La verità può essere in possesso di qualcuno? Non è forse di tutti, come l’acqua e come l’aria? I dati, quando dicono la verità, è giusto che vengano secretati negandola al mondo? La chiave di tutto è proprio questa. Perché sì, Disclosure Day è un film sugli alieni. Ma in realtà parla di noi. Del nostro modo di vivere i cambiamenti, della nostra diffidenza, della nostra chiusura. E parla del nostro sistema dell’informazione, dei dati secretati, delle informazioni negate o centellinate ad arte. In Disclosure Day si parla di 79 anni di insabbiamenti su un tema, come quello delle altre forme di vita nell’universo, che potrebbe cambiare il nostro mondo. “Non aver paura di quello che non conosci” è il motto del film, quello che ne racchiude il senso.
La trama
Per raccontare la sua storia, Spielberg parte da due personaggi distanti che scopriremo avere delle cose in comune. Daniel Kellner (Josh O’Connor) è un ex addetto alla cybersicurezza diventato un hacker, una sorta di Julian Assange che si batte perché le persone sappiano la verità. Ha rubato dei file secretati e ora vuole farli vedere al mondo. “Quello che ho rubato appartiene a 80 milioni di persone” dice. Margaret Fairchild (Emily Blunt) è una giornalista televisiva, che crede di essere destinata ad essere un’anchorwoman, mentre le fanno leggere solo le previsioni del tempo. A un certo punto, comincia a parlare in russo, a capire il coreano. A leggere nella mente delle persone e carpire i loro segreti. Fino a che, in diretta tv, comincia a balbettare. O a parlare una strana lingua. Per entrambi, tutto ha a che fare con qualcosa che hanno vissuto da bambini.
Niente risposte, molte domande
La fantascienza, da sempre, è il genere che più di altri permette delle profonde riflessioni. Sono riflessioni di natura filosofica. Ad esempio: è giusto che il diritto di sapere prevalga sulle conseguenze a cui porterebbe la conoscenza di qualcosa? Ma ci sono anche interrogativi di natura religiosa. Siamo cresciuto pensando costantemente ad un essere superiore sopra di noi. Come reagiremmo se dovessimo davvero conoscere degli esseri superiori?
Si parte dai personaggi
Spielberg, e il suo sceneggiatore David Koepp, sono bravissimi, come sempre, a raccontare la storia partendo dai personaggi, dalla loro quotidianità. Con pochi tratteggi, con pochi dialoghi e dettagli, senza che si fermi mai un’azione che non dà mai respiro, riescono a tratteggiare le loro storie, il passato e il presente, le paure e le motivazioni. Si assiste a tutto il film con un grande senso di meraviglia, sempre a bocca aperta, come a ogni film di Spielberg, che si tratti di alieni, dinosauri o qualsiasi altra cosa. Ogni svolta narrativa, ogni scelta, ogni sequenza non è mai scontata, né prevedibile. In queste cose Steven Spielberg è un maestro.
Il senso di Spielberg per gli alieni
Il rapporto di Steven Spielberg con la fantascienza, e gli alieni, nel corso degli anni si è evoluto spesso, riuscendo a cogliere il senso dei tempi che stiamo vivendo. A cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta, con Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. in l’alieno è qualcuno che viene in pace, che vuole provare a comunicare, o addirittura un amico per un bambino che si sente solo. Ci si legge, anche se molti anni prima, una sorta di ottimismo, di speranza, forse per la fine della Guerra Fredda. È invece un alieno ostile, inavvicinabile, violento, quello de La guerra dei mondi. E forse qui si risentiva dell’atmosfera del post 11 settembre 2001. Anche oggi la storia è in qualche modo ottimista, ma l’atmosfera è caotica, confusa, concitata. Prima che arrivino le notizie sugli alieni i media sono concentrati su una guerra imminente. Gli alieni forse hanno qualcosa da dirci. Forse sono l’unica speranza di salvare un’umanità che non è capace di salvarsi da sola. “Listen”. “Ascoltate”. È questo che ci chiedono. Probabilmente per il nostro bene.
Un cambiamento nel mondo
Per tutto il film si parla di una verità che porterebbe a un cambiamento totale nel mondo, di un mondo che, una volta conosciute certe cose, non sarebbe più lo stesso. Ed è quello di cui oggi avremmo bisogno. Solo un grande regista come Steven Spielberg può raccontarci tutto questo, e al contempo tenerci sempre con il fiato in sospeso. Disclosure Day è un film riflessivo, intenso, mai scontato, e allo stesso tempo ha alcune delle migliori scene d’azione viste negli ultimi tempi.
A proposito della sua capacità di leggere i tempi
Steven Spielberg arriva con il suo film proprio in un momento in cui, negli Stati Uniti, il dibattito sugli alieni è molto vivo, con report governativi, audizioni al Congresso, indagini NASA, documenti d’archivio e analisi del Pentagono. Quella di Spielberg non è una storia reale, ma vive in un clima reale in cui le notizie e le indagini su questo tema sono diventare qualcosa di concreto. “I personaggi e gli eventi del film sono di finzione, naturalmente, ma anche più che in Incontri ravvicinati, per quanto riguarda le mie convinzioni, la credibilità su cui si poggia il film è: non sarà il caso che ci dicano ciò che accade da 80, 90 anni nei nostri oceani e nei nostri cieli? Il film, a mio modesto parere, ha un fondo di verità”, ha dichiarato alla CBS.
Il lancio
Disclosure Day è stato lanciato dalla Universal con una grande serata di gala, lunedì sera, al cinema The Space Moderno in piazza della Repubblica a Roma, allestito all’interno e all’esterno con una serie di arredi a tema. Con la possibilità di photo opportunity all’interno e all’esterno. Dove, alla fine del film, è stato creato una coreografia particolare con un suggestivo video mapping sulla facciata degli edifici della piazza, con immagini del film e una coltre di fumo creata ad arte.
di Maurizio Ermisino