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Backrooms di Kane Parsons: cosa ci dice il film più virale dell’anno sull’economia della condivisione?

Costato solo 10 milioni di dollari, è diventato ufficialmente il maggiore successo commerciale per la cdp A24, superando il record del loro Martine Supreme. Nella prima settimana di giugno, ad appena 12 giorni dall’uscita, in Usa ha infatti incassato 212 milioni di dollari

In Italia è arrivato nelle sale il 27 maggio, due giorni prima degli Stati Uniti e ha raggiunto 1.787.695 euro nei primi cinque giorni, diventando la più grande apertura di sempre per I Wonder che lo distribuisce. Pensare che il tutto nasceva su YouTube

 Il ragazzo che Hollywood ha trovato su YouTube

Quando Kane Parsons pubblica nel 2022 il primo episodio della serie The Backrooms sul suo canale YouTube ha appena diciassette anni. Nessuna scuola di cinema alle spalle, nessuna struttura produttiva tradizionale, soltanto una notevole abilità tecnica nell’animazione e negli effetti digitali e la capacità di intercettare un immaginario che già viveva nella rete. Il fenomeno delle Backrooms nascono quindi molto prima del film. Sono una creepypasta, ossia una leggenda digitale costruita intorno all’idea di ritrovarsi intrappolati in un luogo impossibile. Corridoi infiniti, uffici deserti, moquette gialle, neon tremolanti, stanze che sembrano familiari e insieme profondamente sbagliate. Parsons non inventa quel mondo, ma gli dà forma. I suoi video raccolgono milioni di visualizzazioni e diventano rapidamente il riferimento di una comunità online. A quel punto A24, casa di produzione che ha costruito il proprio prestigio su film autoriali e innovativi, intuisce il valore di un pubblico già esistente, di una comunità globale che segue Parson e i suoi video.

Perché tutti parlano di Backrooms

La sua forza sta nel riconoscimento. Le Backrooms non hanno bisogno di essere spiegate. Basta una fotografia di una stanza vuota, una moquette consumata, un corridoio illuminato da neon per attivare una memoria collettiva. Il valore nasce dalla condivisione di un codice. Chi riconosce il riferimento si sente parte del gruppo.

Impossibile non citare il ‘six seven’

Espressione diventata virale negli ultimi mesi, utilizzata come segnale identitario (persino il Papa Leone ne ha fatto ricorso) più che come contenuto di significato. Insomma il riconoscimento diventa più importante del senso.

L’horror dell’era digitale

Tornando a Blackrooms, il suo successo risiede però anche nel significato, perché racconta una paura contemporanea. La minaccia è lo spazio stesso. Un corridoio che non finisce, una stanza che si ripete, un luogo da cui non esiste una vera uscita. È una paura che sembra accumunare una generazione cresciuta dentro piattaforme infinite, feed e percorsi digitali che sembrano non portare da nessuna parte. Byung-Chul Han insegna, la società digitale eliminando molti limiti e confini, genera anche ansia e disorientamento. L’eccesso di possibilità può diventare paralizzante.

di Monica Lazzarotto