L’operazione sarebbe strutturata secondo il modello del cosiddetto merger of equals, una fusione tra pari pensata per valorizzare le identità e le competenze delle due realtà, preservandone al tempo stesso cultura, radicamento territoriale e patrimonio industriale.
Da Siena, al momento, non arrivano commenti ufficiali. La banca ha fatto sapere che ogni valutazione sarà rimandata al Cda già convocato per domani, lunedì 8 maggio, durante il quale verrà esaminata la proposta ricevuta da Banco Bpm.
L’obiettivo dichiarato è la nascita di un nuovo campione nazionale capace di affrontare le trasformazioni del settore bancario e sostenere la crescita del Paese. L’integrazione garantirebbe una presenza capillare su tutto il territorio italiano, con una posizione particolarmente forte nelle regioni a maggiore potenziale, tra cui Lombardia, Toscana e Veneto.
Sul piano industriale, l’operazione promette sinergie superiori a 1,1 miliardi di euro lordi a regime, suddivise tra oltre 650 milioni di risparmi di costo e più di 450 milioni di maggiori ricavi. La nuova entità potrebbe inoltre contare su una capitalizzazione di mercato stimata oltre i 50 miliardi di euro, rafforzando la propria attrattività nei confronti degli investitori e il posizionamento competitivo a livello europeo.
Secondo Banco Bpm, l’aggregazione si integrerebbe inoltre con il percorso di integrazione di Mediobanca attualmente in corso, favorendo uno sviluppo coordinato delle attività e delle fabbriche prodotto coinvolte. La governance del nuovo gruppo sarebbe costruita su criteri di equilibrio e rappresentatività, con l’obiettivo di garantire un adeguato coinvolgimento di entrambe le banche nei processi decisionali e di preservare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento.