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Cannes al giro di boa: la Croisette conquistata da El Ser Querido

Era uno dei film più attesi in concorso e siamo felici abbia mantenuto le promesse. El Ser Querido del regista spagnolo Rodrigo Sorogoyen, autore anche della nostra amata serie Dieci capodanni, è quello che sembra aver convinto di più. Migliori attori: in lizza Bardem, Huppert e Huller

È la storia di un padre che non vede la figlia da tredici anni, da quando si è fatto una nuova vita, e una nuova famiglia, a New York. È un regista, e quando torna a Madrid chiede alla figlia di essere la protagonista del suo nuovo film (lo stesso spunto narrativo di Sentimental Value). Lui ha bisogno di riallacciare dei fili, lei accetta, anche perché è un’occasione professionale. Il racconto così diventa quello del film che i due stanno girando, tra bianco e nero e colore, e con gli attori in primi e primissimi piani. Il protagonista è un grande Javier Bardem, a livelli altissimi, per un film che è stato definito l’Effetto notte di Sorogoyen (con riferimento al capolavoro metacinematografico di Truffaut), cinema nel cinema, cinema che si mescola alla vita.

Sorogoyen si conferma straordinario esploratore dell’animo umano, dei suoi grumi, dei suoi sottintesi, delle sue difese e delle sue fragilità”, ha scritto Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera. “El Ser Querido ha una grandissima capacità di lavorare per immagini, con la regia, la scrittura e tutti i mezzi che Sorogoyen ha a disposizione per ragionare sul rapporto tra forma e contenuto e sui diversi modi in cui questi possono stare in relazione” scrive Bianca Ferrari su BadTaste.

Isabelle Huppert è da Palma d’Oro

Se la Palma d’Oro per il miglior attore potrebbe essere Bardem, in lizza per quella della miglior attrice potrebbe esserci la grande Isabelle Huppert, protagonista di Histoires Parallèles, il film che l’iraniano Asghar Farhadi ha girato in Francia per evidenti motivi. È una sorta di remake del capitolo 6 del Decalogo di Kieslowski, con echi de La finestra sul cortile di Hitchcock, in cui due persone, tra cui una scrittrice in cerca di ispirazione (Huppert) spiano una famiglia dall’altro lato della strada, facendo congetture sulla loro via. Che sembra chissà che, mentre loro sono dei rumoristi al lavoro per un film…

Anche Sandra Huller si candida a miglior attrice

Fatherland del polacco Pawel Pawlikowski racconta il viaggio del grande scrittore tedesco Thomas Mann in Germania nel 1949, dopo la guerra. È accompagnato dalla figlia Erika. È girato in bianco e nero e in un formato quadrato che trasmette un senso di oppressione. Accanto ad Hanns Zischler, che è Mann, nel ruolo di Erika c’è la grande attrice tedesca Sandra Hüller (Anatomia di una caduta, La zona d’interesse), che a Cannes ha parlato del senso di colpa della Germania per i fatti della Seconda Guerra Mondiale. È un film che continua il racconto del regista polacco dell’Europa del dopoguerra dopo Ida e Cold War. “Il film ci chiede attraverso il suo protagonista quale possa essere il ruolo della cultura nell’Europa nuova” scrive Mereghetti.

James Gray divide

Un altro film molto atteso è Paper Tiger di James Gray, uno dei pochi americani presenti a Cannes, che da sempre si è concentrato sul mondo che conosce, la piccola borghesia di origine ebraica. Ambientato nel Queens, nel 1996, è la storia di due fratelli che si gettano nell’affare della bonifica di un canale inquinato. Gray da anni dipinge un mondo di poliziotti, criminali russi, di mariti e mogli, di affetti e diffidenze. Paper Tigers un film di genere, sostanzialmente un poliziesco con momenti di dramma e di grandi attori (Adam Driver, Miles Teller, Scarlett Johansson). “Una bella prova attoriale, ma con un po’ meno forza narrativa, fin troppo evidente nel ritratto della Mafia russa” scrive Mereghetti. “Paper Tiger è un ottimo romanzo per immagini, capace di raccontare le crepe di una famiglia e di un mondo con un senso del cinema sottile ma palpitante. Uno dei film più belli di Gray” scrive Emanuele Rauco su BadTaste.

Cinema giapponese: convince Hamaguchi

È un’edizione di Cannes dove il Giappone sta lasciando il segno. Ha convinto tutti Ryusuke Hamaguchi con Soudain. Siamo in un istituto di degenza per anziani e malati di Alzheimer. La direttrice dell’Istituto e una regista teatrale si incontrano in occasione di uno spettacolo sui manicomi. Il loro incontro è uno di quelli in grado di aiutare entrambe. “Il cuore del film di Hamaguchi è la straordinaria capacità di questo regista di restituire la verità delle persone attraverso la risonanza delle parole” scrive Mereghetti, per un film che evita spesso il melodramma per puntare sull’umanità delle protagoniste. “Hamaguchi ha realizzato un film ottimista, in cui si lotta per la bellezza della vita e per un mondo considerato, non ironicamente, il migliore possibile nonostante tutto, senza mai suonare falso o manipolatorio, ma rigoroso e razionale, quasi scientifico, in cui la ragione e la volontà, per dirla con Gramsci, non sono poli opposti dell’ottimismo, ma una faccia della stessa medaglia” scrive Emanuele Rauco.

Cinema giapponese: divide Kore-eda

Hirokazu Kore-eda, altro grande autore giapponese, ha invece diviso. Sheep In The Box, il suo nuovo film, racconta la storia di una coppia che ha perso un figlio, forse rapito da un maniaco, e vive tra i sensi di colpa. La tecnologia, in un futuro non lontano, permette di creare delle copie esatte dei defunti e così la coppia sceglie questa via. È quello che accadeva con gli androidi in AI di Spielberg, e anche questa storia è vista dal punto di vista del bambino. Il giudizio del Corriere è tutto sommato positivo. Ma c’è chi parla di delusione “Lo stile, di solito finissimo ed essenziale nel suggerire al pubblico il coinvolgimento dei personaggi, appare qui semplificato: non stilizzato fino all’essenza, ma reso banale, come per agevolare un compito di cui probabilmente lo stesso regista non si è sentito pienamente soddisfatto. Un peccato che la delusione più grande del festival arrivi da un autore che si ama” scrive Emanuele Rauco.

Ricordate il Festival di Cannes del 2013? Alla ribalta c’era il film La vita di Adèle di Kechiche. E a brillare erano due giovani attrici come Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. Le due attrici sono ancora amiche e le abbiamo ritrovate entrambe in due nuovi film. In Gentle Monsters di Marie Kreutzer Léa Seydoux è la moglie di un regista accusato di pedofilia (il film riprende un fatto vero, quello di un attore austriaco). La storia è raccontata dal suo punto di vista, quello di una donna sconvolta, tra rabbia e paura, per farci capire il peso che hanno gli uomini sulla vita delle donne. Adèle Exarchopoulos è la protagonista di Garance di Jeanne Herry. Garance è il nome del suo personaggio, quello di un’attrice di scarso successo, alcolizzata e sola, che si muove tra teatro, doppiaggio e feste per bambini. Trova l’amore, ma anche la prova che le condizioni del suo fegato non sta bene. “L’Exarchopoulos è perfetta per restituire l’incoscienza del suo personaggio ma ogni scena sembra fatta per farle conquistare l’applauso: il dramma si ferma prima di essere tale, gli ostacoli sulla via della disintossicazione finiscono per svanire e alla fine sembra di aver assistito a una (bella) puntata di film dossier” scrive il critico del Corriere.

Cosa resterà di questo Festival di Cannes?

Nella sezione Cannes Premiere è da segnalare The Match, il documentario che ci fa rivivere la partita Argentina-Inghilterra dei Mondiali del 1986, quella della famosa ‘mano di Dio’ di Maradona. È il Festival di John Travolta e di Peter Jackson, premiati con la Palma d’Oro alla carriera. Il primo ha presentato il suo esordio da regista, Volo notturno per Los Angeles. Il famoso regista ha parlato della produzione del nuovo film The Hunt For Gollum, che torna nel mondo de Il Signore degli Anelli, e sarà diretto da Andy Serkis, l’attore che, con la performance capture, ha dato vita a Gollum. “L’intelligenza artificiale? Se non rovina le creatività è solo un effetto speciale” ha dichiarato. Ma il festival continua. State sintonizzati per altre storie.

di Maurizio Ermisino