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Nasce così I volti della Repubblica, il progetto digitale che invita italiane e italiani a raccontare, in pochi secondi, il proprio significato personale della parola Repubblica. Un’iniziativa che porta la celebrazione anche sul web e sui social, cercando di costruire un dialogo collettivo capace di attraversare generazioni e territori.
Una frase da completare
L’invito è semplice: registrare un breve video con il cellulare, metterci il proprio volto e completare la frase ‘Per me la Repubblica è…’.
Il sito dedicato è già online e ha iniziato a raccogliere le prime testimonianze. L’obiettivo è trasformare migliaia di contributi individuali in una grande narrazione condivisa, un archivio vivente di idee, esperienze e sensibilità diverse.
I video caricati saranno moderati e dovranno rispettare alcune regole, ma il progetto punta a dare spazio anche a punti di vista differenti, raccogliendo una pluralità di voci. Nelle prime ore dal lancio erano già oltre cento i messaggi pubblicati, con la previsione di raggiungere numeri molto più ampi: l’iniziativa infatti accompagnerà il Paese per un intero anno.
I primi volti: da Mattarella ai testimonial
Ad aprire simbolicamente il progetto è stato il presidente Sergio Mattarella con una frase che riassume lo spirito dell’iniziativa: ‘La Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi’.
Accanto ai cittadini comuni sono già comparsi i primi testimonial: tra i contributi online si riconoscono i volti di Checco Zalone, Claudio Bisio, Jasmine Paolini e Riccardo Zanotti, frontman dei Pinguini Tattici Nucleari. Presenze popolari che puntano ad amplificare il messaggio soprattutto tra il pubblico più giovane.
Un 2 giugno diverso: la festa esce dal Quirinale
Il progetto digitale anticipa inoltre una seconda novità voluta dal presidente Mattarella per la Festa della Repubblica. Quest’anno, infatti, le celebrazioni del 2 giugno cambiano formato: niente tradizionale ricevimento nei giardini del Quirinale, ma un grande evento aperto in piazza e trasmesso in diretta televisiva.
Sul palco si alterneranno filmati, letture, musica e testimonianze per raccontare ottant’anni di storia italiana, a partire proprio da quel referendum Repubblica-Monarchia che cambiò il destino del Paese.