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Il documento nasce dal confronto tra professionisti della comunicazione e dal lavoro dell’ICCO Public Affairs and Healthcare Working Group e vuole offrire un quadro di riferimento per il dibattito internazionale sulle restrizioni all’uso dei social da parte di bambini e adolescenti. L’obiettivo non è prendere posizione a favore o contro i divieti, ma evidenziare la complessità della questione e la necessità di mettere in campo competenze diverse.
Non solo limiti di età
ICCO (International Communications Consultancy Organisation) non assume quindi una posizione di principio né a favore né contro i social media ban. Secondo l’organizzazione, eventuali limiti di età dovrebbero essere definiti tenendo conto del contributo di esperti di tutela dell’infanzia, salute mentale, sicurezza online ed educazione. Il rischio, altrimenti, è che un intervento centrato esclusivamente sull’accesso finisca per spostare il problema invece di risolverlo.
Un divieto può infatti ridurre nel breve periodo l’esposizione dei più giovani a determinati ambienti digitali, ma potrebbe anche spingerli verso spazi meno regolamentati e potenzialmente meno sicuri. La proposta è quindi quella di intervenire contemporaneamente su più livelli. Da una parte la responsabilità delle piattaforme, attraverso sistemi di sicurezza e controlli adeguati all’età, maggiore trasparenza sui meccanismi di moderazione e un design che tenga conto delle esigenze dei minori. Dall’altra, la capacità di ragazze e ragazzi di comprendere e gestire in modo consapevole ciò che incontrano online.
Dall’accesso alla competenza digitale
È proprio l’alfabetizzazione digitale uno dei punti centrali del documento. Per ICCO non dovrebbe essere considerata soltanto una competenza tecnica, ma una vera e propria abilità necessaria per vivere nella società contemporanea. Conoscere il funzionamento degli algoritmi, riconoscere i meccanismi dell’influenza online, individuare la disinformazione e comprendere il ruolo degli strumenti di intelligenza artificiale sono elementi che possono contribuire a rendere i più giovani maggiormente consapevoli di come gli ambienti digitali influenzino esperienze, comportamenti e percezioni.
Da qui l’invito rivolto ai governi e ai sistemi educativi a fare dell’educazione ai media e alla cittadinanza digitale una componente strutturale della formazione scolastica. I programmi, secondo ICCO, dovrebbero essere calibrati sulle diverse fasce d’età e sviluppati anche attraverso il coinvolgimento degli stessi giovani.
Verso un ecosistema digitale più sano
La questione non riguarda però soltanto ciò che accade davanti allo schermo. Nel documento, la salute mentale dei più giovani viene inserita in un quadro che comprende relazioni sociali, ambiente familiare, scuola, comunità e modalità con cui vengono progettati e utilizzati gli spazi digitali. L’idea è quindi quella di superare una contrapposizione tra online e offline e considerare il benessere dei minori come il risultato di un insieme di fattori.
In questo scenario assumono un ruolo anche le piattaforme, chiamate a sviluppare ambienti più sicuri e trasparenti, e le istituzioni, che dovrebbero favorire una collaborazione più stretta tra soggetti diversi. ICCO indica inoltre la possibilità di sviluppare nuovi principi etici per i professionisti della comunicazione che lavorano con piattaforme social e campagne digitali, in particolare quando i loro messaggi possono raggiungere pubblici giovani.
Il ruolo della comunicazione
È questo uno degli aspetti che rendono il documento particolarmente rilevante per il settore della comunicazione. Per l’organizzazione, infatti, il comparto non dovrebbe limitarsi a osservare il dibattito sulle regole per i social, ma può contribuire alla costruzione di una maggiore consapevolezza pubblica.
Agenzie, consulenti e professionisti possono intervenire attraverso attività di comunicazione istituzionale, campagne educative, iniziative di stakeholder engagement e programmi orientati al cambiamento dei comportamenti. La sfida riguarda quindi anche il modo in cui vengono costruiti messaggi e campagne in ambienti digitali frequentati da pubblici sempre più giovani.
Massimo Moriconi, Presidente di ICCO
“Pur riconoscendo che la sicurezza dei minori, la salute mentale dei giovani e il benessere online debbano rimanere ambiti di competenza delle organizzazioni specializzate e degli esperti, il settore della comunicazione ha la responsabilità di favorire un dibattito pubblico informato, rafforzare l’alfabetizzazione digitale e contribuire a creare soluzioni condivise tra tutti gli stakeholder”.