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Volevamo iniziare a raccontarvi la seconda parte del Festival di Venezia partendo da dove ci eravamo lasciati, dai problemi del cinema italiano, per dirvi che qualcosa ci ha fatto cambiare prospettiva. Ma, nel frattempo, al Lido è arrivato uno di quei film davanti ai quali è impossibile rimanere indifferenti. È NAZA, di Yuval Abraham e Rachel Szor, due degli autori di No Other Land, che racconta la tragedia di Gaza. Il film ha lasciato ammutoliti i giornalisti alla proiezione per la stampa e ha ottenuto 25 minuti di applausi alla proiezione ufficiale in Sala Grande. È chiaro che a questo punto diventa un serio candidato al Leone d’Oro, o comunque a un premio molto importante.
NAZA: qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta
Il film raccoglie, in forma anonima, le testimonianze di 24 membri dei servizi segreti e dell’esercito israeliano che dopo il 7 ottobre del 2023 hanno partecipato alla distruzione di Gaza. Il documentario è breve (solo 80 minuti), freddo, incisivo e non arriva a conclusioni. Vuole solo raccontare come vengono sacrificati uomini, donne e bambini: NAZA è l’acronimo che viene usato in Israele per definire i danni collaterali.
“Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile”, hanno dichiarato i registi nelle note di regia. “Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere? Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d’inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio”.
Sarà Leone d’Oro?
Si tratta allora di chiedersi se quest’anno un film del genere potrà arrivare al Leone d’Oro. Lo scorso anno, se ricordate, La voce di Hind Rajab, sullo stesso tema, ma molto diverso, ci arrivò vicino. Ma poi il Leone d’Oro andò al molto più classico e rassicurante Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch. I detrattori de La voce di Hind Rajab parlarono di un film manipolatorio, cosa che in realtà non era. Vedremo cosa deciderà la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal. Si tratterà di scegliere se premiare un film urgente e dirompente o qualche film dal livello artistico molto alto.
L’estranea di Paolo Strippoli, il genere fa bene al cinema italiano
Il cinema italiano fa sempre gli stessi film, con gli stessi attori? Ce lo chiedevamo qualche giorno fa. La risposta è no, anche se si tratta ovviamente di eccezioni. L’estranea di Paolo Strippoli è stato probabilmente il miglior film italiano in concorso. Strippoli è un regista di film di genere, gira horror e thriller. Ma con L’estranea è riuscito a dare vita a qualcosa di più complesso e universale. È un film che ci parla delle scelte che facciamo e delle conseguenze che ricadono su di noi e sugli altri. Al centro del film c’è la famiglia Colonna (Jasmine Trinca e Adriano Giannini), che vive una vita perfetta nella Bari degli anni Novanta. Quando la figlia piccola ha un incidente, stringono un patto con una donna misteriosa che finisce per avere conseguenze nefaste. L’estranea che dà il titolo al film è Valeria Bruni Tedeschi, con la sua proverbiale vena di follia, qui velata di nero. È un film che racconta le nostre ossessioni di controllo, la nostra paura della morte, e lo fa in un costante crescendo di tensione fino a un grande finale.
Il fuoco che ti porti dentro: brilla Vanessa Scalera
Non ha lasciato indifferenti anche Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, storia di una madre autoritaria e invadente, interpretata da Vanessa Scalera, che da Napoli sale a Milano per passare con il figlio (Lino Musella) un Natale che diventerà un inferno. La macchina da presa di De Angelis è sempre addosso agli attori per provare a scrutare dentro di loro, costretti in uno di quegli spazi chiusi dove le situazioni sono destinate ad esplodere. I riferimenti del film vanno da Parenti serpenti a Natale in casa Cupiello fino a Festen. La protagonista assoluta è Vanessa Scalera ha definito questo “il ruolo della vita”. Per l’attrice di Imma Tataranni è un passo avanti, una svolta nella carriera. “Se avessi continuato con quel personaggio non avrei incontrato questo”, ha detto. “Ho cercato questa strada, dandomi un obiettivo circa la serialità: 5 anni. Poi mi sono buttata”.
Il TotoLeone: chi vincerà?
Arrivati alla fine della contesa, proviamo ad addentrarci in qualche previsione. Le vie sembrano essere due: se si privilegerà il messaggio politico, l’urgenza, la potenza del messaggio contro la guerra e lo zeitgeist dovrebbe vincere NAZA. Se si preferirà premiare il contributo artistico (detto che anche un messaggio politico può essere arte) in lizza per il Leone d’Oro ci sono i titoli di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa. Il primo è Possible Love di Lee Chang-dong, dalla Corea, poetico e malinconico, ma anche questo con un messaggio politico ben preciso. Come lo è anche il film di May el-Toukhy, regista danese di origini egiziane, Kvinde Ukedt (Woman Unknown), che parla dell’invisibilità delle donne. Politico, in fondo, visto che parla dei mali dell’America, è anche Wild Horse Nine di Martin McDonagh.
Il Leone d’Oro dovrebbe uscire da uno di questi 4 film. Anche se, ad esempio, Wild Horse Nine sarebbe perfetto per una Coppa Volpi per il miglior attore a John Makovich. La miglior attrice, invece, potrebbe essere anche italiana: si parla di Jasmine Trinca, per i film di Strippoli e Moretti, di Alba Rohrwacher, tormentata addetta alle risorse umane in Un bon petit soldat di Stephane Brizé, e della appena nominata Vanessa Scalera per Il fuoco che ti porti dentro. Qualcosa potrebbero vincere anche Paolo Strippoli e Nanni Moretti: magari un premio alla regia. Ma il riconoscimento più importante, per questi e per gli altri film, sarebbe quello di portare la gente al cinema.
di Maurizio Ermisino