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Al centro dell’iniziativa c’è ChatGPTO, un chatbot che, come suggerisce il nome, gioca con l’idea dell’out of office. Chi gli chiede di scrivere un titolo per un lancio, preparare una strategia per il quarto trimestre o progettare un poster non riceve la consueta risposta generativa: ChatGPTO rifiuta la richiesta e comunica di essere ‘out of the server’ fino al ritorno dei suoi umani da Advertising Week. La soluzione proposta è decisamente analogica: andare a parlare con una persona reale.
Un chatbot che invita a spegnere lo schermo
L’esperienza digitale è collegata alla comunicazione fisica dell’evento attraverso una serie di QR code inseriti nei poster di Advertising Week. Scansionandoli, il pubblico viene portato direttamente a ChatGPTO, creando un punto di contatto con la campagna già prima dell’arrivo all’evento.
Anche il messaggio DOOH segue la stessa direzione: ‘Join Us Human to Human’. L’obiettivo è infatti spostare l’attenzione dalla tecnologia alla possibilità di incontrarsi, confrontarsi e generare connessioni di persona.
La campagna gioca inoltre direttamente con alcuni degli strumenti AI più utilizzati nel lavoro creativo e di marketing. Firefly viene descritto come ‘burned out’ e invita a ritrovare la propria scintilla creativa lontano dallo schermo; Perplexity avrebbe bisogno di un po’ di chiarezza e suggerisce di rivolgere le domande difficili a persone reali; mentre alle GPU viene concesso un ironico weekend di tre giorni.
L’AI diventa un personaggio
La campagna comprende anche un film da 60 secondi realizzato da Mekanism, nel quale alcuni dei principali modelli AI vengono trasformati in personaggi alle prese con la fatica del proprio lavoro. ChatGPT diventa Chad, Claude è Claudette e Gemini si trasforma in Jiminy. I tre partecipano a una sorta di gruppo di supporto per AI, condividendo le esperienze di un’attività in cui viene chiesto loro continuamente di creare, analizzare, scrivere e risolvere problemi per gli esseri umani. L’ironia serve a rovesciare per un momento la prospettiva abituale: non sono le persone a discutere dell’impatto dell’AI sul proprio lavoro, ma sono gli stessi strumenti artificiali a lamentarsi delle richieste che ricevono.
Non è una campagna contro l’AI
Il punto di ‘Give AI a Break’ non è suggerire di smettere di utilizzare l’intelligenza artificiale. La campagna parte piuttosto dalla sua crescente pervasività nel lavoro creativo e pubblicitario. In un settore nel quale l’AI è ormai coinvolta nella produzione di contenuti, nell’analisi, nella strategia e nell’automazione, Advertising Week sceglie quindi di introdurre un elemento apparentemente controcorrente: la possibilità di fare un passo indietro dalla tecnologia e tornare a parlare direttamente con altre persone.
Come spiega Ruth Mortimer, Global President di Advertising Week, l’evento nasce da sempre come luogo per condividere idee, mettersi in discussione e costruire relazioni che proseguono oltre i giorni della manifestazione. La crescita dell’AI rende, secondo Mortimer, ancora più importante creare spazio per queste interazioni umane.
Per Jason Harris, Ceo di Mekanism, l’AI è ormai così presente nelle conversazioni sull’advertising che la scelta più inattesa per Advertising Week era proprio quella di concederle una settimana libera.
Credit
Mekanism
Co-founder & Ceo: Jason Harris
Marketing & Communications Manager: Lily Jablonski
Group Creative Director: Rob Kleckner
Group Creative Director: Matt Wakeman
Associate Creative Director: Riley Westgaard
Associate Creative Director: Matty Eckrich
Chief Creative Officer, AI: Ian Kovalik
AI Creative Technology Lead: Yenfu Chen
Producer: Dani Hiravy
Director, DP, Editor: Chris Bradley
Director of Animation: Richard Krolewicz