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All’indomani dell’annuncio delle new entry – da Giuseppe Barbetta a Matteo Belisario, fino all’ingresso della figlia Mila Torchetti, con Diego Chiaravelli nell’Advisory Board e il supporto di Danilo De Gasperi – Paolo Torchetti, founder e owner di CHANGEE, ci racconta la visione che guida l’agenzia e il ruolo che intende ricoprire nel mercato. Una crescita che non rincorre il fatturato a ogni costo, ma punta a costruire valore, dentro e fuori l’azienda.
Una seconda possibilità per ripensare il mestiere
“Changee è, in qualche modo, la nostra seconda possibilità”. Torchetti definisce così il progetto nato dopo le sue pregresse esperienze (di cui ricordiamo la creazione di Brand Portal, realtà antesignana del concetto di integrazione). Un percorso condiviso con i professionisti del suo team, accomunati dalla volontà di costruire un modello differente.“Abbiamo vissuto gli anni Novanta e i primi Duemila, un periodo di grande entusiasmo e crescita. Oggi siamo in una fase completamente diversa. Restiamo dentro un mercato competitivo che continua a chiederci molto, ma abbiamo deciso di fermarci a riflettere anche sul perché facciamo questo lavoro, su come lo facciamo e se questo modo di lavorare funziona davvero per noi, per i clienti e per le persone che lavorano con noi. Benessere non significa abbassare l’asticella o rallentare. Al contrario. Significa costruire un’organizzazione nella quale qualità del lavoro, sostenibilità e risultati economici si alimentano reciprocamente”.
Creatività, dati e AI: tutto sotto lo stesso tetto
La missione di Changee è aiutare i brand a rimanere contemporanei, trasformandosi senza perdere rilevanza. Ma il punto distintivo è il metodo. “Nei grandi gruppi creatività, strategia, analisi dei dati e media convivono, ma spesso appartengono a società diverse, con obiettivi differenti e team separati. Noi abbiamo scelto di lavorare insieme, letteralmente sotto lo stesso tetto. L’intelligenza artificiale è parte integrante di questo approccio, ci permette di migliorare il lavoro creativo, comprendere meglio i comportamenti delle persone e rendere più efficaci le azioni di comunicazione. La creatività non è mai fine a sé stessa, il nostro obiettivo resta sempre il business dei clienti. Ci piace fare creatività, lo facciamo da tanti anni, ma il risultato finale deve essere un impatto concreto”.
L’AI non è un’ideologia
Il rapporto con la tecnologia è lontano tanto dagli entusiasmi quanto dagli allarmismi. “Con Diego Chiaravelli abbiamo quasi un dualismo affettuoso. Lui rappresenta il mondo delle piattaforme tecnologiche, io quello del branding e dello storytelling. Ma nessuno dei due pensa che esista una contrapposizione. C’erano le carrozze, poi è arrivata l’automobile. C’era il telefono, poi lo smartphone. L’AI va utilizzata per essere più efficienti. Facciamo comunicazione commerciale, dobbiamo aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi con gli strumenti migliori disponibili. Non esistono media buoni o cattivi, come non esistono tecnologie buone o cattive. Esistono professionisti capaci di usarle”.
La crescita non vale qualsiasi prezzo
Uno dei temi sui quali Torchetti è netto riguarda il modello di sviluppo del settore. “Per anni si è pensato che crescere significasse soprattutto aumentare dimensioni e fatturato. Ma se quella crescita si traduce in una corsa continua alle gare, il rischio è di comprimere il valore del lavoro. Le gare rappresentano uno dei principali problemi dell’industry. Ricordo una ricerca che mostrava come quasi il 40% del tempo delle persone fosse loro dedicato. È enorme e con un costo enorme. Se poi la gara viene vinta soprattutto sul prezzo, inevitabilmente si riduce il valore del lavoro professionale. Noi facciamo poche gare, spesso con clienti che già ci conoscono o con aziende nelle quali ritroviamo manager con cui abbiamo lavorato bene in passato. Non siamo interessati a rincorrere qualunque opportunità. Acquisire un nuovo cliente costa molto di più che mantenerne uno esistente. Abbiamo clienti con cui lavoriamo da oltre vent’anni”.
Una governance che mette insieme management e imprenditorialità
La crescita di Changee passa anche attraverso una struttura di governance che affianca al Business Board un Advisory Board. Il primo, composto da Paolo Torchetti, Danilo De Gasperi, Matteo Belisario e Giuseppe Barbetta, si occupa della gestione operativa e dello sviluppo del business. L’Advisory Board, con Diego Chiaravelli, aggiunge invece una prospettiva imprenditoriale, mettendo a sistema esperienze, visioni e competenze maturate in percorsi differenti. Al di là degli incontri formali, però, Torchetti sottolinea soprattutto la collaborazione quotidiana. “Siamo una realtà di dimensioni contenute, il confronto è continuo e orizzontale. C’è contaminazione tra tutte le funzioni dell’agenzia”.
L’ingresso di Mila Torchetti, uno sguardo già internazionale
“Per me è motivo di grande orgoglio. Mia figlia ha 20 anni, ha studiato e lavorato tra New York e Londra acquisendo una sensibilità internazionale. Mi auguro di averle trasmesso la curiosità per questo mestiere e la componente imprenditoriale che lo accompagna. Poi sarà lei a fare il suo percorso e sono convinto che possa fare ancora meglio di quanto abbia fatto io”.
I numeri
Oggi l’agenzia conta 30 professionisti distribuiti tra Milano, Roma e Londra, ai quali si aggiunge la presenza internazionale grazie alle affiliazioni con The Network One, presente in oltre 160 Paesi con circa 500 agenzie associate, e Mission, realtà composta da oltre 1.500 professionisti distribuiti su tre continenti. Per il 2026 l’obiettivo è raggiungere 6 milioni di euro di fatturato, mantenendo un EBITDA intorno al 20%, circa il doppio rispetto alla media del comparto. Un risultato che, secondo Torchetti, nasce da una scelta precisa: “Nei grandi gruppi il fatturato per addetto si aggira spesso intorno ai 100-110 mila euro. È un modello che rischia di trasformarsi in una somma di partite IVA, senza vera creazione di valore. I nostri benchmark non devono essere le altre agenzie, ma realtà come Meta, Amazon, TikTok, Google, che generano un valore per addetto enormemente superiore. Certo, non arriveremo mai a quei livelli, perché facciamo un mestiere diverso, fatto di idee, strategia e relazioni, ma vogliamo avvicinarci a quella capacità di creare