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Longevità, cambia il paradigma, i cittadini chiedono meno performance e più benessere collettivo

Sempre più persone la considerano un tema sociale e politico, legato alle condizioni di vita, alle opportunità e alle disuguaglianze. È il quadro che emerge dai dati raccolti durante l’esposizione 'La Repubblica della longevità. In Health Equality We Trust' in Triennale Milano

L’esperienza, curata da Nic Palmarini insieme a Marco Sammicheli, ha coinvolto migliaia di visitatori in un percorso che ha messo al centro la domanda ‘da cosa dipende davvero la possibilità di vivere a lungo e bene’?

La longevità come questione sociale

A suggerire una nuova lettura del tema sono i dati emersi dall’esperienza interattiva Memento Eligere, che ha raccolto le preferenze di 7.481 partecipanti tra maggio 2025 e gennaio 2026. I risultati mostrano una presa di distanza piuttosto netta da un modello di benessere basato esclusivamente sull’autogestione e sulla responsabilità individuale.

Di fronte alla scelta tra approcci orientati alla performance e modelli centrati su relazioni, piacere e qualità della vita, i cittadini hanno premiato nettamente questi ultimi, con rapporti che arrivano fino a 3,3 a 1. Vivere più a lungo non dipenderebbe soltanto da alimentazione, attività fisica o predisposizione genetica, ma anche, e soprattutto, dal contesto sociale, economico e urbano in cui si vive.

Dal wellness individuale alle infrastrutture per il benessere

Tra gli aspetti emersi dalla ricerca c’è una richiesta precisa: meno strumenti per misurare e monitorare se stessi, più infrastrutture collettive in grado di favorire salute e qualità della vita.

Secondo i partecipanti, la longevità dovrebbe essere sostenuta attraverso politiche e servizi che rendano accessibili alcuni elementi fondamentali: alimentazione sana, movimento, relazioni sociali, benessere mentale e senso di appartenenza.

L’idea di salute, quindi, si sposta da un modello centrato sulla produttività individuale a uno che valorizza esperienze e condizioni di vita condivise. Dall’indagine emergono anche cinque diritti considerati centrali per una vita lunga e di qualità: sonno, alimentazione, movimento, scopo e comunità.

Il rifiuto della cultura dell’ottimizzazione

Uno dei segnali più evidenti riguarda il rapporto con il concetto di performance. L’analisi mostra infatti un crescente rifiuto dell’idea di trasformare ogni aspetto della vita in un obiettivo da monitorare e migliorare costantemente.

Un esempio significativo riguarda l’attività fisica: l’opzione ‘muoversi per il piacere di farlo’ è stata scelta quasi tre volte più spesso rispetto ad approcci frammentati e orientati a risultati specifici.

Per Nic Palmarini, direttore del National Innovation Center for Ageing e co-fondatore dell’Edelman Longevity Lab, le persone non stanno chiedendo tecnologie sempre più sofisticate per controllarsi, ma il diritto a vivere il proprio corpo e il proprio tempo senza sentirsi costantemente misurate o valutate. Secondo Palmarini, ciò che i dati restituiscono è una fotografia di un cambiamento culturale profondo, in cui la longevità viene interpretata sempre più come un tema di equità e accesso.

Un cambiamento che attraversa generazioni e culture

Il nuovo approccio alla longevità sembra inoltre superare differenze anagrafiche e sociali. L’analisi evidenzia infatti una convergenza trasversale tra età e generi, con una partecipazione significativa dei più giovani: quasi la metà dei partecipanti aveva tra i 18 e i 34 anni.

Anche a livello internazionale emergono orientamenti coerenti, pur con alcune differenze culturali. A prevalere è la richiesta di interventi sistemici che coinvolgano lavoro, accesso al cibo, progettazione urbana e qualità degli spazi pubblici.

Una nuova agenda per istituzioni e aziende

“Questa ricerca evidenzia uno scarto sempre più evidente tra ciò che le persone chiedono e i modelli su cui si è costruita finora l’offerta di benessere,” commenta Fiorella Passoni, Ceo EDELMAN ITALIA e Global Chief Communication Officer dell’Edelman Longevity Lab. “Per le aziende è un segnale importante: la longevità non è più solo un trend, ma una dimensione strutturale che richiede nuove chiavi di lettura e una maggiore capacità di anticipare il cambiamento sociale”.