Indice dei contenuti
Un semplice trafiletto su un giornale locale, un semplice fatto di cronaca nera, di quelli che si leggono e di dimenticano, alle volte può aprire un mondo. E diventare anche un film fuori dagli schemi. Illusione è il nuovo lavoro di Francesca Archibugi (autrice di grandi film come Mignon è partita e Il grande cocomero, e coautrice di alcuni film Paolo Virzì), che qui si avvale di un cast ricchissimo: Jasmine Trinca, Michele Riondino, Angelina Andrei, Vittoria Puccini, con Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi e Filippo Timi.“Illusione è nato leggendo un trafiletto sul Corriere dell’Umbria su una ragazzina trovata in fin di vita” ha spiegato Francesca Archibugi. “Nessuna altra notizia, neanche su internet. Mi è sembrato che a nessuno importasse di questa ragazzina. Ho detto: importa a me. Francesco Piccolo e Laura Paolucci mi hanno aiutato a mettere ordine. Non c’è un intento sociologico. A far partire tutto è stato il personaggio di Rosa Lazar”.
Ogni psicoterapia è un thriller
Illusione è un film che non ti aspetti, che attraversa diversi generi: dal noir al legal thriller, dal crime fino a una storia d’amore, o forse più di una. È anche una favola beffarda, un sogno infranto da un brusco risveglio. È un film intimo e psicologico, che parla dei nostri sogni e delle nostre fragilità. “È un doppio thriller” riflette Francesca Archibugi. “Da un lato c’è un’indagine che tiene la pm, per cui abbiamo dovuto studiare giurisprudenza. Dall’altro c’è quella piscologica, e ogni psicoterapia a suo modo è un thriller”.
Chi è Rosa Lazar?
Siamo a Perugia, dove la polizia sta portando via il corpo di una ragazzina quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi (Jasmine Trinca) e lo psicologo Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino) indagano, ognuno per quel che riguarda il proprio ambito. L’indagine è più complicata del previsto, perché Rosa non sembra avere coscienza delle brutali violenze subite e copre la verità dei fatti. Dietro la maschera di un’incessante gioiosità emerge un profilo psicologico molto disturbato. Come è arrivata a Perugia questa lolita che non sembra una normale prostituta e che si comporta come una bambina?
La psicologia di Rosa
Partendo da un fatto di cronaca, Francesca Archibugi costruisce un film complesso e stratificato. Da un lato riesce ad esplorare il mondo di Rosa e la sua personalità, uno stato mentale fragile e delicato che non le fa distinguere la realtà dall’immaginazione, non le fa capire davvero che cosa le succede intorno, le fa immaginare sentimenti e amori dove non ci sono, la fa fidare di tutti.
Personaggi mai piatti
Illusione è un film notevole perché Francesca Archibugi riesce a ricostruire anche le vite di chi si muove intorno a Rosa e a indagare nelle menti e nel passato di chi la sta aiutando. Ognuno ha in sé un lato nascosto, è come se Rosa fosse il detonatore per farlo emergere. “È il nostro compito raccontare personaggi che non siano piatti, scriverli in modo che nessuno sia estraneo ad alcune accezioni negative” racconta lo sceneggiatore Francesco Piccolo. “Abbiamo lavorato sulle vite di queste persone, la vita di Jasmine, quella di Michele Riondino e Vittoria Puccini”, che nel film è Susanna, la moglie di Stefano. Francesca è una regista che mostra una simpatia, un affetto nei confronti dei personaggi fuori fuoco, che hanno difficoltà, fragilità, storture, rotture dentro” commenta Vittoria Puccini.
Il senso di Francesca Archibugi per l’innocenza
Per la sostituta procuratrice Rosa diventerà la chiave per un’indagine internazionale su scenari inquietanti. Ma, in fondo, anche per un’indagine dentro se stessa. Il lavoro di Francesca Archibugi e Jasmine Trinca sul personaggio è prezioso e interessante. “Francesca è bravissima nel racconto dell’innocenza e dell’infanzia” spiega l’attrice. E questo ha influito su noi adulti. La Camponeschi privata è quella ragazzina che porta dalla sua gioventù una ferita, probabilmente di visibilità: è come se non sapesse far l’amore, se non lo facesse da tantissimo tempo, dice a Stefano ‘non mi ricordo come si fa’. Pensa che debba portare la sua voce per darla a questa ragazza che voce non ha”.
Lo psicoterapeuta mette in gioco se stesso ogni volta
Per lo psicologo sarà soprattutto un tipo di indagine interiore, che lo porterà a scoprire il vero enigma di Rosa Lazar. Ma anche i nodi scoperti della propria vita, del suo passato, del suo matrimonio con Susanna. “È stato interessante lavorare sull’aspetto della psicologia, della psicoterapia” ragiona Michele Riondino. “Lo psicoterapeuta mette in gioco se stesso ogni volta che ascolta un paziente. Da paziente quando racconto me stesso, le mie cose più oscure, mi rendo conto di parlare in terza persona quando quella persona sono io. È un meccanismo che mette a rischio anche chi sta dall’altra parte. E qui dall’altra parte abbiamo un uomo che ha deciso di lasciare nell’ombra buona parte dei suoi segreti”. Illusione indaga il mondo delle città di provincia, grandi ma piccole, dove tutti sanno tutto di tutti, dove ci si muove tra giudizi e pregiudizi. “In fondo, la provincia è l’impossibilità di cambiare identità: resti per sempre quello che sei stato, anche se non lo sei più” scrive Francesca Archibugi nelle note di regia.
Un film sul potere maschile
Ma, riflettendoci, soprattutto per quanto riguarda la backstory di Rosa, Illusione è anche un racconto del potere maschile. “Senza moralismi, abbiamo cominciato a scriverlo molti prima deli Epstein Files” ragiona la regista. “C’è una riflessione da fare. I ragazzi a 18, 19, 20 anni non hanno nessuna voglia di comprarsi le donne: la più bella della scuola la vogliono conquistare. Man mano che declina la potenza virile, subentra quella del potere. Gli uomini hanno un bisogno di sopraffazione che aumenta con gli anni. Da ragazzine abbiamo un mantello di invincibilità che man mano perdiamo. Ho la sensazione che invece gli uomini questo potere lo acquistino”.
Illusione è tra le sceneggiature scartate dalla commissione ministeriale per i contributi selettivi
C’è poi, come sappiamo, chi ha il potere di destinare finanziamenti ai film in base alle sceneggiature, la famosa commissione ministeriale per i contributi selettivi al cinema del Ministero della Cultura. “Illusione è una delle vittime della commissione che non le ha assegnato i fondi selettivi” ci svela il produttore Domenico Procacci. “Ho preso parola su questo tema. Ho parlato del film di Pallaoro, scritto da Bertolucci. Mi ha molto colpito che Illusione sia stato bocciato sulla sceneggiatura, non ha ricevuto neanche i minimi parametri per essere ammesso. Come produttori stiamo andando avanti, abbiamo chiesto l’accesso agli atti”.
di Maurizio Ermisino