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A pranzo la domenica: esordio alla regia di Mariella Sellitti. Al cinema dal 14 maggio

La sceneggiatrice della storica serie Don Matteo, propone una storia di crescita femminile, di seconde possibilità, e molto altro ancora. Perché se vivi solo di futuro, finisci per perdere il presente. E riprendersi la vita è ciò che capita alla protagonista del film
A pranzo la domenica, conferenza stampa

“La vita è quello che ti accade mentre stai facendo altri progetti”. Lo diceva John Lennon. Ed è una delle frasi preferite di Mariella Sellitti, sceneggiatrice e regista di A pranzo la domenica, film con protagonista Lorenza Indovina, stato presentato ieri, 27 aprile, a Roma. “Questa storia nasce tanti anni fa, da un racconto che avevo sentito a casa dei miei” ricorda l’autrice. “Quello di una famiglia con due fratelli maschi e la sorella che li aveva lasciati perché si era sposata a 50 anni. La protagonista del mio film è una donna che a quell’età si prende una seconda possibilità. Credo nei piani B, credo nel fatto che possiamo sempre cambiare la nostra vita. Mi piace pensare che per ognuno di noi la vita che si trova a condurre non è quella che sente addosso”. Da qui le due frasi più belle del film. Quella di John Lennon e quella che, a un certo punto, dice l’ex fidanzato della protagonista, interpretato da Cesare Bocci. “Non aspettare che la vita accada, falla accadere”. Commenta la regista: “Tranne che per l’amore, la forza di volontà serve a cambiare le cose”.

Trama

A pranzo la domenica è la storia Adele (nome che rimanda a Truffaut ma anche a La vita di Adele di Abdellatif Kechiche), una donna di 55 anni che, negli ultimi 18, ha assistito la madre gravemente malata. Quando questa muore, si trova in difficoltà. Non ha più la pensione, non lavora, non può mantenere la casa. Così i due fratelli, un funzionario comunale e un imprenditore, le consigliano – molto interessati – di venderla. Adele si trova a vivere con la zia Luisina, la zia paterna, e la figlia Mena, che ha la sindrome di Noonan.

Un film scritto con in mente Lorenza Indovina

Mariella Sellitti è allieva di Ugo Pirro e, come già detto, è la sceneggiatrice della storica serie tv Don Matteo. Questa è la sua prima regia. “Il film è nato come una sceneggiatura, man mano che andavo avanti lo vedevo e vedevo come protagonista Lorenza Indovina. Le ho fatto leggere il progetto e si è innamorata”. (Lorenza Indovina non era presente alla conferenza stampa perché anche lei è diventata regista e sta girando un documentario).

Per riscattarsi una donna non ha bisogno di un uomo

È inusuale, e quindi molto bello, che un film si trovi a parlare delle cose ordinarie, dei piccoli grandi problemi di tutti i giorni. Di quella vita, appunto, che ti accade mentre fai altri piani, o quando forse i piani non li fai neanche più. Così la situazione economica, e familiare, si trova a mettere Adele in un angolo, non voluta, non richiesta, sfruttata. E accade che lei, cogliendo un segnale dopo l’altro, si trovi a mettere in pratica una sorta rinascita, e anche di rivincita. Tutto è chiaro nel finale, che ha un’aria sognante e incantata. “Il finale è reale ma è collocato in una cornice onirica” spiega la regista. “L’obiettivo era quello di condensare in una scena il cambiamento. Non sappiamo dove è andata Adele, dove ha aperto il suo bistrot. Ha cambiato vita, si veste di bianco. È tutto simbolico. Ma è reale. È il finale della mia prima stesura. Ci sono state altre stesure in cui mi consigliavano che Adele raggiungesse un uomo. Ma perché? Si riscatta da sola”. Se ricordate, è lo stesso tema della protagonista di C’è ancora domani di Paola Cortellesi, che si credeva raggiungesse un uomo, mentre andava a fare qualcosa di importante per sé.

La cittadina di provincia che ti etichetta

È una storia di emancipazione femminile, ma non di quelle che siamo soliti vedere, quella della liberazione di un uomo violento e prevaricatore. Qui c’è l’emancipazione di tutto un sistema: dalla famiglia, fatta anche da altre donne, le cognate. E da un intero paese, uno di quei paesini di provincia che ti etichettano e poi ti vogliono sempre così, tanto che non puoi essere altro. “La provincia è un posto che ti etichetta, se non te ne vai non puoi diventare quello che vuoi” aggiunge Elonora Pieroni, una delle attrici.

Finalmente si parla di caregiver

Persone di cui nessuno parla mai. “Il primo soggetto è di 15-20 anni fa” ci risponde la regista. “Il termine caregiver ancora non si usava. È ritornato in auge, è tornata attuale l’idea di donne e uomini che non riuscendo a mantenersi anche involontariamente, diventano caregiver”.

L’unica sincera è la ragazza con la Sindrome di Noonan

A pranzo la domenica, allora, è il momento in cui Adele incontra i familiari, i fratelli, le cognate, in cui ognuno mette in mostra sè stesso, i suoi risultati e magari denigra gli altri. “Nei pranzi della domenica in famiglia ci sono dei messaggi, che sono molto taglienti” commenta Eleonora Pieroni. E allora è interessante come, tra tutti i suoi familiari, l’unica persona di cui si fidi Adele, l’unica con cui stringe un legame sincero è Mena, la nipote, una ragazza che ha dei problemi. “Il rapporto con Mena nasce da un’esperienza di vita” spiega l’autrice. “Ho una nipote affetta da Sindrome di Noonan. È una sindrome ad ampio spettro, che tocca persone diverse tra loro. Tra i tratti comuni c’è soprattutto questa forma di fanciullezza che rimane. È una chiusura rispetto alla società che ti circonda: le persone affette dalle rasopatie sono selettive verso le persone con cui intrattenere relazioni sociali. Mena sceglie Adelina. Inizia a dirle ‘ti odio’. E finiscono per essere sorelle”.

di Maurizio Ermisino