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Più che un’evoluzione delle capacità conversazionali, Astra – che la società definisce il più avanzato mai realizzato – punta a portare l’AI dentro le attività quotidiane, rendendola in grado di utilizzare il computer, navigare sul web, lavorare con software e documenti e portare a termine processi articolati. Un passaggio che OpenAI considera significativo anche per il futuro del lavoro.
Il presidente e co-founder Greg Brockman ha parlato di un cambiamento sostanziale nel tipo di attività che le persone possono delegare all’intelligenza artificiale, riaprendo anche il dibattito sul traguardo dell’Artificial General Intelligence (AGI).
Dalla risposta all’azione
La differenza rispetto a un normale chatbot sta soprattutto nella capacità di Astra di interagire con gli strumenti digitali. Secondo OpenAI, il modello può condurre ricerche sul web, compilare moduli, aggiornare un CRM, lavorare su documenti, fogli di calcolo e presentazioni, sviluppare e verificare siti web, installare software e intervenire nella risoluzione di problemi. L’obiettivo è quindi spostare il rapporto con l’AI dalla semplice richiesta di un output alla delega di un’attività.
L’utente può indicare ciò che deve essere fatto e lasciare al modello il compito di gestire una sequenza di operazioni per arrivare al risultato. È una prospettiva particolarmente rilevante per il lavoro professionale. Ricerca, analisi delle informazioni, gestione dei dati, preparazione di documenti e attività ripetitive sono infatti tra gli ambiti nei quali sistemi di questo tipo potrebbero assumere un ruolo sempre maggiore.
OpenAI sostiene inoltre di aver migliorato la velocità con cui Astra porta a termine le attività al computer rispetto ai modelli precedenti, insieme alle capacità di ragionamento, programmazione e utilizzo degli strumenti.
Il nodo della cybersecurity
Il salto di capacità porta però con sé anche un problema di sicurezza. Astra è il primo modello OpenAI a raggiungere il livello Critical nelle capacità di cybersecurity previste dal Preparedness Framework della società. In sostanza, Astra ha raggiunto capacità sufficienti per individuare vulnerabilità e sviluppare modalità per sfruttarle. Una capacità che può essere impiegata per rafforzare la sicurezza dei sistemi, ma che può anche diventare uno strumento nelle mani di chi vuole attaccarli. Il lancio è stato accompagnato da nuove misure di sicurezza e valutazioni specifiche, ma la questione resta aperta: più autonomia significa anche maggiore difficoltà nel prevedere e controllare ciò che il sistema può fare.
La questione della monitorabilità
Un sistema capace di svolgere autonomamente una serie di operazioni non deve soltanto essere accurato, deve anche poter essere controllato. OpenAI ha evidenziato proprio il problema della monitorabilità, spiegando che modelli più avanzati possono riuscire a completare compiti complessi con un numero inferiore di passaggi linguistici osservabili. In altre parole, diventa più difficile ricostruire dall’esterno tutto il percorso che porta il modello a una determinata decisione. Il tema assume ancora più peso quando l’AI non si limita a suggerire cosa fare, ma può farlo direttamente.
La sfida con Anthropic
Il lancio di Astra si inserisce inoltre nella crescente competizione tra OpenAI e Anthropic, impegnate a conquistare la leadership nello sviluppo dei sistemi di AI più avanzati. Dopo aver guadagnato terreno con i propri modelli, Anthropic è diventata uno dei principali concorrenti di OpenAI soprattutto nell’ambito della programmazione e degli strumenti destinati al lavoro professionale. La presentazione di Astra si inserisce quindi anche nella sfida tecnologica e commerciale tra i due player.
Disponibilità
Il nuovo modello è disponibile da oggi, 4 settembre, inizialmente per un gruppo limitato di organizzazioni. Astra arriverà anche agli utenti dei piani ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise e attraverso le API di OpenAI, oltre che sulle piattaforme cloud Microsoft Azure e AWS Bedrock.