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I’m not a robot riflette sui limiti dell’AI, un video mette al centro ciò che resta umano

Mentre il dibattito sull’intelligenza artificiale continua a concentrarsi sulle sue potenzialità e sulla capacità di trasformare processi, linguaggi e modelli produttivi, c’è chi sceglie di spostare l’attenzione su una domanda diversa: cosa continua a sfuggire alle macchine?

È da questa riflessione che nasce il nuovo video firmato da I’m not a robot, l’agenzia creativa fondata da Giovanni Porro, che nel suo stesso nome sembra oggi racchiudere una presa di posizione precisa. Non un attacco alla tecnologia o un invito a rallentare l’innovazione, ma un tentativo di riportare il confronto su un piano più culturale e umano.

Un robot dentro situazioni profondamente umane

Il film costruisce una narrazione fatta di immagini volutamente stranianti. Al centro della scena compare un robot inserito in contesti che appartengono all’esperienza più intima e quotidiana delle persone. Situazioni familiari pongono una domanda che appare sempre meno teorica: fino a che punto siamo disposti ad affidare alle macchine non solo attività operative, ma anche immaginazione, relazioni e capacità di interpretare il significato delle cose?

Un progetto creato con l’AI per interrogare l’AI

Il video è stato realizzato con strumenti di intelligenza artificiale, seguendo un approccio definito human-directed, AI-generated. L’obiettivo non è mostrare ciò che l’AI riesce a fare, ma sottolineare ciò che continua a sfuggirle: l’ambiguità, l’emozione, l’errore, la coscienza, il desiderio e quella tensione morale che rende l’esperienza umana complessa e difficilmente replicabile.

Il rischio non è l’AI, ma il modo in cui la utilizziamo

Secondo Giovanni Porro, il tema centrale non riguarda il timore che le macchine possano diventare troppo simili agli esseri umani. La questione è un’altra: il rischio è che siano le persone ad adattarsi a logiche sempre più meccaniche. La tecnologia, osserva il fondatore dell’agenzia, evolve a una velocità superiore rispetto alla nostra capacità di definire consapevolmente ciò che siamo disposti a delegarle.

Per questo il progetto riconosce il valore trasformativo dell’intelligenza artificiale ma invita ad allargare il campo della discussione, andando oltre gli aspetti tecnici per affrontare un tema più profondo: quello del significato.

Una riflessione che si condensa nel claim finale ‘AI. Keep it human.’

Credit

Agenzia: I’m not a robot

Direttori creativi esecutivi: Giovanni Porro e Luca Cinquepalmi

Copywriter: Anna Triolo

Art Director: Nathalie Schwitter

General Manager: Alessandra Schwitter

Human Directed by Giovanni Porro e Nathalie Schwitter

Ai Genereated

Audio: Screenplay