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Eury è un supermarket di quartiere nella periferia di Milano dove nulla va come dovrebbe, dove il quotidiano è il caos e dove ‘2 al prezzo di 1’ significa solo un problema in più da risolvere. In quel microcosmo lavorano il direttore Enrico (Alessandro Betti), megalomane e allo stesso tempo insicuro, Anita (Marta Zoboli), caporeparto single e puntigliosa, corteggiata insistentemente da Manlio (Francesco Arienzo), il magazziniere Filippo (Davide Calgaro), la cassiera Sonia (Gaia Bavaro), la commessa Debora (Martina Bonan), il vigilante Luca (Valerio Airò) e Max (Walter Leonardi) il clochard filosofo che vive all’ingresso del supermarket. Eury finisce in fondo alla classifica di gradimento della catena, minacciato anche da un più efficiente rivale sempre nella stessa area. In questo caos arriva Edoardo (Tommaso Cassissa), stagista in prova al suo primo giorno di lavoro. Faccia pulita, zero esperienza e un sogno nel cassetto da realizzare: cantare. All’ultimatum della capoarea Cristina (Katia Follesa) “O si cambia o si chiude!” si cercherà di salvare lo store, perché Eury, nel bene e nel male, è per ognuno di loro una seconda casa.
Maschere umane per raccontare altro
La serie è basata sulla serie originale di NL Film e Avrotros, creata da Michael Middelkoop, Manju Reijmer, Paul de Vrijer e Jard Struik. Ma perché un supermercato? “È stata prima di tutto un’intuizione di Banijay che ci ha contattato per realizzare questa serie che è un adattamento per modo di dire, visto che è stato cambiato il 95% rispetto agli episodi originali” ci hanno raccontato Andrea Mazzarella, Davide Bonacina e Davide Rossi del collettivo Il Terzo Segreto di Satira. “Il supermercato ci è piaciuto subito: è quel mondo a se stante dove succede di tutto. E si avvicina molto al lavoro fatto negli anni nel raccontare società e politica dal punto di vista dei cittadini e non dei politici. Ci siamo trovati anche qui a mostrare delle maschere umane per raccontare altro”.
La capacità di osservare
Se c’è un elemento che il collettivo ha mutuato dalla serie originale è soprattutto il metodo di osservazione della realtà. Il supermercato, del resto, è uno degli spazi più universali della quotidianità, un luogo che tutti frequentiamo e di cui conosciamo dinamiche, rituali e personaggi. Ci raccontano gli autori: ”Ci siamo ispirati a persone che conosciamo, ad amici che lavorano nella grande distribuzione e ai dipendenti dei supermercati che frequentiamo abitualmente. Pur trattandosi di una sitcom, volevamo creare figure il più possibile credibili e riconoscibili, lontane dalla caricatura. Personaggi autentici, con cui il pubblico potesse identificarsi e, soprattutto, affezionarsi”.
Eury, il brand che non c’era
Uno degli aspetti più originali del progetto è stata la creazione di Eury. Un brand costruito da zero in ogni dettaglio, dal nome al logo, dalla segnaletica interna ai jingle, fino alle etichette e ai prodotti sugli scaffali. “È stato molto divertente inventare un’intera insegna e svilupparne l’identità in ogni aspetto. Abbiamo creato tutto, dai prodotti agli spot trasmessi nel punto vendita, trasformando uno store completamente svuotato in un supermercato credibile, popolato esclusivamente da articoli Eury”. Un lavoro che ha richiesto mesi di progettazione, scenografia e verifiche legali, per assicurarsi che nomi e claim fossero utilizzabili. “Sono proprio questi dettagli a fare la differenza. Quando sono curati, il pubblico se ne accorge”.
Quegli spot pubblicitari fatti con l’AI
In una serie di questo tipo era troppo invitante non riflettere sull’Intelligenza Artificiale. Il tema arriva subito: dopo un discorso motivazionale degno di Al Pacino in Ogni maledetta domenica da parte del direttore del supermercato, scopriamo che è stato scritto dall’AI. E questa tecnologia verrà usata anche per i discutibili spot della catena. “L’idea è venuta vedendo quello che succede nel mondo, agli amici e a noi stessi, è inutile far finta di nulla. E’ un mondo in cui delle persone che non fanno lavori creativi, ma più ordinari, si trovano a utilizzare l’AI per chiedere consigli sulla vita. Ci divertiva farci della satira. La catena Eury realizza gli spot con l’AI. Dal nostro punto di vista è satira: ci siamo immaginati un supermercato scalcinato che non ha i soldi per farli con gli attori come ogni catena seria e cosa fa? Li realizza malamente con l’AI, verosimili ma non veri. Oggi l’AI è diventata uno strumento narrativo su cui fare ironia e fare satira. Noi non ne facciamo un uso creativo”.
Dai contenuti per YouTube a Prime Video
Come già detto, per Il Terzo Segreto di Satira Super Market rappresenta il debutto nella serialità, dopo esperienze come Si muore tutti democristiani e Il Milanese Imbruttito, che avevano già segnato il passaggio a produzioni più strutturate. “Rispetto ai video per il nostro canale YouTube, poter contare su una troupe e su una macchina produttiva più ampia ci ha permesso di alzare l’asticella sul piano della qualità. Con Banijay e Amazon abbiamo lavorato in un clima di grande fiducia, mantenendo la nostra cifra stilistica e il nostro ritmo. Determinante anche il cast, accanto ad attori che già conoscevamo, le nuove scelte si sono rivelate perfette. È stato un set in cui tutti hanno dato un contributo importante”.
Brand o non brand, questo è il dilemma
In quindici anni di attività, Il Terzo Segreto di Satira ha mantenuto una scelta precisa: nessun contenuto brandizzato sul proprio canale. “Fin dall’inizio abbiamo voluto preservare la nostra libertà espressiva. Fare satira su politica e società con un marchio all’inizio o alla fine dei video ci sembrava incoerente, per questo abbiamo rinunciato a molte collaborazioni commerciali, fatta eccezione per iniziative benefiche”. Una linea che distingue il collettivo dall’attività della casa di produzione Ramaya Productions, impegnata anche in progetti come Il Milanese Imbruttito, costruiti invece attorno alle partnership con i brand. “Sono due percorsi diversi ma complementari. Volevamo che Il Terzo Segreto di Satira rimanesse sempre fedele al nostro linguaggio e alla nostra visione, indipendentemente dalle logiche commerciali”.
Il Milanese Imbruttito, Sandro, Report e La7
La scelta di tenere Il Terzo Segreto di Satira lontano dalle logiche commerciali non ha però limitato le opportunità di business. Al contrario, il canale è diventato la vetrina che ha aperto la strada a nuovi progetti. “La visibilità ottenuta con i nostri contenuti ci ha portato film, serie e produzioni televisive. Tra queste, i video de Il Milanese Imbruttito, le collaborazioni con La7 per Piazzapulita, L’Aria che tira e le copertine di Report, oltre a una serie in due stagioni per Discovery con Francesco Mandelli”.
di Maurizio Ermisino