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La remunerazione delle agenzie cambia: i compensi basati sul lavoro scendono dal 54% al 17%

Lo dice la nuova ricerca How Brands Define, Scope and Reward Agency Work, realizzata dalla World Federation of Advertisers (WFA) in collaborazione con Agency Mania Solutions

Lo studio, presentato questo mese, amplia l’analisi rispetto alla sola remunerazione, prendendo in esame l’intero rapporto commerciale tra inserzionisti e agenzie: dal briefing alla definizione delle attività, dalle modalità di collaborazione alla valutazione delle performance, fino ai compensi e ai pagamenti.

Tra i principali risultati della ricerca emerge una crescente difficoltà nella gestione delle relazioni tra clienti e agenzie. Il 36% degli intervistati dichiara che gestire questo rapporto è diventato più difficile, una percentuale tre volte superiore al 12% di chi ritiene, invece, che sia diventato più semplice.

Ma la percezione del valore generato dalle agenzie rimane comunque positiva. L’89% dei brand ritiene infatti di ottenere un buon rapporto qualità-prezzo dai propri partner. La percentuale scende però al 45% quando si parla di reale trasparenza sui costi. Una differenza di 44 punti percentuali che mette in evidenza il divario tra la percezione del valore ricevuto e la visibilità sulle condizioni economiche del rapporto.

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda i sistemi di remunerazione. Dal 2011, la quota dei modelli basati sul lavoro è scesa dal 54% al 17%. Parallelamente, secondo WFA, continuano a crescere i modelli a compenso fisso e quelli legati alle performance, a conferma dell’evoluzione delle modalità con cui i brand remunerano le proprie agenzie.

La ricerca analizza anche gli elementi che contribuiscono alle performance delle agenzie. Gli incentivi economici si collocano all’ultimo posto tra i principali fattori considerati, con un punteggio di 3,9 su5.