Mercato

Whole Foods Market anticipa i trend alimentari del 2027: origine, ingredienti semplici e riduzione degli sprechi

Il rapporto annuale, elaborato dal Whole Foods Market Trends Council, individua otto direttrici destinate a influenzare le scelte dei consumatori e l’offerta di ristoranti, supermercati e cucine domestiche

Al centro maggiore attenzione alla provenienza degli, alimenti legati alla cura della pelle, rivisitazioni di piatti conosciuti, liste di ingredienti più essenziali, sapori amari e crescente centralità dei legumi.

Le previsioni nascono dall’esperienza dei professionisti di Whole Foods Market, dall’osservazione delle preferenze dei consumatori e dal confronto con marchi emergenti e affermati.

Cresce l’attenzione per l’origine dei prodotti

Il concetto di terroir, legato al rapporto tra suolo, clima e geografia e alle caratteristiche che questi conferiscono a un prodotto, si estende oltre il mondo del vino. I consumatori mostrano un interesse crescente per la provenienza degli alimenti e per le denominazioni di origine, ricercando sapori distintivi come quelli del miele regionale, del cioccolato proveniente da singole tenute e dei cereali di origine identificabile.

Il principio si applica anche ai prodotti ittici, attraverso il concetto di merroir, che mette in relazione il gusto con l’ambiente marino.

Beautrition, il cibo entra nella routine di bellezza

La seconda tendenza, definita Beautrition, unisce alimentazione e cura della pelle. Il principio della bellezza dall’interno spinge i consumatori verso ingredienti ricchi di collagene, antiossidanti, grassi sani e sostanze idratanti.

Nel mercato del benessere e della bellezza si stanno diffondendo prodotti come stick gelatinosi al collagene, caramelle gommose, shot di olio d’oliva e bevande presentate come un modo per assumere la propria protezione solare. Si riduce così la distanza tra snack, integratori e prodotti per la cura della pelle.

I social media e i media dedicati al benessere contribuiscono a sostenere l’interesse per alimenti come carote, cavoli, cetrioli e pesce in scatola. Sardine e ostriche, in particolare, attirano l’attenzione per il loro contenuto di nutrienti: le prime apportano omega-3 e vitamina D, mentre le seconde forniscono zinco e rame, associati al mantenimento dell’idratazione, alla produzione di collagene e alla salute della barriera cutanea. La tendenza influenza anche l’estetica, dal trucco strawberry girl all’effetto glazed donut skin e la formulazione di prodotti cosmetici con ingredienti commestibili.

Il comfort food giapponese conquista nuovi spazi

Negli Stati Uniti cresce l’interesse per il comfort food giapponese e, in particolare, per lo yōshoku, la tradizione culinaria che adatta piatti europei e americani ai gusti giapponesi. Ne fanno parte preparazioni come il tonkatsu, gli spaghetti Napolitan, il riso al curry giapponese, l’omurice – riso accompagnato da un’omelette – e l’hamburger steak di Wagyu, chiamato hambagu.

I social media favoriscono la scoperta di queste specialità attraverso video dedicati all’omurice e allo shio pan, oltre a contenuti sui minimarket giapponesi, i konbini, che mostrano sandwich con katsu e tamago e pane al curry (kare pan).

Questa cucina, un tempo presente soprattutto nei ristoranti, si sta facendo spazio anche nei supermercati, attraverso prodotti da dispensa, condimenti, articoli da forno e latticini. Whole Foods Market cita come esempio il lancio, alla fine del 2025, del proprio pane al latte in stile giapponese, diventato rapidamente virale e indicativo della domanda crescente di queste proposte.

La reinvenzione dei piatti: familiarità e sorpresa

La tendenza Dish Reinvention riguarda la trasformazione di piatti conosciuti in nuove preparazioni, capaci di combinare nostalgia e originalità. Sui social media, la birria viene aggiunta al ramen, gli smash burger diventano tacos e i cinnamon roll vengono reinterpretati come focaccia.

Anche i ristoranti sperimentano nuove combinazioni, come la salsa dip al crab rangoon, i BLT con pancake allo scalogno e il duck confit ispirato al barbecue coreano. L’innovazione raggiunge anche gli scaffali, con prodotti come il pollo al limone e miso con salsa Alfredo e il gelato al riso glutinoso al mango.

Ingredienti più semplici e liste più brevi

Il rapporto individua anche un crescente interesse per la semplicità delle formulazioni. La diffusione sui social di contenuti che invitano a leggere le etichette e l’attenzione verso gli additivi e gli alimenti ultra-processati (UPF) stanno spingendo i consumatori a considerare le liste di ingredienti più brevi come un indicatore di qualità.

I produttori rispondono semplificando le formulazioni, mentre si moltiplicano applicazioni e programmi di certificazione che aiutano a individuare i prodotti non ultra-processati.

I sapori amari diventano protagonisti

I consumatori non si limitano più ad accettare l’amaro come contrappunto al dolce, ma lo scelgono per esplorare profili aromatici più complessi. L’interesse per il benessere digestivo, l’ampliamento dei gusti e il movimento sober curious contribuiscono alla diffusione di ingredienti amari nei menu dei ristoranti, nei prodotti confezionati e nelle bevande.

La tendenza comprende cocktail analcolici, bevande ispirate all’amaro e cioccolato arricchito con ingredienti come polline di finocchio, dragoncello, zucchero caramellato, radice di liquirizia, cenere e quinoa. Nei reparti ortofrutta trovano maggiore spazio anche verdure come radicchio, indivia, scarola, cime di rapa e foglie di tarassaco.

Sui social cresce inoltre la curiosità per la liquirizia, il salmiak, il melone amaro e altri sapori intensi, erbacei o amari.

L’economia circolare si estende ai prodotti

La riduzione degli sprechi alimentari evolve verso un approccio più ampio, che punta a limitare i rifiuti nella vita quotidiana attraverso sistemi circolari capaci di valorizzare le risorse. L’upcycling, inizialmente legato soprattutto al reparto ortofrutta, diventa una fonte d’innovazione anche in altre categorie.

Tra gli esempi citati da Whole Foods Market figurano Wasted Pasta, che trasforma il pane invenduto dei panifici in pasta secca; Renewal Mill, che utilizza sottoprodotti come la polpa d’avena e l’okara per creare ingredienti da forno; e Graza, che impiega la sansa di oliva nel proprio olio da cucina Frizzle. Anche il caffè a marchio Whole Foods Market valorizza la cascara, la parte del frutto che circonda il chicco e che spesso viene scartata.

I retailer investono inoltre in formati ricaricabili, reparti di vendita sfusa e collaborazioni per ridurre gli sprechi. Whole Foods Market cita la partnership con Mill, la cui tecnologia converte gli scarti di frutta e verdura in mangime per polli ricco di nutrienti, e le iniziative Too Good To Go ed Enjoy Today, che propongono sconti sui prodotti prossimi alla scadenza per evitare che finiscano in discarica.

The Bean Boom, i legumi diventano protagonisti

L’ultima tendenza riguarda la crescente centralità di fagioli e legumi, che passano dal ruolo di contorno a quello di ingrediente principale. I consumatori li scelgono come fonti di proteine e fibre provenienti da alimenti integrali, accessibili economicamente e associati al benessere intestinale.

Fagioli burro in brodo, ceci croccanti, bowl a base di lenticchie e stufati con varietà antiche di fagioli compaiono sempre più spesso nei piatti degli chef, che valorizzano i legumi come ingredienti di qualità. Nel retail aumentano le proposte come bowl istantanee di lenticchie e snack a base di ceci, edamame e fagioli lupini.

I social media alimentano ulteriormente l’interesse con le insalate ricche di legumi diventate virali, le varianti dei beans on toast e i contenuti di BeanTok, dedicati anche alla presentazione estetica delle dispense e alle varietà colorate di fagioli antichi.