Entertainment

Kill Bill: The Whole Bloody Affair: da oggi al 3 giugno al cinema, come Tarantino lo avrebbe voluto

Unisce, infatti, il Volume 1 e 2 in un unico racconto epico senza censure. Oltre quattro ore di film che volano senza che si guardi mai l’orologio. Perché i capolavori non hanno bisogno dei tempi brevi e delle regole che vorrebbe imporre la narrazione contemporanea

Distribuito da Plaion Pictures, che ha avuto l’intuizione che la nuova versione potesse avere un pubblico affezionato, questo film è un’occasione da non perdere.

La storia la sapete

Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill. Kill Bill è una delle saghe di vendetta più significative della storia del cinema, raramente proiettata nella sua versione integrale e ora presentata con un intervallo tipico del Cinema dei tempi d’oro.

Due volumi che diventano uno

Quando Kill Bill arrivò nei cinema, tra il 2003 3 il 2004, in due volumi, abbiamo preso per buona la divisione. Ci sembrava in fondo giusto che questa grande storia fosse stata divisa in due parti. Kill Bill – Vol. 1 e Kill Bill – Vol. 2 avevano stili e respiri diversi: più legato al cinema orientale, alle storie di kung-fu e di katane il primo, più al cinema Spaghetti Western il secondo. Più frenetico il primo, più riflessivo il secondo. Eppure Quentin Tarantino aveva sempre immaginato il suo film come un’opera unica. Fu la distribuzione a chiedergli una serie di cose. La prima era di dividere il film in due parti da due ore, in modo da favorire l’opera nei tempi classici di programmazione dei cinema. La seconda, di ‘censurare’, si fa per dire, una scena della battaglia contro gli 88 Folli, virando le immagini in bianco e nero per evitare l’impatto del troppo sangue che scorreva in quella sequenza. Come se, prima e dopo, di sangue ne scorresse poco…

Che cosa c’è di nuovo nella versione integrale?

Una delle cose interessanti del film è proprio la scena in questione finalmente a colori. Il sangue scorre a fiumi, è vero, ma l’impatto della sequenza è notevole e in questo modo è maggiormente integrata nel resto del film, portandone naturalmente avanti il mood. L’altra grande novità è, all’inizio del film, una nuova, lunga sequenza animata, in stile anime giapponese, che amplia la bakcsotry di O-Ren Ishii, il personaggio interpretato da Lucy Liu. È quella in cui O-Ren, ormai 13enne, si vendica di uno degli assassini dei suoi genitori. Vestita nel tipico stile delle studentesse giapponesi, O-Ren si muove nella tromba di un ascensore, che, in tipico stile anime, sembra superare i limiti ed estendersi all’infinito. Il volto in chiaroscuro della protagonista, il sangue, i movimenti rendono la sequenza davvero degna di nota. Nel film c’è ancora qualche aggiunta e poi una sorpresa alla fine dei titoli di coda.

Tarantino, creatore di icone

Quentin Tarantino è un naturale creatore di icone. I personaggi de Le Iene e Pulp Fiction lo sono diventate immediatamente. Ma qui si è superato. La Sposa di Uma Thruman, nella tuta gialla che era stata di Bruce Lee ne L’ultimo combattimento di Chen e in Onitsuka Tiger giallonere, è diventata immediatamente un’icona immortale. Ma anche gli altri personaggi lo sono diventati, su tutti la O-Ren Ishii di Lucy Liu e la Elle Driver di Daryl Hannah, soprattutto nella versione infermiera killer, con tanto di benda nera sull’occhio. Le musiche sono diventate tutte di tenenza, diventando la colonna sonora di spot e altri prodotti audiovisivi.

Vedere Kill Bill oggi

Ma vedere Kill Bill oggi fa scaturire una serie di riflessioni. Una di queste è quella sui temi. Allora si parlava tanto della violenza insita nei film di Tarantino. Oggi è più che mai chiaro che la sua violenza è estetica e stilizzata, così tanto da diventare irreale. Andando avanti e guardando il mondo, è sembrato molto chiaro che la violenza vera è un’altra, ed è qualcosa che è fuori dal cinema. Quella che vediamo i Tarantino non sconvolge, non fa mai male.

Tarantino e il #metoo

Allora fu sottovalutato il discorso sul femminile presente nel film. Era parecchio prima del #metoo e del movimento contro la violenza sulle donne. Ma, visto oggi, Kill Bill assume ancora più senso. È la storia di una donna che cerca di liberarsi da un maschio violento e prevaricatore. E, in questo senso, si scontra con altre donne che, al momento di ucciderla, sono rimaste fedeli a quell’uomo e hanno perso l’occasione di aiutare un’altra donna. Si parla quindi di violenza sulle donne ma anche di quella solidarietà femminile che a volte manca, e che è una delle chiavi di una serie che parla proprio di questo, come The Handmaid’s Tale.

Tarantino e il tempo

E poi c’è il tema del tempo. Abbiamo sempre amato Kill Bill diviso in due parti, ma da quando è stata annunciata questa versione ci siamo chiesti una cosa: che effetto farà vederlo finalmente come un unico grande film? La risposta è sorprendente: in queste quattro ore il tempo sembra dissolversi. Non fai in tempo ad alzare lo sguardo che il Capitolo 1 è già finito. E lo stesso accade con il secondo. È qui che il cinema si prende la sua rivincita sul tempo. Oggi viviamo immersi nelle piattaforme streaming, abituati a misurare continuamente la durata di ciò che guardiamo: episodi troppo lunghi, troppe puntate, troppe stagioni. Il tempo della visione è diventato qualcosa da amministrare, quasi da ottimizzare. E invece stare seduti in sala per oltre quattro ore davanti a Kill Bill diventa un’esperienza potentissima. Non possiamo mettere in pausa, non possiamo interrompere il flusso, e soprattutto non vogliamo farlo. Perché quando il cinema funziona davvero, il tempo smette di essere un limite. Guardare Kill Bill oggi, in un’epoca come questa, è una lezione preziosa su cosa significhi ancora lasciarsi travolgere completamente da un film.

Il cinema si riscrive continuamente

Vedere Kill Bill oggi è interessante anche per un altro motivo, ci ricorda quanto un film possa rinascere continuamente attraverso il montaggio. Il cinema è un’arte fluida, mai davvero definitiva. Così come una canzone può essere riarrangiata infinite volte, anche un film può cambiare forma, ritmo, significato. Può essere riscritto. Uno degli esempi più celebri è Blade Runner di Ridley Scott, passato attraverso diverse incarnazioni fino alla Director’s Cut e poi alla Final Cut. Ma i casi sono moltissimi. Proprio in queste ore è stato annunciato il ritorno in sala, il 13, 14 e 15 luglio, di The Doors – The Final Cut di Oliver Stone, con Val Kilmer, Meg Ryan e Kyle MacLachlan, una nuova versione restaurata in 4K e Dolby Atmos distribuita da Lucky Red.

di Maurizio Ermisino