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Nuova ondata di tagli per Meta, 8.000 posti a rischio nella corsa all’AI

L'azienda guidata da Mark Zuckerberg accelera sugli investimenti in intelligenza artificiale e riduce organici e assunzioni
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Secondo quanto riportato inizialmente da Bloomberg e confermato da diverse fonti internazionali, Meta ha deciso di tagliare circa il 10% della forza lavoro globale, pari a circa 8.000 dipendenti, avviando al contempo il congelamento di migliaia di posizioni aperte. I licenziamenti inizieranno il 20 maggio e rappresentano l’ennesimo passaggio di una trasformazione già in corso da mesi.

La priorità: recuperare terreno sull’AI

La scelta si inserisce in una strategia sempre più chiara: riallocare risorse e priorità verso l’intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi l’azienda ha intensificato gli investimenti in infrastrutture, modelli e sviluppo di tecnologie generative, con l’obiettivo di recuperare terreno rispetto a concorrenti come OpenAI, Google e Anthropic. In questo contesto, la riduzione degli organici viene letta come una leva per aumentare efficienza e sostenere una fase di spesa particolarmente aggressiva.

Un percorso già avviato

Non è la prima volta che Meta interviene sulla propria forza lavoro. Dopo l’espansione accelerata durante la pandemia, il gruppo ha già avviato una serie di tagli progressivi, colpendo in particolare alcune aree considerate meno strategiche, come i progetti legati al metaverso e parte delle attività operative. Il nuovo intervento segna però un salto di scala, sia per dimensioni sia per tempistiche, e conferma un cambio di paradigma più strutturale.

Dall’organizzazione al modello operativo

Il riassetto riguarda anche il modo in cui il lavoro viene organizzato. Parallelamente ai tagli, l’azienda sta spingendo sull’automazione interna e sull’utilizzo di sistemi basati su AI per sostituire o supportare attività prima affidate a fornitori esterni e team dedicati, come nel caso della moderazione dei contenuti. È un passaggio che riflette una tendenza più ampia: integrare l’intelligenza artificiale non solo nei prodotti, ma anche nei processi aziendali.

Un trend che coinvolge tutte la Big Tech

Il caso Meta si inserisce infatti in un movimento più esteso che sta coinvolgendo tutto il settore delle Big Tech. Anche Microsoft ha avviato programmi di riduzione del personale attraverso uscite volontarie, mentre Amazon ha già annunciato negli ultimi mesi migliaia di esuberi. In comune c’è la necessità di riequilibrare i costi e, soprattutto, di liberare risorse per sostenere la competizione sull’intelligenza artificiale.