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L’ONU avverte: l’AI nella pubblicità può alimentare la crisi della disinformazione

Un nuovo report invita brand e istituzioni a introdurre regole e maggiore trasparenza per evitare effetti sistemici sull’ecosistema digitale
Immagine ONU

Con oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti globali, l’advertising è uno dei principali meccanismi che determinano quali contenuti emergono, circolano e vengono monetizzati online. È su questo equilibrio che interviene il nuovo alert delle Nazioni Unite, che richiama l’attenzione sul ruolo – spesso sottovalutato – dei brand nel guidare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale applicata alla comunicazione.

Il report: AI e integrità dell’informazione

Nel documento ‘Strengthening Information Integrity: Advertising, Artificial Intelligence and the Global Information Crisis’, realizzato con il Conscious Advertising Network, emerge una preoccupazione chiara: l’adozione non governata dell’AI sta amplificando criticità già presenti nell’ecosistema digitale. Con strumenti sempre più integrati nei processi di media buying e produzione dei contenuti, l’intelligenza artificiale accelera dinamiche che incidono direttamente sulla qualità dell’informazione.

Più velocità, meno controllo

Il rischio principale è una moltiplicazione degli effetti distorsivi: la diffusione di contenuti fuorvianti o polarizzanti si accelera, mentre i flussi pubblicitari continuano a finanziarli indipendentemente dalla loro qualità. A questo si aggiunge la scarsa trasparenza dei sistemi basati su AI, che rende più difficile tracciare responsabilità, valutare l’efficacia degli investimenti e contrastare fenomeni come frodi o inefficienze.

Fiducia in calo, performance sotto pressione

Il tema non riguarda solo l’impatto sociale. Secondo il report, la perdita di fiducia negli ambienti digitali sta già influenzando i risultati delle campagne. Se gli utenti percepiscono le piattaforme come meno affidabili, diminuiscono attenzione ed engagement. E con loro, anche il ritorno sugli investimenti pubblicitari.

Innovare, ma con responsabilità

“L’advertising finanzia i sistemi che plasmano ciò che le persone vedono e in cui credono. Senza interventi rapidi, l’AI rischia di accelerare la crisi dell’integrità informativa”, ha spiegato in una nota Charlotte Scaddan delle Nazioni Unite. Una posizione condivisa anche dal Conscious Advertising Network, che sottolinea come la sfida non sia rallentare l’innovazione, ma garantirne un impatto sostenibile per il business e la società.

Il nodo: trasparenza e governance

Il report invita a un’azione coordinata. Da un lato, i policymaker sono chiamati ad allineare le normative su AI e pubblicità agli standard internazionali sull’integrità dell’informazione. Dall’altro, i brand devono esercitare un ruolo più attivo, chiedendo maggiore trasparenza lungo la filiera e orientando gli investimenti verso ambienti media di qualità. Le evidenze citate indicano che una maggiore trasparenza nel media buying non è solo una scelta etica, ma anche efficace: può tradursi in miglioramenti concreti delle performance.

Il potere (e la responsabilità) dei brand

Nel nuovo scenario delineato dall’intelligenza artificiale, i brand non sono semplici inserzionisti. Attraverso le loro scelte contribuiscono a definire le regole del gioco: quali contenuti vengono sostenuti, quali piattaforme rafforzate, quale qualità dell’informazione resa possibile. E proprio da qui, secondo le Nazioni Unite, passa una parte decisiva della tenuta dell’intero ecosistema digitale.