Le anticipazioni della bozza dell’EU Kids Act delineano un intervento che punta a introdurre soglie di accesso per età e a modificare alcune caratteristiche dei servizi digitali, con nuovi obblighi per gli operatori. La proposta si inserisce nel dibattito europeo sull’impatto dei servizi digitali sulla vita dei più giovani. “Non si tratta di stabilire se i minori possano accedere ai social media, ma quando e come permettiamo ai social media di accedere ai minori”, ha dichiarato Ursula von der Leyen, richiamando l’attenzione sulla responsabilità delle piattaforme.
L’intervento riguarderebbe non soltanto i social network, ma anche servizi di condivisione video, videogiochi online e chatbot o companion basati sull’intelligenza artificiale.
Accesso differenziato per età
La bozza prevede un accesso differenziato in base all’età. Sotto i 13 anni non sarebbero consentiti account personali sui social, mentre tra i 13 e i 15 anni i ragazzi potrebbero utilizzare mini-account creati e supervisionati da genitori o tutori. Questi profili avrebbero funzionalità limitate, impostazioni private predefinite, una lista di contatti circoscritta e un tetto di un’ora al giorno. Dai 15 anni sarebbe possibile aprire account autonomi, con l’obbligo per le piattaforme di garantire comunque misure di protezione adeguate ai minorenni.
Sicurezza by design e responsabilità delle piattaforme
L’iniziativa punta a intervenire anche sulle caratteristiche dei servizi digitali, chiedendo agli operatori di adottare misure di safety by design. Tra gli elementi che la bozza vorrebbe limitare figurano lo scroll infinito, le notifiche che sollecitano continuamente l’utente e i meccanismi di ricompensa progettati per favorire un utilizzo prolungato. Il testo prospetta inoltre un maggiore coinvolgimento delle aziende nella dimostrazione della sicurezza dei propri servizi per i giovani utenti.
Per le piattaforme di maggiori dimensioni, in particolare quelle classificate come ‘Very Large Online Platforms’ nell’ambito della normativa europea, sarebbero previsti piani da sottoporre alle autorità prima del lancio di nuovi servizi o funzionalità.
Verifica dell’età e tutela della privacy
Un altro nodo riguarda l’accertamento dell’età. La bozza farebbe riferimento a uno strumento europeo open source basato su prove crittografiche a conoscenza zero (zero-knowledge proofs), che consentirebbe di verificare il superamento di una soglia anagrafica senza condividere l’identità o la data di nascita esatta. L’obiettivo è conciliare la protezione dei minori con la riservatezza dei dati personali. Restano da chiarire le modalità di applicazione dei controlli e la loro effettiva capacità di impedire aggiramenti.
Il contesto europeo e il precedente francese
L’iniziativa arriva mentre diversi Paesi europei stanno valutando o sperimentando restrizioni all’accesso dei minori ai social. Il caso francese è particolarmente rilevante: il Conseil constitutionnel ha infatti bocciato una legge nazionale che prevedeva il divieto per gli under 15, sollevando questioni legate ai diritti dei minori e alla libertà di espressione.
La bozza europea, secondo le ricostruzioni, cercherebbe di definire un quadro comune per gli Stati membri, affiancando alle soglie di accesso misure di supervisione e obblighi di progettazione dei servizi. Il confronto riguarda quindi non soltanto l’età minima, ma anche il modo in cui le piattaforme dovrebbero prevenire i rischi e dimostrare il rispetto delle regole.
L’iter legislativo
La Commissione europea presenterà formalmente la proposta il 17 settembre. Solo a partire dal testo ufficiale sarà possibile verificare nel dettaglio il perimetro dei servizi interessati, le soglie anagrafiche, gli obblighi per gli operatori e le modalità di applicazione. Il progetto dovrà poi passare attraverso il processo legislativo dell’Unione europea, con il coinvolgimento del Parlamento europeo e del Consiglio, che negozieranno il testo definitivo.
Immagine generata con ChatGPT