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Meta rinvia le nuove condizioni commerciali, gli editori chiedono garanzie sui contenuti

Le nuove regole, contestate dalle associazioni editoriali negli Stati Uniti e in Europa, potrebbero consentire a Meta di raccogliere contenuti dai siti collegati agli account aziendali. Il gruppo sposta l’entrata in vigore dal 30 ottobre al 20 novembre 2026, ma restano aperti i dubbi sull’utilizzo dei materiali e sulla possibilità di opporsi

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Al centro della controversia ci sono i nuovi ‘Commercial Terms e Self-Serve Ad Terms’, che riguardano le imprese e gli editori che utilizzano i servizi commerciali di Meta. Secondo le associazioni che si oppongono alle modifiche, la formulazione delle condizioni potrebbe consentire al gruppo di raccogliere contenuti dai siti collegati a questi account, compresi articoli e archivi editoriali, per sviluppare e migliorare i propri prodotti pubblicitari e commerciali. Meta sostiene invece che siano necessari ulteriori chiarimenti su ciò che cambia e ciò che rimane invariato.

Un portavoce di Meta ha spiegato che il rinvio serve a dare più tempo per illustrare ai partner il funzionamento dei crawler e ricordare che i proprietari dei siti possono utilizzare il file robots.txt per comunicare le proprie preferenze ai sistemi automatici. La proroga, tuttavia, non equivale al ritiro delle condizioni contestate. Il confronto riguarda proprio la portata delle autorizzazioni richieste e le garanzie contrattuali che dovrebbero accompagnarle.

Dalla parola ‘train’ alle nuove condizioni: che cosa è cambiato

La vicenda è emersa il 15 ottobre, quando Nieman Lab ha pubblicato un’analisi delle nuove condizioni di Meta, raccogliendo i dubbi di esperti legali sulla possibilità che il testo autorizzasse la raccolta di contenuti dai siti associati agli account aziendali e il loro utilizzo per addestrare i prodotti di intelligenza artificiale del gruppo.

Il giorno successivo, la News/Media Alliance, associazione statunitense che rappresenta oltre 2.000 editori di giornali, riviste e pubblicazioni digitali, ha contestato pubblicamente le modifiche. La presidente e Ceo Danielle Coffey ha definito le condizioni “outrageous and probably illegal”, sostenendo che la possibilità di utilizzare i servizi commerciali di Meta non dovrebbe comportare una rinuncia al controllo sui contenuti pubblicati sui propri siti.

Il testo è stato successivamente modificato. Meta ha eliminato il riferimento esplicito all’addestramento dei modelli e ha circoscritto gli utilizzi dichiarati allo sviluppo, al miglioramento, alla ricerca e alla manutenzione dei prodotti pubblicitari e commerciali. Una modifica che, secondo gli editori e gli esperti legali interpellati da diverse testate internazionali, non chiarisce completamente quali utilizzi possano essere consentiti. Il problema, in particolare, è che la categoria dei prodotti commerciali e pubblicitari può comprendere anche strumenti basati sull’intelligenza artificiale. La rimozione della parola ‘train’, quindi, non risolve da sola il dubbio sulla possibilità che i contenuti raccolti vengano utilizzati nello sviluppo di sistemi AI.

Perché gli editori contestano le condizioni

Il 22 ottobre la News/Media Alliance ha inviato una lettera a Mark Zuckerberg chiedendo il ritiro delle nuove condizioni prima della loro entrata in vigore. L’associazione sostiene che gli editori rischino di dover scegliere tra mantenere la presenza sulle piattaforme di Meta e proteggere i contenuti pubblicati sui propri siti. Il nodo riguarda il funzionamento stesso dei rapporti tra editori e piattaforme. Facebook, Instagram e gli altri servizi del gruppo rappresentano canali di distribuzione e promozione del traffico. Impedire ai crawler di accedere ai siti attraverso robots.txt, osserva la News/Media Alliance, potrebbe limitare la capacità degli editori di promuovere i propri contenuti e raggiungere il pubblico attraverso questi canali.

Meta sostiene che i proprietari dei siti possano continuare a utilizzare il file robots.txt per indicare le proprie preferenze. Gli editori obiettano, tuttavia, che una possibilità tecnica di bloccare i crawler non equivale a una garanzia contrattuale chiara sull’utilizzo successivo dei materiali, né risolve il problema per chi dipende dalle piattaforme per raggiungere i lettori.

La controversia ha anche una dimensione economica. I gruppi editoriali temono che l’accesso ai contenuti attraverso condizioni generali di servizio possa indebolire il mercato delle licenze per l’utilizzo di articoli e archivi da parte delle aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale. Se una piattaforma potesse raccogliere contenuti senza negoziare accordi specifici, sostengono gli editori, diventerebbe più difficile ottenere un compenso per il valore del lavoro giornalistico. La questione è particolarmente delicata perché Meta ha già concluso accordi di licenza con alcuni editori per l’utilizzo di contenuti nei propri prodotti AI. Secondo le associazioni di categoria, la possibilità di accedere ad altri contenuti attraverso condizioni commerciali più ampie rischierebbe di mettere in discussione la sostenibilità di questo modello.

La protesta si estende all’Europa

La contestazione non riguarda soltanto gli editori statunitensi. Il 22 ottobre WAN-IFRA, l’organizzazione mondiale degli editori di notizie, ha chiesto a Meta di sospendere la clausola relativa alla raccolta automatizzata dei contenuti e di aprire un confronto con il settore. L’organizzazione chiede, tra le altre cose, che le preferenze espresse attraverso robots.txt siano riconosciute in modo vincolante nelle condizioni contrattuali, che i contenuti editoriali non siano utilizzati per sviluppare o alimentare sistemi AI senza una licenza e che gli editori possano rifiutare le autorizzazioni aggiuntive senza perdere l’accesso agli strumenti commerciali di Meta.

Anche l’European Alliance of News Agencies (EANA) ha chiesto la rimozione della clausola relativa alla scansione dei siti. L’organizzazione sottolinea che la questione coinvolge l’intero ecosistema dei media, dalle grandi testate alle realtà più piccole, e non soltanto le agenzie di stampa. L’European Publishers Council (EPC), che rappresenta gli editori europei, ha inoltre sollecitato la Commissione europea a esaminare le nuove condizioni alla luce delle norme sulla concorrenza e del Digital Markets Act. Secondo l’organizzazione, le modifiche apportate da Meta non chiariscono in modo sufficiente quali contenuti possano essere raccolti, per quali finalità e con quali limiti contrattuali. L’EPC ha chiesto anche di valutare eventuali misure provvisorie prima dell’entrata in vigore delle condizioni.

Nel Regno Unito, la Competition and Markets Authority ha avviato interlocuzioni con Meta sul tema. La stessa autorità ha dichiarato che continuerà a esaminare le condizioni e a confrontarsi con l’azienda e gli altri soggetti coinvolti, dopo aver preso atto del rinvio al 20 novembre.

Secondo quanto riportato da Reuters, la Commissione europea ha accolto positivamente la decisione di Meta di posticipare l’entrata in vigore delle condizioni. Il rinvio offre più tempo per chiarire la portata delle modifiche, ma non rappresenta una conclusione del confronto con editori e autorità.

di Monica Gianotti