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Negli USA Wall Street festeggia la fine dell’incertezza, ma punisce le Big Tech vicine a Trump

Il sorpasso dei Democratici in roccaforti storiche trasforma lo scenario istituzionale e le dinamiche borsistiche, con Tesla, Palantir e le realtà legate ai finanziatori della campagna sconfitta tutti in flessione

Donald Trump
Donald Trump

Si sono ormai chiuse le urne negli Stati Uniti, mentre vanno terminando i relativi conteggi che mostrano risultati anche superiori alle attese dei sondaggi: una debacle per i Repubblicani che vengono sconfitti anche là dove storicamente hanno dominato a lungo, come in Texas, dove si è registrata la vittoria del senatore e del governatore, entrambi Democratici.

In estrema sintesi, i Democratici hanno riconquistato il controllo della Camera dei Rappresentanti e del Senato, mettendo una seria ipoteca sulle future nomine (cruciali quelle alla Corte Suprema) e sulla potenzialità di continuare a finanziare le guerre da parte dell’amministrazione.

A conferma delle grandi potenzialità della democrazia USA, il Presidente Donald Trump ha riconosciuto la sconfitta bruciante, promettendo di trasformarsi in Mr. Veto, per cercare di arginare le prevedibili iniziative dei Democratici quando il nuovo Congresso si insedierà, a gennaio.

Le elezioni più costose della storia

Queste sono state la elezioni che hanno visto spendere oltre 11,6 miliardi di dollari in pubblicità politica, il ciclo elettorale che si è attestato ufficialmente come la campagna più costosa della storia, superando persino i record segnati dalle presidenziali.

Ma al di là dei bilanci elettorali e dei seggi conquistati al Congresso, le midterm hanno rappresentato un massiccio stress test per l’intero ecosistema della comunicazione globale. Per mesi, la competizione per l’attenzione degli elettori ha ridefinito le dinamiche di inventory e i pricing della pubblicità tabellare: le TV connesse (CTV) e i formati video in streaming hanno registrato picchi storici nei CPM, drenando budget e costringendo i grandi brand commerciali a rivedere le proprie strategie di pianificazione per evitare l’effetto ‘saturazione’ o rischi di brand safety legati all’iper-polarizzazione dei contenuti.

Parallelamente, questo appuntamento elettorale ha segnato la definitiva maturazione di nuove logiche d’ingaggio: dall’adozione capillare dell’intelligenza artificiale generativa nelle campagne di micro-targeting, fino al ruolo centrale assunto dai creator e dalle piattaforme social nell’intercettare i flussi informativi dei giovani votanti. Wall Street è stata rapidissima a intercettare il nuovo mood con un forte rialzo complessivo a metà seduta: alle 19 (ora italiana).

Euforia a Wall Street e titoli di Musk in calo

Il Down Jones appare in forte rialzo (+1,5% / +2%), spinto dal rally delle blue chip e dall’incertezza politica rimossa. Anche lo S&P 500 mostra un guadagno di circa l’1,2%, trainato da sanità e beni di consumo. Perfino il Nasdaq Composite è in ripresa positiva (+0,8% / +1,1%), invertendo le perdite notturne dei futures sul comparto Big Tech.

Insomma, i mercati stanno accogliendo con favore la riduzione del rischio di stallo prolungato sul conteggio dei voti e la certezza del nuovo assetto politico a Washington: come peraltro la Borsa ha sempre fatto. Nulla è peggio di un assetto politico (e decisionale) in sospeso, impossibile da decrittare.

Mentre il listino in generale sale, i titoli legati a Elon Musk e ai grandi sostenitori della campagna repubblicana registrano vendite intense:

  • Tesla è  trattata in calo tra il -3,5% e il -5,0% (attorno ai $378 – $385), staccandosi nettamente dalla forza del Nasdaq.
  • SpaceX è trattata in calo $138, a -2,29% (rispetto alla chiusura precedente di $141,31). Dopo aver aperto in flessione a $133,24 (minimo a $133,14), il titolo sta risalendo nella seconda parte della mattinata americana.

Gli investitori le stanno penalizzando per le scommesse elettorali mancate dell’imprenditore (con oltre 470 milioni di dollari investiti per le campagne Repubblicane) e il timore di nuove pressioni regolatorie e moratorie per le infrastrutture dati ed energetiche in stati chiave come il Texas, che ha cambiato bandiera con l’elezione della prima donna ispanica come Governatore.

Per Tesla, in particolare, hanno poi pesato anche i recenti dati sulle consegne dalla Gigafactory di Shanghai, che evidenziano un rallentamento della domanda locale e una forte concorrenza in Cina, spingendo gli investitori istituzionali a una temporanea cautela.

Fiato sospeso in attesa di sviluppi per altri sodali di Trump

Guardando infine agli andamenti di altri ‘amici’ di Trump, vediamo che l’azienda del ‘cavaliere nero’ Peter Thiel, Palantir Technologies, è quotata circa 172,40 USD, con una variazione di -1,71% (rispetto alla chiusura precedente di $175,40): il titolo dell’azienda di data analytics e difesa guidata da Alex Karp mostra una contenuta flessione. Dopo aver oscillato tra i $165 e i $176 nelle fasi iniziali di contrattazione, ha stabilizzato le perdite a metà giornata.

Anche Oracle Corporation sta oscillando intorno ai 126,19 USD in sostanziale parità rispetto alla chiusura della seduta precedente ($126,19). L’azienda fondata da Larry Ellison (altro grande sostenitore finanziario e alleato di Trump) mostra una fase di consolidamento dopo un periodo iniziale di forte volatilità. Il titolo scambia vicino alla parità in attesa che si dipani l’impatto dei risultati elettorali sulle spese infrastrutturali legate all’intelligenza artificiale e al cloud.

Invece Paramount Skydance, società guidata da David Ellison, figlio di Larry, evidenzia un deciso rialzo di giornata risalendo verso quota $8,40. Il movimento positivo arriva sostenuto dal recupero del comparto media e intrattenimento e in attesa della presentazione della nuova trimestrale della società. Prezzo intorno agli $8,41 USD. In rialzo del +4,02%.

di Massimo Bolchi