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Ne parliamo con il fouder Filippo Spiezia, che quest’anno ha siglato una partnership con Davide Bertagnone di Dreel Holding Live Enterteinment proprio allo scopo di accelerare un disegno strategico che pretende, per un evento di questo calibro, gli onori di una ribalta di grande respiro. Non che in questi 10 anni non abbia avuto successo, lo dimostrano le oltre 3000 persone presenti a questa edizione, ma la caratura degli speaker che si alternano sul palco e il networking che si genera (riunisce tutta la filiera: brand, agenzie, designer, investitori) lo dovrebbero rendere un momento di formazione irrinunciabile per chiunque si occupi di marketing, comunicazione, strategie di business, innovazione, digital design, visto che l’AI non sarà tecnologia di passaggio, ma modello di trasformazione con cui dovremmo imparare a convivere, meglio, dovremmo dirigere. L’obiettivo futuro, dunque, è anche di far evolvere il DDD in piattaforma editoriale e community attiva tutto l’anno. Ed è qui che si gioca la scalabilità futura.
Un palco davvero globale
Basta scorrere il programma, il livello degli speaker racconta meglio di qualsiasi definizione il posizionamento di questo evento. Tra tutti, nomi come Stefan Sagmeister (per la prima volta presente a un evento di questo tipo), uno dei designer più influenti al mondo, noto per aver ridefinito il rapporto tra design e narrazione visiva; Wesley ter Haar, alla guida di Monks, organizzazione da oltre 7.000 persone che ha trasformato il proprio modello in una AI-first company senza riduzione del personale; Emily Rickard, Ceo di Buck, una delle più influenti agenzie di produzione; Philippe Maggs, punto di riferimento nell’evoluzione dei design system per brand e agenzie.
AI: da minaccia a leva
Uno dei temi centrali dell’edizione 2026 è l’intelligenza artificiale. Ma con un approccio radicalmente diverso da quello dominante. Come sottolinea Spiezia, non si parla di teoria o hype, l’obiettivo è mostrare come l’AI stia trasformando il modo di lavorare, accelerando processi senza sostituire le competenze. Il sopra citato caso di Monks è emblematico, un’agenzia globale che ha integrato l’AI mantenendo e valorizzando il capitale umano, insomma senza licenziare nessuno.
Da evento a piattaforma: la sfida dei prossimi anni
Dopo un decennio di crescita, il progetto punta a evolvere in una media platform attiva 365 giorni l’anno. Un passaggio coerente con il mercato: gli eventi non sono più momenti isolati, ma hub di contenuti, networking e formazione continua. Per scalare, serve però una struttura più ampia ed è l’obiettivo che Spiezia vuole realizzare nel prossimo futuro.