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La guida autonoma non è più una prospettiva lontana, ma una leva concreta di trasformazione economica e sociale per l’Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, presentati oggi al Senato durante il convegno ‘AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile’, lo sviluppo di servizi di robotaxi e robosharing potrebbe generare fino a 6,1 miliardi di euro di benefici complessivi entro il 2050. L’impatto riguarda non solo la sicurezza stradale – con una riduzione fino al 90% dei feriti – ma anche la configurazione delle città, che potrebbero contare fino a 900.000 auto in meno.
Un impatto che va oltre la tecnologia
Un cambiamento che va oltre la tecnologia e incide su una nuova cultura della mobilità, sempre più orientata alla condivisione, alla rinuncia della seconda auto e all’affermazione di modelli di mobility-as-a-service. Secondo una rilevazione dell’Osservatorio in collaborazione con Ipsos Doxa, oggi il 54% degli italiani dichiara disponibilità a utilizzare un’auto a guida autonoma, soprattutto per spostamenti ripetitivi come casa-lavoro o tragitti urbani in condizioni di traffico intenso.
“Il settore della mobilità sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da sfide complesse ma anche da grandi opportunità”, ha affermato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility. “In questo contesto, la guida autonoma rappresenta una delle evoluzioni più significative per la sicurezza stradale. Riducendo o eliminando il fattore umano, i sistemi autonomi possono contribuire in modo decisivo alla riduzione di feriti, emissioni e costi sociali. La guida autonoma si configura così come una leva strategica per una mobilità più intelligente, sostenibile e orientata alla prevenzione”.

Impatti diretti e indiretti della guida autonoma
Secondo l’Osservatorio, l’impatto diretto riguarda la sostituzione della flotta professionale esistente – taxi e car sharing tradizionali – con robotaxi e robosharing più efficienti. L’eliminazione del fattore umano riduce il tasso di feriti fino al 70% per chilometro percorso rispetto ai veicoli tradizionali, mentre l’utilizzo più intensivo consente di soddisfare la stessa domanda con una flotta ridotta fino a un terzo. La combinazione di questi fattori porterebbe fino al 90% di feriti in meno nei servizi di mobilità professionale, con un beneficio economico cumulativo tra il 2028 e il 2050 stimato in circa 168 milioni di euro e circa 3.000 feriti evitati.
L’impatto più rilevante, però, è quello indiretto. Con il miglioramento dell’efficienza dei servizi e la riduzione delle tariffe – la soglia di convenienza rispetto all’auto privata è intorno a 1,5 €/km – cresce la propensione delle famiglie a rinunciare alla seconda auto. In uno scenario di circa 18 milioni di veicoli urbani, questo cambiamento genera effetti molto più ampi: una riduzione di 41.000 tonnellate di emissioni e un costo sociale evitato pari a 5,9 miliardi di euro, ovvero il 97% dei benefici complessivi nel periodo 2028-2050. In questo contesto, la guida autonoma ‘as-a-service’ diventa rilevante non per la sostituzione totale della flotta, ma quando è sufficientemente accessibile da rendere superflua la seconda auto.

Il ruolo dell’Unione Europea
È necessario accelerare lo sviluppo della guida autonoma anche nell’Unione Europea. Negli Stati Uniti si registrano oltre 450.000 corse commerciali a settimana con veicoli autonomi, in Cina circa 250.000, mentre in Europa si contano poco più di 35 progetti pilota e nessun servizio su larga scala. Il principale collo di bottiglia non è tecnologico, ma normativo. I mercati più avanzati sono Regno Unito e Svizzera, fuori dall’UE, grazie a framework regolamentari più flessibili.
La Commissione Europea ha risposto con l’Industrial Action Plan per l’Automotive, che ha lanciato nel 2025 la European Connected and Autonomous Vehicle Alliance (ECAVA), forum per coordinare sviluppo, investimenti e deployment di tecnologie SDV, AI e guida autonoma. Il piano prevede dal 2026 test transfrontalieri su larga scala, regulatory sandbox e l’European Automated Driving Corridors, oltre all’Autonomous Drive Ambition Cities initiative (2026-2027) per incentivare progetti pilota nelle città europee.