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Oltre al riconoscimento per il miglior cortometraggio, saranno assegnati anche due premi speciali: l’AI for Good Award, dedicato ai progetti capaci di interpretare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, e il Reply AI Studios Grand Prix, riservato all’eccellenza nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno del processo creativo.
I finalisti esplorano nuove forme del racconto
I dieci cortometraggi selezionati interpretano il tema dell’edizione 2026, ‘Imaginatio Nova’, esplorando il rapporto tra creatività umana e tecnologia e mostrando come l’intelligenza artificiale possa intervenire nelle diverse fasi della produzione, dalla scrittura alla post-produzione.
Tra i finalisti figurano opere realizzate da AI filmmaker, registi e collettivi creativi provenienti da Canada, Cina, Italia, Regno Unito, Australia, Stati Uniti e Spagna. I progetti spaziano dalla fantascienza al drama, dall’animazione alla sperimentazione visiva, mettendo in evidenza approcci differenti all’utilizzo dell’AI come strumento narrativo.
Anche il pubblico può votare
Fino al 1° settembre sarà possibile vedere i dieci cortometraggi finalisti sulle piattaforme aiff.reply.com e WeShort e votare il proprio preferito, contribuendo all’assegnazione del Community Award, promosso in collaborazione con WeShort.
Sky Italia media partner del Festival
Una collaborazione che rafforza ulteriormente il posizionamento dell’iniziativa nel panorama media & entertainment e il dialogo tra innovazione tecnologica, creatività e nuove forme di narrazione audiovisiva.
I 10 cortometraggi finalisti
- A Face Only A Mother Could Love, di Robert Gaudette, AI filmmaker e regista (Canada)
La storia segue Marcel, un solitario ballerino parigino fermamente convinto della propria bellezza. La sua vita appartata cambia quando una donna, che lo osserva di nascosto da anni, decide finalmente di avvicinarlo in un parco, dando origine a un legame profondo. Attraverso l’utilizzo di Grok, Nano Banana e Seedance, l’intelligenza artificiale ha rappresentato l’unica strada possibile per tradurre visivamente la sceneggiatura, superando l’assenza di budget, cast e troupe.
- Centenarian Kindergarten, di 2xLabs, studio creativo e collettivo di visual artist (Cina)
In un futuro distopico ambientato nel 2090, segnato dall’azzeramento delle nascite, quattro centenari fuggono da una struttura asettica in cui assistenti AI impongono una felicità obbligatoria, nel tentativo di riconquistare le proprie imperfezioni umane. Grazie a Nano Banana Pro e Jimeng SeedAce 2.0, l’AI ha abbattuto le barriere economiche, permettendo di riprodurre con grande precisione la pelle anziana all’interno di ambienti sintetici, senza ricorrere a costosi set futuristici o a complessi interventi di trucco prostetico.
- GO HOME, di Simone Paradiso, AI filmmaker e regista (Italia)
Nella New York del 1999, quattro adolescenti scoprono un bunker militare nascosto, dando inizio a un’avventura fantascientifica tra mistero, paura e l’enigmatico legame con una solitaria ragazza del gruppo. Attraverso l’uso di Higgsfield Soul Cinema, GPT Image 2.0 e Seedance 2.0, l’intelligenza artificiale ha eliminato ostacoli fisici ed economici, consentendo a una troupe ridotta di ricreare complesse ambientazioni anni Novanta e imponenti strutture militari sotterranee, accelerando al tempo stesso il processo di sviluppo e revisione creativa.
- Kev, di Mike Bennion, regista (Regno Unito)
Il cortometraggio propone un’esplorazione intima dell’esperienza personale di Kev con la cecità, mettendo in luce le persone, i legami e gli aspetti della vita quotidiana per lui più importanti. Grazie all’utilizzo di Midjourney, Nano Banana, Kling, Veo 3 ed ElevenLabs, l’AI è stata fondamentale per superare barriere economiche altrimenti insormontabili e realizzare un film profondamente personale, che con strumenti tradizionali sarebbe risultato troppo costoso e complesso da produrre.
- Le Drip, di Alex Naghavi ed Ezra Li, visual artist e registi (Australia e Stati Uniti)
Questo cortometraggio animato, caratterizzato da un’estetica pittorica, racconta l’ultimo giorno sulla Terra attraverso dipinti a olio viventi, animati da dense pennellate materiche in movimento, esplorando le emozioni umane. Realizzato principalmente con Flora, insieme a Nano Banana, Claude, Seedance e Runway, il progetto ha utilizzato l’AI per creare una complessa animazione pittorica in tempi notevolmente ridotti rispetto a quelli richiesti dal lavoro di un singolo artista, rendendo questa particolare estetica visiva accessibile anche ai filmmaker indipendenti.
- Little Mes, di Salad Collective, studio creativo e collettivo di registi (Spagna)
Un monologo interiore osserva le molteplici vite parallele e possibili di un personaggio, tutte coesistenti nello stesso momento, esplorando la tensione tra la vita realmente vissuta e i percorsi rimasti aperti. Sviluppato attraverso Kling, Veo 3.1, Seedance e Suno, il progetto ha adottato l’AI come medium centrale, consentendo un processo continuo di sperimentazione per indagare nuove forme narrative, difficilmente realizzabili attraverso modelli di produzione tradizionali.
- Once Upon a Time on the Dnieper River, di Yi Wang, regista (Cina)
Ambientata nel 2026, sullo sfondo del fronte russo-ucraino, la storia segue un soldato disperso sulle rive del fiume Dnepr, al quale viene affidata una missione particolarmente delicata e pericolosa. Utilizzando Nano Banana per la generazione delle immagini, insieme a Dreamina e Vidu per il video, l’AI ha permesso di realizzare complesse scene di guerra contemporanea e dialoghi ricchi di sfumature, che sarebbe stato impossibile girare a causa delle forti limitazioni di risorse.
- Passenger, di Yuanbo Song, AI filmmaker e regista (Cina)
Mira, sopravvissuta a uno tsunami, restaura le sculture dei propri genitori, ma un misterioso intruso le distrugge poco prima di un devastante terremoto. Solo in seguito si scopre che l’uomo stava in realtà cercando di salvarla. Attraverso l’uso di Runway Gen 4.5, Higgsfield, Seedance 2.0 e Kling 3.0, l’intelligenza artificiale ha consentito di creare in modo efficiente scene catastrofiche di grande scala e paesaggi urbani in rovina, riducendo sensibilmente tempi e costi rispetto ai tradizionali processi di effetti speciali e CGI.
- The Child of the Sea, di Ibai Abad, artista stop-motion e regista (Spagna)
Un ragazzo-pesce intraprende un viaggio attraverso la Spagna del XVII secolo per ricongiungersi con la madre, affrontando scherno e paura. Il film esplora i temi della diversità, dell’appartenenza e dell’accettazione. Attraverso un flusso di lavoro ibrido, basato sull’utilizzo di Magnific e su un montaggio guidato dall’intervento umano, l’AI ha agito come assistente di produzione, rendendo possibile la creazione di un vasto universo tattile in stop-motion che, attraverso metodi fisici tradizionali, sarebbe risultato economicamente e tecnicamente irrealizzabile.
- Website, di Jiaze Li, interactive media artist e regista (Cina)
Un film di fantascienza speculativa che esplora una piattaforma capace di trasmettere eventi impossibili provenienti da altri mondi, in cui l’atto stesso di osservare modifica attivamente la realtà e influenza la cultura. Attraverso Veo 3, Runway, Kling e Seedance 2, insieme allo sviluppo di un’esperienza web interattiva, l’AI ha favorito una rapida iterazione creativa, ampliando il processo produttivo e permettendo di dare vita a un’esperienza narrativa immersiva, difficilmente realizzabile con strumenti tradizionali.