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Agentic AI e creatività: nel 2035 cambieranno ruoli, autorialità e valore del lavoro creativo

In futuro l’intelligenza artificiale non renderà soltanto più efficiente il processo creativo, ma ridefinirà competenze, organizzazioni e forme di collaborazione tra persone e sistemi intelligenti

Claudio Dell'era, Stefano Magistretti ed Emilio Bellini
Claudio Dell'era, Stefano Magistretti ed Emilio Bellini

Nel 2035 un designer potrebbe non essere più l’unico autore di un progetto creativo. I diritti di proprietà potrebbero essere condivisi tra professionisti, piattaforme, curatori dei dati e sistemi di Agentic AI. Allo stesso modo, un manager potrebbe ampliare il proprio perimetro creativo grazie a ecosistemi intelligenti capaci di integrare competenze provenienti da discipline diverse.

Sono alcuni degli scenari delineati dalla terza edizione dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno ‘Organizing and Performing Creative Work in the Distant Future (2035)’, dedicato a come l’intelligenza artificiale agentica potrà ridisegnare natura, responsabilità e organizzazione del lavoro creativo.

Dalla produttività alla trasformazione del lavoro creativo

La ricerca evidenzia come l’AI non cambierà soltanto il modo in cui vengono realizzate idee e contenuti, ma anche il modo in cui la creatività genera valore. Da un lato, i sistemi intelligenti permetteranno di sviluppare più rapidamente idee, alternative e simulazioni, supportando professionisti e organizzazioni nei processi decisionali. Dall’altro, nel lungo periodo, il cambiamento potrebbe essere più profondo: l’AI contribuirà a ridefinire ruoli, competenze, modelli organizzativi e forme di autorialità.

“L’Intelligenza Artificiale non solo cambierà il processo creativo, ma anche il modo in cui la creatività genera valore”, ha affermato Claudio Dell’Era, Direttore dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking. “Il valore della creatività non sarà misurato soltanto dalla rapidità con cui si producono idee e contenuti, ma anche dalla capacità di generare esperienze coinvolgenti e appaganti per chi crea e per chi ne beneficia”.

La creatività come ecosistema collaborativo

Uno degli scenari elaborati dall’Osservatorio immagina un futuro in cui idee, progetti e contenuti saranno sempre più il risultato della collaborazione tra soggetti diversi: professionisti, organizzazioni, piattaforme digitali e sistemi intelligenti. La creatività, quindi, potrebbe diventare meno legata alla figura del singolo autore e sempre più il risultato dell’interazione tra competenze, tecnologie e punti di vista differenti.

“Il vantaggio competitivo non dipenderà solo dall’accesso alle tecnologie, ma dalla capacità di costruire ecosistemi creativi in cui competenze differenti possano collaborare efficacemente per generare nuovo valore”, ha sottolineato Stefano Magistretti, Direttore dell’Osservatorio.

Dalla velocità all’esperienza della creatività

Un altro elemento centrale della ricerca riguarda il passaggio da una logica basata sull’efficienza a una fondata sul significato dell’esperienza creativa. Se nel breve periodo l’AI sarà soprattutto uno strumento per accelerare attività e processi, nel futuro più lontano la creatività potrebbe essere valutata anche per la capacità di generare apprendimento, coinvolgimento e soddisfazione.

“Proprio perché molte attività saranno delegate alle tecnologie, acquisteranno ancora più valore le capacità tipicamente umane: immaginare, interpretare, emozionarsi, entrare in relazione con gli altri e attribuire significato alle esperienze”, ha concluso Emilio Bellini, Direttore dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking.