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Giovani professionisti e studenti universitari hanno rappresentato la grande grande maggioranza di partecipanti ai Digital Design Days di Milano, abbeverandosi, letteralmente, alle masterclass che si sono succedute nei tre giorni intensi di lavoro. In questo breve excursus, e nei giorni prossimi, daremo conto di alcune di esse, che rappresentano, per diversi aspetti, visioni differenti del futuro, cominciando da Nico Neubert, Principal Creative di Runway and Creative Director indipendente, che ha scelto ‘The missing ingredient: POV’ come tema del suo speech.
Il ‘superpotere’ creativo e il rischio dell’omologazione
“L’intelligenza artificiale non rappresenta più una promessa futuribile, bensì una realtà consolidata e pervasiva”, ha riconosciuto Neubert. “Chiunque operi oggi nel settore digitale ne fa uso, più o meno consapevolmente, attraverso modelli linguistici o generativi. Il dato più rilevante è la velocità di questa trasformazione: se il passaggio storico tra software come Photoshop, Sketch e Figma ha richiesto parecchi anni di adattamento, l’AI sta evolvendo a un ritmo tale da superare ogni precedente transizione tecnologica”.
L’attuale era tecnologica ha democratizzato la creazione, conferendo ai singoli creativi poteri quasi illimitati: “Se puoi immaginarlo, oggi puoi praticamente costruirlo”. Tuttavia, questa capacità di generare contenuti in tempo reale rischia di diventare una ‘nuova normalità’ priva di valore se ci si limita a inseguire la perfezione tecnica.
Neubert evidenzia come la rincorsa alla risoluzione e alla potenza di calcolo ricordi la corsa alla Luna: per la NASA il satellite era la destinazione, ma per un creativo la meta è la storia da raccontare. Senza un intervento umano critico, il rischio è quello di produrre ciò che l’industry definisce ‘slop’: un contenuto spazzatura, ovvero un materiale che scorriamo senza che riesca a stabilire una connessione emotiva con chi guarda.
L’ingrediente mancante: l’intenzione umana
Il cuore della riflessione risiede nell’individuazione del cosiddetto ‘punto di vista’ (o POV), definito come l’ingrediente mancante nel dibattito attuale. Il POV non è semplicemente uno stile o un’opinione, ma una cornice e un’intenzione profonda: “Qualcosa di integrale a te come creativo che non puoi separare dall’opera”, ha sottolineato Neubert, perché l’AI può risolvere il ‘come’ esecutivo, ma solo l’essere umano può definire il ‘cosa’ e il ‘perché’.
Come ironicamente osservato dal relatore, abbiamo ormai superato i limiti tecnici iniziali, “abbiamo risolto il problema delle sei dita e di Will Smith, che può finalmente mangiare spaghetti”, ma la vera sfida resta quella di infondere anima e significato nel risultato finale.
L’evoluzione dell’AI sta trasformando il ruolo del professionista da esecutore a collaboratore o “regista”. In questo contesto, il valore si sposta dall’abilità tecnica alla capacità di giudizio e alla curatela.
Neubert propone una visione dell’AI come un ‘buon collaboratore’ che non deve limitarsi a compiacere il creativo, ma deve possedere preferenze e persino il coraggio di dissentire. Sebbene un ‘no’ possa apparire inefficiente per un algoritmo, è fondamentale per il dialogo creativo: “Il ‘no’ non è efficiente, rallenta la soluzione. Tuttavia, come creativi, noi vogliamo sempre quel dialogo e quell’opposizione”, ha ribadito Neuberg.
La visione del futuro: realtà multiple e sogni
Proiettandosi verso i ‘General World Models’, Neubert immagina sistemi capaci di comprendere la fisica e le emozioni, permettendoci non solo di generare mondi, ma di interagirvi. Utilizzando una metafora della fisica quantistica, descrive realtà parallele bizzarre: mondi in cui i dinosauri sono animali domestici difficili da addestrare o dove le persone si smontano la testa dal collo quando hanno bisogno di un taglio di capelli.
Questa visione serve a ricordare che, in un mondo dove l’AI può generare qualsiasi cosa, la dote più preziosa resta il gusto umano, qualcosa che “si ha intrinsecamente o non si ha per nulla”, riflette Neuberg, mentre la capacità di sognare (e non di realizzare) nuove realtà rimane un’esclusiva dell’immaginazione umana.
L’intervento si chiude con un invito a non temere la sostituzione tecnologica, bensì ad abbracciare una nuova ‘età dell’oro’ della creatività. La sfida finale lanciata ai professionisti è netta e consapevole: “Che cosa volete creare con tutti questi strumenti potenti?”, conclude Neubert, ricordando a tutti che l’autentica originalità e la narrazione continueranno a essere sovrane, trovando nell’AI un alleato per raccontare storie migliori.
di Massimo Bolchi
Chi è Nico Neubert
Creative Director indipendente e Principal Creative presso Runway, una delle realtà più innovative nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla creatività e alla produzione audiovisiva. Il suo lavoro si concentra sull’incontro tra storytelling, design, cinema e tecnologie generative, con un approccio fortemente sperimentale e orientato all’innovazione visiva.
Nel corso della sua carriera ha sviluppato progetti creativi per brand internazionali, artisti musicali e produzioni digitali, distinguendosi per la capacità di integrare AI, motion design e linguaggi cinematografici contemporanei. Parallelamente all’attività in Runway, opera come Creative Director freelance collaborando con aziende e talenti di rilievo internazionale come Volkswagen Group, Red Bull, J Balvin, Thirty Seconds to Mars, Jared Leto, Tchami e Malaa.
Il suo profilo professionale unisce direzione creativa, art direction, visual storytelling e sviluppo di workflow basati sull’AI, contribuendo alla definizione di nuovi standard nel settore dell’AI filmmaking e della creatività generativa.
Nel tempo ha ricevuto diversi riconoscimenti nell’ambito delle creative technologies e dell’AI cinema, tra cui menzioni ai Webby Awards e premi dedicati alla regia e alla sperimentazione con strumenti di intelligenza artificiale. Per maggiori informazioni e portfolio: iamneubert.com.