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Il film, intitolato ‘There’s Hope in Hard Questions’ e prodotto da Mother-Made con la regia di Myles McAuliffe, alterna immagini di vita quotidiana, ricerca scientifica e innovazione tecnologica mentre scorrono i dubbi che in molti si pongono: “Chi tirerà il freno se ce ne sarà davvero bisogno?”, “Perché dobbiamo avere questa tecnologia?” “L’AI può aiutare le persone a sentirsi meno sole e incomprese?”…
Una campagna costruita sulle opinioni di oltre 120.000 persone
La creatività è nata raccogliendo il punto di vista di oltre 120.000 persone attraverso diverse iniziative, tra cui il primo Anthropic Public Record, indagine che ha coinvolto 52.000 cittadini statunitensi sulle principali speranze e preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale, e una ricerca condotta su 81.000 utenti di Claude in 159 Paesi e 70 lingue tramite Anthropic Interviewer, strumento sviluppato internamente per comprendere le percezioni dell’AI. A queste si aggiungono focus group in presenza e l’analisi anonima dell’utilizzo reale di Claude. Secondo quanto emerso, tra gli operatori creativi le principali preoccupazioni riguardano il possibile impatto dell’AI sul lavoro artistico, le questioni etiche e il rapporto tra creatività umana e collaborazione con i modelli generativi.
Dalle domande agli impegni pubblici
Con questa campagna Anthropic chiede ora agli utenti di inviare le proprie domande più difficili sull’intelligenza artificiale. Dall’impatto sul lavoro e sulla società fino alle prospettive nella ricerca scientifica e nella medicina. La promessa è che periodicamente saranno pubblicati gli interventi e le azioni intraprese per rispondere alle questioni emerse, indicando pure gli ambiti in cui gli obiettivi prefissati non sono ancora stati raggiunti. Il tutto grazie al sito dedicato, dove è possibile consultare alcune delle domande già raccolte e inviare le proprie, contribuendo al confronto.