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Prime Video, Nicole Morganti: “Puntiamo sul pubblico che non ha ancora trovato ciò che cerca”

L’annuale Prime Video Presents è stata l’occasione per intervistare l’Head of Local Originals Southern Europe di Amazon Studios e vedere da vicino la strategia produttiva, che in questi anni si è evoluta e affinata

Non è stata solo una presentazione, o una conferenza stampa, quella che si è svolta ieri al Cinema The Space di piazza della Repubblica a Roma. È stata anche una festa per i dieci anni di Prime Video in Italia, che corrispondono a sette anni di produzioni originali realizzate in Italia e quindi di investimenti nel nostro Paese.  In questi dieci anni il servizio di streaming è cresciuto costantemente, dalle prime produzioni locali fino a costruire un catalogo di produzioni originali italiane tra i più ricchi in Europa, grazie a collaborazioni con i più prestigiosi partner creativi del Paese: sono le nostre case di produzione, che si sono dimostrate all’altezza dei livelli che Amazon richiede. L’offerta di Prime Video oggi unisce titoli acquisiti e produzioni globali con grandi produzioni italiane, create in modo da riuscire a parlare al pubblico italiano e al tempo stesso di raggiungere spettatori in tutto il mondo. Prime Video oggi ha raffinato la sua strategia, andando a scegliere le produzioni in base ai target. Ne abbiamo parlato con Nicole Morganti, Head of Local Originals Southern Europe di Amazon Studios

Stiamo festeggiando i 10 anni di Prime Video in Italia. Qual è il bilancio?

In questi 10 anni è cambiato tantissimo il mondo. Bisogna essere molto bravi ad adattarsi e a capire le esigenze dello spettatore. Da quando abbiamo iniziato è cambiato il mondo a livello sociale e di esigenze e di bisogni.

Da quando Prime Video è in Italia avete sempre fatto produzioni italiane. La differenza è che adesso sono mirate, pensate per target precisi e per generi…

Siamo partiti molto molto larghi, a livello di target, perché c’era un’esigenza di crescita. Siamo cresciuti moltissimo, siamo diventati molto grandi. E adesso ci interessa lavorare su quel pubblico che pensiamo possa non aver ancora trovato, fino ad oggi, quello che cercava. Per noi è in particolare il pubblico femminile e il pubblico dei giovanissimi. Piuttosto che partire da quello, abbiamo fatto il giro opposto. Per quanto riguarda i generi, puntiamo su quelli che funzionano di più: le rom com, non solo qui ma anche come travelling title, prodotti che hanno la possibilità di viaggiare. In un mondo come quello di oggi c’è bisogno di evasione e leggerezza. Ma abbiamo visto anche che il ‘genere’ puro, il thriller de L’altra madre, è qualcosa che viene cercato. È accessibile e capito dallo spettatore: sa che cosa vede quando sceglie un prodotto di quel genere

Dopo l’esplosione generale delle produzioni per le piattaforme e la contrazione, possiamo dire che le produzioni italiane sono in aumento, soprattutto per Prime Video?

Sì. Ci stiamo ampliando, stiamo investendo di più, Stiamo continuando a investire sull’intrattenimento e nell’offerta scripted.

Le produzioni italiane in inglese per il mercato internazionale stanno funzionando. Quali sono i vostri feedback?

Queste produzioni in lingua inglese non sono tantissime, sono solo il 5% di quelle che facciamo. Ma se guardi titoli come Love Me Love Me e Non è un paese per single sono entrambe delle IP, degli adattamenti di romanzi. Uno è girato in lingua inglese con un regista americano, l’altro in lingua italiana con una regista di casa nostra. Entrambi sono rimasti per mesi e sono ancora nelle classifiche: uno tra i titoli più visti in lingua inglese, l’altro tra i più visti in lingua non inglese. Abbiamo fatto Love Me Love Me in inglese per una questione di autenticità: volevamo una scuola internazionale e degli attori da diverse parti del mondo. Era necessario che parlassero inglese. Non ha assolutamente inficiato sulla visione, perché abbiamo ottimi doppiatori

Adattare libri di successo è un’operazione sempre conveniente, perché permette di contare su una fanbase che diventerà pubblico del film o della serie…

Assolutamente sì. Ma ci sono stati molti adattamenti che hanno creato delle vere e proprie persecuzioni sui social media, molto molto pesanti. Sono stati perseguitati dai fan per mesi perché secondo loro sono stati fatti male. Per cui è un ‘arma a doppio taglio. Ed è per questo che sono ossessionata: leggo tutto perché bisogna essere in connessione e rispettare quello che lo spettatore si aspetta. È chiaro che non puoi portare sullo schermo 800 pagine. Devi fare delle scelte, ma devono essere condivise con l’autrice. E vanno fatte se pensiamo che possano creare narrativamente un engagement maggiore. Love Me Love Me ha vissuto una grande polarizzazione sui social ma l’IP è cresciuta tantissimo. Alla fine il fatto che si discuta aiuta invece a rendere forte un prodotto.

Quando mostriamo l’Italia all’estero c’è sempre il rischio l’effetto cartolina: nelle produzioni pensate per l’estero come si fa ad evitarlo?

Il miglior esempio è Blame It On Rome. Prendere un regista come Francesco Carrozzini, nato e cresciuto in Italia e da 20 anni a New York, con un grandissimo gusto. Ha accettato di girare questa rom com che è anche per il pubblico internazionale, ma a patto di poterla fare con tutti i luoghi che non sono stati raccontati spesso e quindi con una Roma inedita.

Come scegliete i partner produttivi italiani? C’è uno standard Amazon?

Abbiamo esigenze produttive di qualità molto alte. Dopo di che abbiamo lavorato quasi con tutti nel mercato. Per noi importanti tre cose. Che ci vengano portate idee originali o IP in brief. Aiutarci a mantenere la qualità molti alta. Lavorare insieme a quattro mani, visto che sono tutte coproduzioni.

Da responsabile delle produzioni Southern Europe conosce altri mercati, come quello francese e quello spagnolo. Come sono rispetto al nostro?

Alcune cose che funzionano sono le stesse. La Spagna, di diverso ha Operación Triunfo. È un format che abbiamo preso da 3 anni: è un live show, l’unico su uno streamer. È un misto tra Amici e X Factor e in Spagna non ha mai smesso di avere un successo incredibile. È la trasmissione più particolare in quel Paese. In Francia ci sono una serie di documentari su YouTuber e rapper, che funzionano benissimo, perché questi personaggi sono delle vere e proprie star.

di Maurizio Ermisino