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Il mercato italiano dell’Internet of Things conferma nel 2025 una crescita a doppia cifra, raggiungendo un valore di 10,9 miliardi di euro, in aumento del 12% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, secondo cui nel Paese sono oggi attivi 175 milioni di oggetti connessi, circa tre per abitante. A trainare il comparto sono soprattutto le applicazioni per le Utility (1,87 miliardi di euro), seguite da Smart Car (1,76 miliardi) e Smart Building (1,4 miliardi), mentre Smart Factory e Smart City si confermano stabilmente sopra la soglia del miliardo.
Evolve l’offerta di soluzioni IoT, con sempre più aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati dagli oggetti connessi e sviluppare nuovi servizi, integrando anche soluzioni di Intelligenza Artificiale: i servizi basati su IoT raggiungono un valore di 4,5 miliardi di euro, mentre il 53% delle grandi imprese e il 33% delle medie ha già iniziato a integrare AI e IoT nei propri processi o intende farlo entro il prossimo anno.
In ambito industriale, 7 grandi aziende manifatturiere su 10 (71%) hanno già avviato almeno un’iniziativa IoT e fanno registrare grande interesse per l’avvio di nuovi progetti anche nei prossimi anni. Ma la complessità del Piano Transizione 5.0 limita la diffusione su larga scala, con oltre un terzo delle imprese (36%) che lamenta difficoltà burocratiche. Nonostante ciò, l’Intelligenza Artificiale sta entrando con forza nei processi produttivi e gestionali: il 30% delle grandi imprese usa soluzioni di Industrial AI, le medie imprese hanno raddoppiato l’adozione dal 6% al 12% in un solo anno.
“L’offerta di soluzioni IoT continua a evolvere, spingendo sempre più aziende a valorizzare i dati raccolti dagli oggetti connessi per sviluppare nuovi servizi e integrare l’Intelligenza Artificiale”, osserva nella nota Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio IoT. “Oggi oltre la metà delle grandi imprese e un terzo delle medie stanno già lavorando in questa direzione o prevedono di farlo entro un anno. È inoltre significativo che il 40% delle imprese riporti ritorni sull’investimento già misurabili, a dimostrazione di come l’Intelligenza Artificiale possa tradursi in valore economico diretto”.
“In uno scenario globale sempre più complesso, l’Internet of Things rappresenta una leva fondamentale per la competitività delle aziende del nostro Paese”, aggiunge Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio IoT. “Prosegue la crescita del mercato e cresce l’interesse delle aziende verso nuovi progetti. Un ruolo chiave è stato giocato anche dagli incentivi Transizione 4.0 e 5.0, con rispettivamente 2,2 e 2,75 miliardi di euro erogati nel 2025 e ben 9,8 miliardi previsti nei prossimi tre anni, che daranno ulteriore slancio al comparto. Tuttavia, la complessità procedurale e le continue revisioni normative relative al Piano 5.0 hanno spesso generato forte incertezza tra le imprese”.

I principali ambiti di mercato
Le soluzioni per le Utility guadagnano il primo posto per valore di mercato, con tasso di crescita ben superiore alla media del mercato (+18%, 1,87 miliardi di euro). Merito della forte diffusione delle soluzioni di smart metering idrico, con 1 milione di nuovi contatori messi in servizio nel 2025 (raggiunta quota 24% del parco totale). Ma anche delle applicazioni IoT per le infrastrutture energetiche, come cabine primarie e secondarie, dighe e acquedotti. Mentre in ambito elettrico e gas prosegue la sostituzione degli smart meter con contatori di seconda generazione.
La Smart Car scende al secondo posto per fatturato (1,76 miliardi di euro, +6), ma le soluzioni di connettività per i veicoli continuano a estendersi: a fine 2025 erano 6,5 milioni i veicoli nativamente connessi tramite SIM in Italia (+16%, 15,8% del parco circolante) e 10,6 milioni le box GPS/GPRS installate (+1%).
Lo Smart Building cresce, ma conferma un rallentamento rispetto agli scorsi anni (1,4 miliardi di euro, +2%) a causa della rimodulazione degli incentivi fiscali legati al Superbonus e della normalizzazione della domanda di dispositivi per il risparmio energetico dopo i picchi degli scorsi anni. Nel 2026 sono previste però importanti novità normative, che potrebbero spingere il comparto.
Seguono, in quarta e quinta posizione nel mercato, la Smart Factory (1,16 miliardi, +12% rispetto al 2024) e la Smart City (1,03 miliardi, +0%). Il risultato in ambito industriale deriva da una maggiore adozione di tecnologie avanzate in fabbrica, in primis AI (+11% vs 2024) e IoT (+2%). A sostenere la dinamica hanno contribuito anche gli incentivi generando però a loro volta anche complessità e incertezza applicativa, soprattutto in relazione al Piano 5.0. In ambito Smart City permangono le luci e ombre registrate già negli scorsi anni: il 31% dei comuni italiani ha avviato almeno un progetto, il 17% lo ha fatto nell’ultimo triennio 2023-25 grazie soprattutto ai bandi PNRR. La carenza di personale e di competenze adeguate si confermano i principali ostacoli all’avvio e al consolidamento dei progetti.
La Smart Home cresce dell’11% e raggiunge per la prima volta 1 miliardo di euro, trainata soprattutto dal comparto della sicurezza, mentre rallenta il segmento legato al risparmio energetico. Crescono a ritmi inferiori alla media Smart Logistics (900 milioni di euro, +9%) e Smart Agriculture (600 milioni di euro, +9%), sostenute dalla gestione delle flotte da un lato e dall’adozione di macchinari e sistemi di monitoraggio connessi dall’altro. Sono molto positive le performance dello Smart Asset Management (425 milioni di euro, +18%), grazie soprattutto alla connettività nativa integrata nei nuovi asset, e della Smart Transportation Infrastructure (270 milioni di euro, +17%), spinta dagli investimenti pubblici e dai progetti legati al PNRR.

L’Industrial IoT
Il 71% delle grandi imprese industriali italiane ha già implementato almeno un progetto IoT, a fronte del 59% registrato tra le medie imprese. Il divario si è via via ridotto nel tempo e riflette differenze di scala, risorse e capacità organizzativa. Il dinamismo del comparto è confermato anche dalle intenzioni d’investimento future: il 73% delle grandi imprese e il 64% delle medie intende sviluppare nuove iniziative nei prossimi anni, percentuali in aumento rispetto al 2024.
Nell’ultimo anno, la crescita dei progetti Industrial IoT è stata sostenuta in misura significativa dagli incentivi dei Piani Transizione 4.0 e 5.0, rispettivamente con 2,2 e 2,75 miliardi di euro erogati. Tuttavia, la complessità procedurale e le continue revisioni normative relative al Piano 5.0 hanno generato forte incertezza. Non solo: sono rimasti in sospeso ben 1,5 miliardi di euro di incentivi richiesti ma non ancora allocati, creando di fatto una “lista d’attesa” di 7.000 aziende che avevano già presentato progetti 5.0 congrui. Una lista che, seppur con ritardo, verrà totalmente coperta dallo stanziamento aggiuntivo di 1,5 miliardi di euro previsto dall’intervento correttivo del Governo.
Inoltre, la dotazione finanziaria del nuovo piano Transizione 5.0, valido per il triennio 2026-28, è stata ulteriormente rafforzata di 1,4 miliardi di euro, passando da 8,4 a 9,8 miliardi. Oltre un terzo delle aziende (36%) ha avuto nelle difficoltà burocratiche il principale ostacolo all’accesso ai fondi della Transizione 5.0. Il 29% ha giustificato la mancata partecipazione con l’impossibilità di misurare con precisione i risparmi energetici richiesti, il 21% ha preferito optare esclusivamente per il Piano 4.0, considerato più consolidato.
L’analisi dei progetti mostra che l’Intelligenza Artificiale sta entrando con forza nei processi produttivi e gestionali. Poco meno di una grande impresa su tre (30%) utilizza oggi soluzioni di Industrial AI (+11% vs 2024), mentre le medie imprese hanno raddoppiato l’adozione, passando dal 6% al 12% in un solo anno. Gli ambiti di applicazione più diffusi sono quelli della cybersecurity e riconoscimento immagini (55%), poi manutenzione predittiva (49%) e ottimizzazione della produzione (45%). Il 40% delle imprese che hanno avviato progetti evidenzia un ritorno positivo sull’investimento, a dimostrazione di come l’Intelligenza Artificiale possa tradursi in valore economico tangibile.
Le reti
Le applicazioni IoT su rete cellulare hanno un peso significativo sul mercato complessivo (il 39%, con un valore di 4,3 miliardi di euro) e sono in ripresa rispetto agli scorsi anni (+7% nel 2025). Ma a trainare la crescita sono le applicazioni su reti alternative, che valgono 6,6 miliardi di euro, pari al 61% del mercato, con un incremento del +16% in un anno.
In particolare, aumentano le applicazioni IoT con tecnologie WiFi (il 31% delle connessioni totali, +15%), quelle Bluetooth (22%, +14%) e LPWA – Low Power Wide Area su reti LoRaWAN, NB-IoT e Sigfox (10 milioni a fine 2025, +20%). Sono cresciute in misura minore le tecnologie ZigBee e 169MhZ.
Le tecnologie abilitanti
Le tecnologie satellitari stanno rivoluzionando l’IoT. In particolare, le Non-Terrestrial Networks (NTN) estendono il 5G alla connettività satellitare e consentono ai dispositivi compatibili di comunicare tramite satelliti Low Earth Orbit, secondo standard 3GPP. Questa evoluzione apre nuove opportunità per la connettività globale, riducendo la dipendenza dalle infrastrutture terrestri. L’implementazione industriale delle NTN sta accelerando: gli operatori satellitari integrano payload 5G e i produttori di chipset abilitano il supporto NTN nei modem di nuova generazione.
“La convergenza tra 5G e NTN sta dando vita a una nuova generazione di soluzioni che combinano i benefici delle tecnologie satellitari con quelli delle reti a bassa potenza, come 5G RedCap”, spiega Antonio Capone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet of Things. “Ciò permette una copertura globale con maggiore flessibilità rispetto a soluzioni tradizionali come NB-IoT. Nonostante sfide legate a latenza, efficienza energetica e gestione del link budget, l’integrazione terra-orbita segna un’importante evoluzione della connettività, spianando la strada a una copertura 5G realmente ubiqua”.
Ma non è solo il 5G a beneficiare delle reti satellitari. L’integrazione delle reti LPWA con costellazioni satellitari, come nel caso di LoRaWAN, ne sta favorendo l’espansione in ambiti come Smart Metering e monitoraggio ambientale. Le soluzioni LPWA continuano a garantire copertura in scenari remoti, ma l’adozione delle NTN consente anche collegamenti diretti satellite-dispositivo, ampliando ulteriormente le possibilità di connettività, con vantaggi in termini di efficienza energetica e autonomia.

AI e Internet of Things
I vantaggi del connubio tra IoT e AI stanno diventando sempre più visibili, con l’apertura di nuovi scenari di utilizzo e l’amplificazione dei vantaggi derivanti dall’impiego di dispositivi connessi. Un esempio è dato dai sistemi di Agentic AI: sistemi basati su agenti intelligenti in grado di perseguire obiettivi specifici in modo autonomo o semi-autonomo, interagendo con l’ambiente circostante e adattando il proprio comportamento in funzione dei risultati ottenuti.
Poi c’è l’Edge AI, che consente di disporre di capacità di elaborazione e modelli di Intelligenza Artificiale direttamente a bordo dei dispositivi connessi o in prossimità della fonte del dato. L’Edge AI consente di ridurre la latenza decisionale, limitare la dipendenza dall’infrastruttura cloud e ottimizzare l’utilizzo della banda, permettendo di elaborare i dati in tempo reale e attivare risposte immediate, un approccio che risulta particolarmente rilevante nei contesti industriali e delle infrastrutture.
È fondamentale però fare attenzione al tema della proprietà e diritti di accesso ai dati. In questo senso una normativa chiave è il Data Act, diventato pienamente applicabile nel nostro Paese il 12 settembre 2025: il 32% delle grandi imprese si sta già adeguando alle disposizioni del Data Act, il 25% prevede di farlo a breve. Le medie imprese sono più in ritardo: solo il 14% si sta adeguando, il 34% ha intenzione di avviare iniziative a breve.
La ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano è stata presentata durante il convegno ‘IoT meets AI: nuove opportunità, nuove responsabilità’. Uno degli oltre 50 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.