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Star Wars: The Mandalorian And Grogu. Le grandi saghe vincono al cinema e su piattaforma

Questo film infatti è un evento. Diretto da Jon Favreau, il regista dietro al successo dei film degli Avengers, è la prima storia dell’universo Star Wars ad uscire al cinema dal 2018, dai tempi di Solo: A Star Wars Story

La storia crediamo la sappiate. La Lucasfilm, casa di produzione fondata da George Lucas, il 30 ottobre del 2012 è stata acquisita dalla Disney per 4,05 milioni di dollari. E, nella cessione, erano compresi, ovviamente, i diritti delle celebri franchise Star Wars e Indiana Jones. La Lucasfilm, in questo modo, passava da una concezione ancora “artigianale” del cinema – ovviamente tra virgolette, si tratta pur sempre di produzioni miliardarie ad alto tasso di effetti speciali – ad una produzione industriale che doveva sfornare nuovi prodotti in modalità catena di montaggio. Parliamo di concezione “artigianale” soprattutto per quanto riguarda la visione di un artista come George Lucas, uno dei fautori della New Hollywood nata negli anni Settanta, insieme a Francis Ford Coppola e Steven Spielberg. Era un’era in cui il cinema, per quanto già magniloquente e ambizioso, era pur sempre figlio della visione di un regista, di una poetica, di una reale passione.

Che cosa è accaduto a Star Wars dal 2012 in poi?

Contemporaneamente all’annuncio dell’acquisto della Lucasfilm, Disney ha annunciato anche che il un nuovo film della saga di Star Wars sarebbe stato messo in produzione con uscita nel 2015. Il titolo, Episodio VII – Il Risveglio dalla Forza, era una chiara dichiarazione d’intenti. Sarebbe stato il settimo capitolo, la diretta continuazione dei sei film prodotti da George Lucas tra il 1977 (Guerre stellari, poi ribattezzato Episodio IV – Una nuova speranza) e il 2005 (Episodio III – La vendetta dei Sith). Alla prima trilogia, conclusa nel 1983, ha fatto seguito una seconda, che era il prequel di quella storia. Ora, con gli episodi VII, VII e IX si sarebbe conclusa la saga degli Skywalker. I tre nuovi film (Episdio VII, Episodio VIII – Gli ultimi Jedi ed Episodio IX – L’ascesa di Skywalker) sono a tutti gli effetti del Legacy Sequel, seguono cioè quella tendenza di Hollywood che prevede che la storia continui con nuovi protagonisti affiancati da quelli storici e molti rimandi alle storie originali.

Ma Star Wars non è stata solo la continuazione della storia principale

La Disney ha pensato bene di non fare solo dei sequel, ma anche dei side-quel. Delle storie, cioè, che non seguissero la storyline principale, ma che si muovessero lateralmente. L’idea era di prendere delle zone buie, nominate nelle storie principali, ma mai raccontate davvero. Così sono nate le Star Wars Stories. Sono Rogue One: A Star Wars Story, che racconta la vicenda dei famosi progetti della Morte Nera, al centro del primissimo Guerre stellari, e del manipolo di eroi che li hanno sottratti all’Impero. E poi Solo: A Star Wars Story, che racconta chi era Han Solo, il famoso personaggio di Harrison Ford, prima di incontrare Luke e Leia, e dare il via al racconto del primo Guerre stellari. L’operazione è andata molto bene, sia a livello di critica che di pubblico, nel primo caso, meno bene nel secondo. Solo non è stato un successo, anche a causa di una serie di problemi nella produzione, con Ron Howard chiamato a sostituire i registi Phil Lord e Chris Miller, perché il tono scelto per il film non era in linea con quello di Star Wars.

2020: arriva la pandemia e Disney+

L’insuccesso di un film per il cinema e il successivo arrivo della pandemia, che ha cambiato le abitudini del pubblico, hanno fatto sì che da quel momento tutti i progetti della Lucasfilm per Star Wars fossero dirottati su piattaforma. Disney+ arrivava in tutto il mondo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 (in Italia dal 31 marzo), con il primo asso nella manica, la prima serie tv del mondo Star Wars, The Mandalorian. È stato un successo, sia per la qualità del prodotto che per il sollievo di poter vedere una storia di questo amato mondo a casa, su una piattaforma di streaming, in un momento in cui al cinema non si poteva andare. The Mandalorian era stata pensata sin dall’inizio per la tv, e quindi in forma di serie. Ma altri progetti come Obi Wan Kenobi (un’altra Star Wars Story), che erano stati pensati come film per il cinema, divennero serie tv. A un certo punto abbiamo cominciato a pensare che non avremmo più visto niente di Guerre stellari al cinema. Invece, eccoci di nuovo in sala. Star Wars: The Mandalorian And Grogu è pensato per la visione collettiva. E, a fine anno, arriverà Star Wars: Star Fighter, con Ryan Gosling come protagonista. Le vicende di Rey, la protagonista degli episodi VII, VIII e IX, continueranno ancora, al cinema, con un nuovo film.

Finalmente in sala

In Star Wars: The Mandalorian And Grogu, siamo ancora nel periodo dopo l’Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi. L’Impero è caduto e i signori della guerra imperiali sono ancora sparsi per la galassia. Mentre cerca di proteggere tutto ciò per cui l’Alleanza Ribelle ha combattuto, la nascente Nuova Repubblica arruola il leggendario cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin (Pedro Pascal) e il suo giovane apprendista Grogu.

Perché The Mandalorian è la migliore delle storie Star Wars dell’era Disney+?

Perché è riuscita a mantenere l’atmosfera dei film originali. Nel mondo di The Mandalorian c’è quel senso di stupore un po’ infantile, di favola. Ci sono quegli scenari sterminati e desolati, quelle atmosfere che fanno volare la fantasia. C’è al centro una figura iconica, un uomo senza volto, riconoscibile immediatamente dal suo casco. Un po’ come lo era Darth Vader. Ma stavolta buono. E poi c’è il colpo di genio di introdurre una di quelle creature che hanno fatto da sempre la fortuna del mondo di Lucas. È Grogu, un esserino che appartiene alla specie di Yoda, ma è un personaggio completamente nuovo: irresistibile sia per gli amanti storici della saga, sia per i nuovi adepti, per i bambini. Ed è per questo che The Mandalorian, la serie, e questo film sono da subito stati un prodotto per famiglie.

La Disney vuole avvicinarsi a nuovi target

Vuole arrivare al pubblico dei suoi prodotti d’animazione e a quello di alcuni film Marvel. La cosa ci sta, ma il mondo Star Wars è comunque altro. È infantile, ma a suo modo, cioè come lo può essere un film di Spielberg. Ma ha anche sempre qualcosa di solenne. Nella prima parte non sempre sembra esserci il tono giusto di un film di Star Wars. Per fortuna, la seconda è decisamente migliore. C’è, finalmente, il senso del pericolo, della morte, del temere per la salvezza del nostro eroe che finora – nel film e anche nella serie – non avevamo ancora avvertito. Le atmosfere ci riportano a Il Ritorno dello Jedi, ma anche a tutto un certo cinema fantasy anni Ottanta.

La gestione degli abbonamenti, una trovata del marketing

Proprio come, nel lontano 1983, l’aveva chiusa Il Ritorno dello Jedi. Solo che, allora, era composta da tre film. Oggi è una trilogia anomala, composta da due stagioni di una serie tv e un film. Ma oggi funziona così. La narrazione è transmediale e multimediale. Ed è qualcosa che ha a che fare con la fidelizzazione. Una per seguire una storia bastava andare al cinema e vedere, in sequenza, tutti i film. Oggi il racconto si muove su una serie di film legati tra loro, e le relative serie che completano l’universo narrativo. La Disney è maestra in questo, e lo ha fatto magistralmente con il mondo Marvel: non basta seguire tutti i film per godersi le gesta degli Avengers, ma bisogna avere anche l’abbonamento a Disney+. E bisogna averlo a lungo, non solo con la settimana di prova. Il rilascio delle serie in episodi settimanali fa sì che, per seguire una serie, l’abbonamento debba essere almeno per tre mesi. Un’altra trovata di marketing che, per gli obiettivi dell’azienda, è perfetta.

Sfruttare l’IP

Da quando Lucasfilm è passata sotto l’egida Disney, Star Wars è diventata un’IP sfruttata a livello industriale, Lucas aveva dato vita a 6 film in 28 anni. L’era Disney ha portato a 6 film e svariate serie di cui abbiamo perso il conto (sono almeno una decina) in 10 anni. L’IP è stata acquistata e deve rendere. Per ora la buona notizia è che le storie di George Lucas siano tornate dov’erano nate, in sala. Il cinema ha bisogno di Guerre stellari e questi film hanno bisogno ancora di vivere sul grande schermo.

di Maurizio Ermisino