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Il Diavolo Veste Prada 2: siamo sicuri la via sia marketing top per un film ni?

Arriva al cinema l’attesissimo sequel del film del 2006, plauso alle operazioni di marketing. Ma tra il film originale e il suo sequel c’è la stessa differenza tra il leggere e toccare una rivista di carta patinata e lo scrollare la sua edizione digital

Il Cenacolo — L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci — compare a un certo punto de Il Diavolo Veste Prada 2in una delle celebri scene girate a Milano. In quel momento, uno dei personaggi fa notare che Gesù è raffigurato senza aureola: un dettaglio che sembra suggerire la sua dimensione umana, vicina alla nostra, fatta di fragilità ed errori. Ed è proprio così che dovrebbero essere i personaggi di questo film, in uscita al cinema il 29 aprile: imperfetti, pieni di contraddizioni, ma tutti determinati a inseguire il proprio obiettivo. Ma L’Ultima Cena richiama anche un altro significato: quello del tradimento. Ancora una volta, Il Diavolo Veste Prada si preannuncia come una storia di alleanze spezzate e ‘baci di Giuda’. Sono passati vent’anni dal primo film. Andy Sachs è diventata una giornalista rispettata, ma non certo ricca. Miranda Priestly è ancora al suo posto, ma si trova al centro di una shitstorm che minaccia la reputazione sua e del magazine Runway, accusati di aver creduto — senza verificare — alle false dichiarazioni di una maison coinvolta in violazioni dei diritti dei lavoratori. Per restituire credibilità alla rivista viene richiamata proprio Andy, che torna a Runway dopo due decenni. Miranda, però, non la riconosce nemmeno. Miranda, come sappiamo, è ispirata ad Anna Wintour, storica direttrice di Vogue. Ed è proprio attorno a questa figura che è stata costruita una campagna marketing brillante, capace di sfruttare ogni legame, asset e sinergia possibile

Meryl Streep, Anna Wintour e Vogue: meta-narrazione

L’idea geniale è stata, finalmente, far incontrare l’ispirazione e l’opera d’arte, l’originale e la sua riproduzione, il personaggio reale e l’attrice. Così Anna Wintour e il suo alter ego sullo schermo, Meryl Streep, si sono incontrate per la prima volta e hanno posato insieme per un servizio fotografico. Come è nello stile Wintour, e come avrebbe fatto Miranda nel film, hanno scelto una delle fotografe migliori: Annie Leibovitz. Ma il legame tra Vogue e il film non si ferma qui. Le due icone sono state ovviamente vestite da Prada. Il senso dell’operazione, si legge, è avere due versioni distinte ma complementari di un’identità simbolica ormai entrata nell’immaginario collettivo: Miranda. Le due donne sono davvero una il doppio dell’altra: entrambe hanno 76 anni, entrambe sono nonne. Il deus ex machina dell’incontro è Chloe Malle, che ha assunto la direzione di Vogue Usa lo scorso settembre, e che ha raccontato come dietro a questa operazione c’è stato un lavoro di mesi. Chi ha visto i film, sa come funziona. A intervistare i due personaggi è stata Greta Gerwig, la regista di Barbie. Realtà e finzione si sono incontrate. È una geniale operazione di marketing, ma non solo. È un’operazione culturale. È meta-moda. È meta-narrazione.

Il red carpet su Disney+: le piattaforme aiutano la sala e viceversa

Walt Disney Company, che è proprietaria del marchio, degli asset e delle IP di 20Th Century Fox, storica produttrice del primo film, non ha lasciato nulla al caso per lanciare il sequel nel modo giusto. E allora perché non utilizzare in maniera strategica la piattaforma di streaming Disney+? Così il red carpet dell’anteprima mondiale de Il Diavolo Veste Prada 2 è stato trasmesso in diretta streaming su Disney+ in Italia (e su Hulu, altra piattaforma del gruppo, negli Stati Uniti) offrendo agli abbonati in tutto il mondo un posto esclusivo in prima fila in occasione di una delle serate più glamour dell’anno, che è andata in scena lo scorso 20 aprile al Lincoln Center di New York. In questo caso sono due media dello stesso gruppo che collaborano. Ma anche un esempio di come le piattaforme possano aiutare la sala e viceversa.

Disney Italia e Rinascente: la nostra premiere

Ma anche Disney Italia è stata molto attiva: insieme a Rinascente ha celebrato l’uscita de Il Diavolo Veste Prada 2 con un evento di lancio presso la Rinascente di Milano Piazza Duomo e, in quattro diversi cinema milanesi, hanno dato la possibilità ad oltre 2000 ospiti, di vedere in anteprima italiana il nuovo film. Alla serata italiana non c’erano le star del film, ma molti ospiti dal mondo dello spettacolo, della musica, dello sport e del web tra cui Michelle Hunziker, Roberto Bolle, Federica Panicucci, Serena Autieri, Simona Ventura, Luca Tommassini, Luca Zingaretti, Mara Maionchi, Sarah Toscano, Mara Sattei, e molti altri. Nel contesto della Milano Design Week, la serata ha preso vita alla Rinascente di Milano dove gli ospiti sono stati accolti dalle celebri vetrine dell’edificio interamente dedicate al sequel e da due imponenti sculture a forma di décolleté rosse.

Quanto comarketing

L’evento è stato una grande occasione per il co-marketing. Pasta Garofalo ha firmato un momento di convivialità contemporanea con uno dei suoi piatti signature reinterpretato dallo chef stellato Niko Romito: conchiglioni con crema di asparagi. La collaborazione tra Pasta Garofalo e Il Diavolo Veste Prada 2 è stata sviluppata insieme a Disney Italia come una piattaforma di comunicazione integrata che vive attraverso una molteplicità di momenti, linguaggi e touchpoint. “It’s a Matter of Taste” è il claim e il concept che guida l’intera campagna: un racconto corale che unisce estetica e gusto attraverso una serie di attivazioni pensate per amplificare i valori del brand e dialogare con il mondo della moda. Per l’occasione il Maître Chocolatier Ernst Knam ha realizzato una spettacolare torta a tema Il Diavolo Veste Prada 2. Al piano -1 nell’area Air Snake, spazio dello store dedicato ai progetti a più alto impatto creativo, ha preso forma dal 14 aprile un hub esperienziale che ha trasportato i visitatori nella redazione di Runway. Anche L’Oréal Paris è partner dell’iniziativa Disney: fino al 4 maggio il piano -1 si trasforma in un beauty office aperto al pubblico, dove i make-up artist del brand offrono touch-up esclusivi e consulenze personalizzate.  Al piano -1 di Rinascente Milano, anche Dyson sarà presente fino al 4 maggio con un corner esclusivo dove stylist esperti offriranno una styling experience gratuita utilizzando la tecnologia Dyson nell’iconica edizione limitata “Red Velvet & Gold”, elegante e fashion. Rinascente Milano Starbucks ha dato vita ad un’iniziativa pop-up presso il piano -1 che vede l’iconico bicchiere di Starbucks presso la redazione della rivista Runway. Alla prima milanese, alcune figure di spicco del settore hanno sorseggiato un caffè Starbucks dal settimo piano de La Rinascente. L’attività fa parte di una più ampia collaborazione di Starbucks con Il Diavolo Veste Prada 2, che vede il marchio presente anche nel film. Presso Rinascente a Milano, Samsung Electronics Italia porta l’universo de Il Diavolo Veste Prada 2 nelle vetrine dello store, inserendo sull’iconica scrivania di Miranda Priestly lo smartphone top di gamma Samsung Galaxy S26 Ultra e il laptop Samsung Galaxy Book 6. Moët & Chandon, lo Champagne del Cinema per eccellenza, rinnova ancora una volta il suo legame indissolubile con la settima arte attraverso una serie di attivazioni: la vetrina dedicata si trasforma in un palcoscenico di eccellenza, dove spicca la maestosa piramide di calici Moët & Chandon,

Tutta un’altra editoria. Schiavi delle metrycs

“Ricordi quando i magazine contavano?” sentiamo dire a un certo punto del film. Sì, sono passati vent’anni. Il mondo della moda, a vedere il film, non sembra essere cambiato. Cambiato eccome, e nel film si sente, è invece il mondo dell’editoria. Si sente chiaro il senso della dipendenza dagli investitori: “niente noi, niente voi” sentiamo dire nel dialogo tra i rappresentati di Dior e quelli di Runway. Il ritratto del mondo dell’editoria è impietoso. “Runway ha smesso di essere un magazine 20 anni fa. C’è il book ma non lo compra nessuno. Siamo digitali, streammabili” dice il saggio e disincantato Nigel di Stanley Tucci, personaggio perfetto, simbolico di un modo di vivere la moda e una certa editoria. Un mondo cambiato molto. Un mondo in cui, davanti a un buon pezzo, oggi ci si chiede “sì, ma qualcuno ha letto l’articolo? Sì, ma come sono le metrycs?”

Nostalgia dell’autenticità

Ma in questa reunion sembra tutto un po’ forzato. La storia scritta per far tornare Andy a Runway, gli sviluppi e le svolte per portare avanti la trama, le interpretazioni degli attori, un po’ meccaniche (anche se molto lo fa il doppiaggio e in originale, a vedere il trailer, il film è più interessante). Sembra che gli attori recitino loro stessi che recitano nel loro personaggio di 20 anni fa. Speriamo di riuscire a farci capire, intendiamo che ci sembra tutto codificato, tutto fatto entro binari certi e sicuri.Certo, si sente un po’ di autoironia e di meta-narrazione (ad Andy viene proposto di fare da insider, cioè accettare il lavoro per scrivere un libro su Miranda, quando il primo Il Diavolo Veste Prada era nato proprio così, dal libro di una giornalista che aveva lavorato con Anna Wintour). E si sentono anche i riferimenti al passato (Miranda si appende il cappotto da sola perché pare che qualcuno abbia fatto reclamo alle risorse umane perché lo gettava addosso alle persone).

Tutto è così poco sexy

Il Diavolo Veste Prada 2 è fatto bene. È corretto. È tutto al suo posto. Ma ha un problema, è davvero molto, molto meno sexy rispetto al primo film. C’è ancora tutto quello che c’era allora, ma è asettico. Non c’è chimica. Per non parlare dei personaggi maschili, che erano scialbi già allora, ma adesso rasentano l’inconsistenza. L’interesse sentimentale di Andy, poi, è davvero un errore di scrittura e di casting. Non pervenuto. Sarà che il precedente film era 20th Century Fox e che questo, pur essendo nominalmente ancora una produzione Fox, è Disney. Ci viene da riassumere il nostro commento con una similitudine: Il Diavolo Veste Prada 2 è come l’edizione digitale di un magazine da scrollare su uno smartphone. Non è paragonabile alla carta patinata di una rivista che sa coinvolgere anche il tatto.

di Maurizio Ermisino