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Negli ultimi mesi HELLO ha ampliato il portafoglio clienti, con nuove collaborazioni che includono Coop, Sephora, Italgas, La Piadineria e Audible, consolidando al contempo le relazioni con gruppi e brand come Amazon, Lactalis, Alleanza e Molteni. A questa crescita si aggiunge l’espansione internazionale, con l’apertura della sede in Iberia e progetti come la collaborazione con Liga Portugal e l’acquisizione di Arte TV per i mercati italiano e spagnolo. Anche la struttura manageriale si è evoluta, con Andrea Fumagalli nel ruolo di Executive Creative Director e Benedetta Neri come Client Service Director, mentre Cristina Urban continua a guidare la strategia. Un percorso che accompagna una domanda centrale per il settore: come creare valore attraverso la comunicazione in un contesto in cui conquistare attenzione e rilevanza è sempre più difficile?
Oltre i target, dentro le passioni
Le persone non sono soltanto audience da raggiungere, ma individui che si riconoscono in passioni, interessi e comunità. ‘Everyone is a fan’ è il principio che sintetizza questo approccio. Il punto non è limitarsi a individuare chi apprezza un prodotto o un argomento, ma comprendere le affinità, anche meno evidenti, che legano le persone e definiscono le community a cui un brand può rivolgersi. Qui entra in gioco il mondo dei fandom. Non semplici segmenti di pubblico, ma comunità costruite intorno a interessi condivisi, nelle quali si sviluppano linguaggi, codici e forme di appartenenza. Per i brand entrarvi significa capire che cosa muove quelle persone e trovare un ruolo coerente con le loro passioni. Il lavoro di Hello si concentra nel trasformare la conoscenza delle community in occasioni di comunicazione capaci di generare rilevanza per le persone e valore per i brand. Un’impostazione che si traduce anche in strumenti proprietari, come Fansite per l’analisi e la mappatura dei fandom e Performfluence per individuare, attivare e misurare i creator in relazione alle diverse comunità.
Il brand non può essere un ospite indesiderato
Individuare un fandom, però, è soltanto il punto di partenza. La questione più complessa è capire come entrarvi senza risultare estranei. La presenza di un brand non è automaticamente benvenuta. La sua legittimità dipende dalla capacità di comprendere i codici della community e di proporre qualcosa che abbia senso per chi vi appartiene. La creatività deve trovare un angolo di racconto che non interrompa la conversazione, ma contribuisca ad alimentarla. Il contenuto deve poter essere condiviso, discusso e riconosciuto come pertinente, senza essere percepito come la consueta interruzione pubblicitaria. Anche i creator assumono un ruolo strategico. Non soltanto amplificatori di messaggi, ma voci che, quando sono realmente credibili nel contesto di riferimento, possono aiutare i brand a costruire una relazione con le persone. La differenza sta nella coerenza tra chi parla, ciò che racconta e la community a cui si rivolge.
Audible e Coop: due modi diversi di coinvolgere le community
Per Audible, in occasione del lancio di Uccido, HELLO ha sviluppato la campagna La verità è per chi ascolta, coinvolgendo gli appassionati di true crime attraverso un gioco a indizi che permetteva loro di interagire con il serial killer al centro del racconto. Il fandom non è stato trattato come un pubblico a cui presentare una nuova uscita, ma come il protagonista di un’esperienza costruita intorno ai codici e alle dinamiche di un genere che in Italia conta numerosi appassionati. L’obiettivo era rendere il coinvolgimento parte integrante della comunicazione, ottenendo riscontri positivi sia in termini di engagement sia di risultati per il brand.
Diverso il contesto del progetto Fuori Tutto, realizzato per Coop nell’ambito di Close the Gap, il programma dedicato ai temi della parità e dell’inclusione, con un focus sull’educazione sessuale e sentimentale. Qui il lavoro si è concentrato sulla credibilità delle voci coinvolte, con creator come Claudio Di Biagio e Sofia Viscardi e il contributo della psicoterapeuta Lucrezia Marino. Su temi delicati, il ruolo dei creator è mettere a disposizione competenze, linguaggi e relazioni già costruite con le proprie community, offrendo al brand una possibilità di dialogo più credibile.
Dall’intelligenza artificiale alla nuova rilevanza
La sfida è continuare a evolvere questo modello in un ecosistema in cui cambiano rapidamente abitudini, piattaforme e modalità di accesso ai contenuti. L’AI non può più essere affrontata come una tendenza da cavalcare. Ha già modificato il modo in cui le persone vivono le esperienze online e offline e la comunicazione deve partire da questa trasformazione. L’attenzione si sposta quindi sulle conseguenze strategiche. Come cambiano i contenuti, i canali e le piattaforme da presidiare? Come devono adattarsi i brand a un ambiente in cui la ricerca e la scoperta delle informazioni sono sempre più influenzate dai sistemi di intelligenza artificiale? In questa prospettiva si inserisce anche la GEO analysis, che non riguarda soltanto la visibilità dei brand nelle risposte generate dall’AI, ma può contribuire a ripensare le strategie di contenuto e di canale. Allo stesso modo, piattaforme come Reddit assumono un interesse crescente per la comprensione delle conversazioni e delle community.
Il futuro
La nuova sede milanese rappresenta dunque una tappa di un percorso più ampio: crescita, internazionalizzazione e consolidamento di un posizionamento che mette al centro il rapporto tra brand e persone. Come detto, la sfida non è semplicemente raggiungere un fandom, ma capire perché esiste, quali linguaggi riconosce e quale contributo possa offrire un brand senza snaturarne le dinamiche. È un lavoro che richiede conoscenza, capacità di ascolto e una creatività in grado di trasformare gli insight in esperienze pertinenti. Anche la newsletter Spill the Tea, lanciata su Substack, si inserisce in questa ricerca di nuovi spazi di confronto e condivisione di insight, rivolgendosi ai brand, ai professionisti del settore e alle persone interessate alla comunicazione.