo azzeccato 13 risposte su 20: il 65% per cento. E comunque abbiamo fatto meglio del 68% di chi ha fatto il test. Probabilmente eravamo una platea più scafata. La percentuale media di risposte corrette è infatti del 57,1%.

Immagini in AI: da cosa si riconoscono?

L’AI mostra i suoi difetti nella gestione del colore, in cose complesse da calcolare dall’algoritmo, come il vento, l’acqua e l’impatto di alcuni oggetti sulla scena. In alcune immagini ci sono dei difetti: ad esempio, in una scena girata in metropolitana, delle persone che entravano in un riflesso e non ne uscivano. In alcuni casi abbiamo una sorta di iperrealismo in alcuni elementi estetici. Un sole troppo forte, una luce troppo accesa, un riflesso troppo netto. Come se, per fare vedere di essere brava a ricostruire la realtà, l’AI eccedesse. A volte prova a creare dei ‘difetti’, degli imprevisti per inseguire la realtà, come i capelli che si muovono al vento, ma non ci riesce bene. Il problema più evidente è la gestione dei fenomeni a carattere fisico: l’AI fa fatica ad apprenderli e riprodurli in modo corretto: ad esempio, la forza di gravità.

Will Smith e gli spaghetti: come cambiano le cose in tre anni

Ma la cosa incredibile è vedere quanto è migliorata la tecnologia in questi anni. Il famoso video in AI, diventato poi un meme, di Will Smith che mangia gli spaghetti, è solo del 2023. L’attore era irriconoscibile e il video orrendo. L’attore ha di recente postato la sua versione del video sempre con AI. In appena tre anni, è passata dall’errore evidente al fatto di essere diventata uno strumento creativo.

Usare l’AI in un corto: preparazione e realizzazione

Ci si è chiesti, allora, dove possa intervenire l’AI nella realizzazione di un corto. L’occasione è stata il lancio dell’edizione di quest’anno di Corti Futuri, contest legato alla Rome Future Week e all’eventuale utilizzo di AI o effetti speciali per dei corti da realizzare nei cinque giorni della manifestazione. Abbiamo visto i due corti più importanti del concorso di un anno fa, Anomal(IA) di Sofia Trentini, Miglior film, e Dubito ergo sum, di Costantino Biamonte, Miglior sceneggiatura. Costantino Biamonte ha utilizzato l’AI nella preparazione: il corto era su Cartesio, e l’autore ha dialogato con Chat GPT per riuscire a scrivere un dialogo comprensibile in poche battute che anche una persona che non conosce la filosofia potesse capire. Sofia Trentini ha usato l’AI per creare le immagini: foto rielaborate, immagini fisse, in bianco e nero, come fumetti di china.

Anica Academy: dell’AI abbiamo una visione concreta

Tra i partner del contest Corti Futuri ci sono Anica Academy e Rai Cinema. “Stiamo lanciando i primi corsi di formazione in fatto di AI” ha spiegato Sergio Del Prete di Anica Academy. “Il primo sarà a ottobre, ne partirà un altro a novembre con il supporto di Roma Lazio Film Commission. Vogliamo insegnare come cambia la filiera dell’audiovisivo con l’AI: non abbiamo una visione apocalittica, ma molto concreta. Lo vediamo come strumento che potrà aiutare e supportare le varie fasi della produzione mantenendo le professionalità artistiche e manageriali che sostengono la catena creativa. Il corso spiegherà dove si può usare, dove non si può usare, dove non ha senso usare l’AI. E che criteri deve avere un’opera in cui è usata l’AI per avere il finanziamento pubblico. Infine la parte etica”.

Rai Cinema: dai giovani dobbiamo imparare

“Siamo qui per il secondo anno perché abbiamo bisogno di imparare” ha spiegato Carlo Rodomonti di Rai Cinema. “Abbiamo l’opportunità per ascoltare le nuove generazioni. Di un film come Backrooms i 50enni se ne sono accorti quando era in sala. Gli anime giapponesi sono fenomeni che nascono su Reddit e altri social e su cui noi arriviamo tardi. Come sarà il futuro del cinema? Sarà un cinema rigenerato dalle nuove generazioni. Non è AI o non AI, ma trovare gli strumenti adatti per fare i propri progetti. Un regista africano probabilmente per fare un film in costume avrà l’AI come unica possibilità. Rai promuove una cultura dell’audiovisivo in cui i giovani possano trovare una loro voce. E ha creato uno spazio su YouTube per i ragazzi under 25 che vogliono far vedere il loro talento”.

di Maurizo Ermisino