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Diritto all’oblio, il Tribunale di Milano ordina a Google di cambiare le procedure. L’azienda annuncia appello

Il Tribunale di Milano ha accolto l’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri di Algopolio, associazione indipendente e senza fini di lucro che tutela i diritti digitali, nei confronti di Google, intervenendo sulle modalità con cui il motore di ricerca gestisce le richieste di deindicizzazione legate al diritto all’oblio

 

La decisione stabilisce che Google dovrà modificare la propria procedura entro il 15 novembre 2026, introducendo un esame più individualizzato delle richieste e fornendo adeguate motivazioni nel caso in cui decida di respingerle. La pronuncia riguarda l’applicazione degli articoli 17 e 21 del Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR).

Il provvedimento interviene su un tema sempre più rilevante nel rapporto tra privacy, reputazione e accesso alle informazioni online. Il Tribunale ha ritenuto necessario che gli utenti abbiano la possibilità di rappresentare in modo completo la propria situazione e di allegare la documentazione a sostegno della richiesta di deindicizzazione.

In caso di rifiuto, Google dovrà inoltre spiegare le ragioni della propria decisione. La procedura dovrà essere quindi maggiormente calibrata sul singolo caso, senza affidarsi esclusivamente a meccanismi standardizzati.

La decisione non prevede invece una deindicizzazione automatica e generalizzata di tutti i contenuti relativi a una determinata informazione. La valutazione dovrà riguardare i singoli URL indicati nelle richieste.

Un portavoce dell’azienda ha fatto sapere che Google non condivide la pronuncia e che intende impugnarla, sottolineando al tempo stesso gli investimenti effettuati in team specializzati nella valutazione delle richieste di deindicizzazione.

La società rivendica un processo di revisione che, secondo la propria posizione, mira a garantire il rispetto delle normative e a mantenere un equilibrio tra diritto alla privacy e diritto all’informazione.