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La popstar ha depositato tre nuove richieste di trademark negli Stati Uniti, includendo due clip vocali e una celebre fotografia. Le domande includono anche i cosiddetti ‘sound marks’, una delle applicazioni meno comuni del diritto dei marchi, che permette di registrare elementi audio distintivi. In questo caso, si tratta di brevi frasi pronunciate dalla cantante, utilizzate in contesti promozionali legati al suo brand. Secondo diversi esperti di proprietà intellettuale si tratta di un utilizzo ancora poco esplorato del sistema dei trademark, soprattutto applicato alla voce di una celebrity.
Le clip vocali e l’immagine ‘Eras Tour’
Le due registrazioni audio mostrano la cantante mentre promuove il suo album ‘The Life of a Showgirl’, con messaggi rivolti ai fan e alle piattaforme di streaming. La terza richiesta riguarda invece una fotografia della cantante sul palco durante l’Eras Tour, in cui appare con chitarra rosa e outfit scenico, una delle immagini più riconoscibili della sua recente fase artistica.
Il contesto: AI, deepfake e vuoti normativi
La mossa arriva in un momento in cui l’industria dell’intrattenimento sta facendo i conti con la capacità dell’intelligenza artificiale di generare contenuti estremamente realistici, incluse imitazioni vocali e visive di artisti reali. Secondo gli esperti, il problema principale è che il copyright tradizionale non copre pienamente i contenuti generati dall’AI quando non esiste una copia diretta di materiale originale.
Il trademark come strumento di protezione dell’identità
In questo scenario, il trademark diventa uno strumento alternativo di tutela. Non protegge solo le opere, ma anche gli elementi distintivi dell’identità pubblica di un artista. In teoria, questo potrebbe consentire azioni legali contro contenuti AI che riproducono voce o immagine riconoscibili, anche senza una copia diretta di registrazioni originali.
Una strategia già consolidata per il brand Swift
Taylor Swift ha già depositato centinaia di trademark negli Stati Uniti attraverso TAS Rights Management, a difesa del proprio ecosistema di brand. Questa nuova iniziativa rappresenta però un passaggio ulteriore: dalla protezione commerciale alla protezione identitaria, in risposta diretta alle tecnologie di generazione sintetica.