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In collaborazione con l’ Osservatorio creato da IAA per analizzare l’impatto della GenAI nella comunicazione pubblicitaria, ne abbiamo parlato con Laura Venuti, Direttrice Creativa Associata WE ARE SOCIAL.
Un’innovazione che continua a sorprendere
Nonostante la diffusione, l’AI continua a dimostrare il proprio valore in ambiti specifici. Tra questi, l’editing audio. Strumenti in grado di eliminare rumori di fondo, o ricostruire parti audio considerate perse, sono un passo avanti concreto per chi lavora quotidianamente sui contenuti, esempio chiaro di come l’AI risolvaproblemi, con un impatto diretto sulla qualità dell’output creativo.
Facilitatore o sabotatore: conta il processo di apprendimento
Nel processo creativo, l’AI può assumere un duplice ruolo. E’ facilitatore quando viene utilizzata come supporto operativo, aiutando a migliorare e velocizzare l’esecuzione di un’idea già definita. Al contrario, rischia di diventare sabotatore quando sostituisce il pensiero critico o interviene nella generazione dell’idea stessa. In tal senso, è rilevante il contesto di apprendimento. Chi ha sviluppato competenze senza AI tende a utilizzarla in modo più consapevole, come strumento per raggiungere un risultato già immaginato. Chi invece opera fin dall’inizio in un ambiente dominato dall’AI può essere più esposto al rischio di uniformarsi alla sua proposta.
L’integrazione nei team e il tema della responsabilità
Dal punto di vista organizzativo, l’introduzione dell’AI non rappresenta necessariamente una discontinuità. In contesti già orientati all’innovazione, si inserisce in modo naturale all’interno dei flussi di lavoro. Accanto alle opportunità, emerge però l’aspetto centrale della gestione dei dati e della responsabilità d’uso. Nel lavoro con i brand, spesso basato su informazioni confidenziali, diventa fondamentale valutare non solo come utilizzare l’AI, ma anche quando evitarne l’impiego, per tutelare privacy e proprietà intellettuale.
Priorità alla curiosità, non alla tecnica
Nella selezione di nuovi profili creativi, la competenza specifica sull’AI non è considerata prioritaria. Molto più rilevanti curiosità, attitudine alla scoperta, capacità di lavorare anche senza strumenti automatizzati. Le competenze tecniche, infatti, possono essere sviluppate nel tempo, mentre l’approccio mentale spesso non si impara.
Creatività e contesto italiano
Se chiediamo, in merito, il parere dell’AI, la risposta sarà equilibrata, senza spinta critica. La realtà, invece, parla dell’esigenza di mettere in discussione modelli esistenti per evitare l’omologazione. In questo senso, quindi, il rischio dell’effetto marmellata non è tecnologico, ma culturale. Dovremmo avere maggiore apertura alla sperimentazione, all’esplorare soluzioni meno convenzionali, accettando il maggiore grado di incertezza per costruire connessioni nuove.