Indice dei contenuti
Parla di fecondazione assistita, quella pratica che in Italia è vietata e che vede molte coppie guardare a Barcellona come Terra Promessa. E parla anche di transizione di genere. Due temi scomodi: non li troverete mai in una fiction Rai. Per questo ci sono le piattaforme, per questo c’è HBO, marchio che, da anni, è simbolo di qualità e di coraggio. È una sfida girare oggi una serie come questa. Perché di fecondazione assistita, e di Barcellona, si parla, si discute, si litiga, si immagina. Ma nessuno, tranne chi ci è stato, ha mai visto come funziona.
Dentro una clinica di Barcellona
In Utero ci porta in una di queste cliniche di, l’immaginaria Creatividad. La storia nasce da un’idea, e uno scritto, di Margaret Mazzantini, poi rielaborata nella sceneggiatura di Enrico Audeni, Teresa Gelli e Vanessa Picciarelli. “Nasce dall’idea di questo strano presepe un po’ sghembo” spiega la scrittrice. “Un San Giuseppe biologo esperto in riproduzione umana, carnale fisico e un po’ folle, e la compagna nella clinica, diversa da lui, ascetica, riflessiva, complessa. Era una grande possibilità di raccontare in termini psichici ciò che scatena il desiderio maternità. È un tema che oggi è sempre più necessario, audace: eravamo abituati al fatto che la maternità fosse una cosa naturale; oggi è complessa, dibattuta, scatena lacerazioni di ogni tipo. Se un tempo la maternità era sia di viscere che di psiche, oggi forse è soprattutto di psiche. Siamo abituati a ottenere tutto con voracità”. Un figlio non è un dovere né un diritto. È un desiderio. “Infatti io non li ho fatti” dichiara subito Maria Sole Tognazzi. “Non ho più l’utero, per questioni di salute. Ma appartengo a quella categoria di donne che non hanno il desiderio di essere madre. E per questo mi affascinava ancora di più raccontare la storia di quelle che ne sentono il bisogno, allargando a vari temi: uno di questi è la famiglia. Che non è solo coppia che fa gigli ma quello che decidiamo di avere intorno, di creare con le relazioni”.
Uno psycho-medical drama
Al centro della storia c’è il medico che ha fondato Creatividad, il Dr. Gentile, interpretato da Sergio Castellitto, uomo illuminato ed empatico. Accanto a lui c’è Teresa (Maria Pia Calzone). Nella clinica lavora l’assistente Dora (Thony). Valentina Romani ed Andrea Lattanzi sono la coppia che abbiamo visto fare all’amore all’inizio. Sono volti noti, tutti di qualità. Eppure tutti, come quelli che arriveranno negli episodi seguenti, sono perfettamente credibili, scompaiono nei loro personaggi e diventano loro. “Una delle cose che mi è piaciuta di più è stato accorgermi che la forza motrice è femminile” riflette il deus ex machina Castellitto. “C’è poco da fare. Il desiderio della maternità nasce da un femminile. La maternità è diventata un diritto? Un’esigenza? Le coppie che arrivano sono inadeguate rispetto al desiderio che hanno, arrivano con una mancanza. Il desiderio è una malattia molto particolare”. Un medical drama così, ma Castellitto lo definisce psycho-medical drama, non era ancora mai stato fatto in tutto il mondo. “Il mio medico è anche un mitomane” aggiunge l’attore. “La cosa di consegnare la vita è un gesto prodigioso, che è quasi quello del demiurgo”.
Fecondazione assistita: speranza o business?
Dare la vita, dare un diritto a chi non può averlo, dare speranza. Ma la fecondazione assistita è anche un grande business, e non tutti se lo possono permettere. Diritto sì, allora, ma solo per ricchi. “Queste cliniche sono un grande business” rifletta Maria Pia Calzone. “Non tutti se lo possono permettere” coglie la palla al balzo Castellitto. “Ho appena letto la notizia di una madre che lascia un bimbo nella culla per la vita di Bergamo con un biglietto. ‘Sei stato tanto amato. Ci auguriamo il meglio per te. Tutta la gioia e la serenità che meriti e non possiamo garantire’. Anche non poter mantenere il proprio figlio è un diritto negato”.
Diritto di avere figli, diritto di non averne
“Questa donna è una mia coetanea, capisco il suo punto di vista” spiega Maria Pia Calzone a proposito del suo personaggio. “Pur esaudendo i desideri di genitorialità, ha deciso di non avere figli. Se esiste per tutti il diritto ad avere figli, esiste il diritto a non averne. È tipico della nostra generazione, quella della pillola e della libertà di scelta. Non avere figli non significa non avere una famiglia, un nucleo, un progetto di vista con il proprio compagno”. Una famiglia non tradizionale, ad esempio è quella di Dora, l’assistente alla procreazione che accompagna i pazienti. “A un certo punto scopre di averla scelta la famiglia” racconta Thony, che la interpreta. “Si trova a fare un muto con i propri coinquilini. Quella famiglia è il posto dove si confida, dove può essere inadeguata”.
Il desiderio di un figlio. E l’aborto?
Il discorso, come si può capire è molto ampio, e si presta a un dibattito che può andare in decine di direzioni. “Ci sono 90mila persone in Italia che desiderano avere un figlio, è quasi un partito” è la profonda riflessione di Sergio Castellitto. “Che cosa pensano quelle persone del diritto all’aborto? Ecco quante motivazioni e quante direzioni, anche politiche, ha questo tema”.
La fecondazione assistita è ancora un tabù
Per scrivere la serie il tram di sceneggiatura Enrico Audenino e il team di scrittura hanno visitato molte cliniche in Spagna e in Italia, hanno parlato con medici e pazienti. “C’è ancora un tabù” ci rivela lo sceneggiatore. “Molte persone che fanno fecondazione assistita non ne parlano volentieri. È come se fosse un peccato passare per questo tipo di procedura. Il nostro tentativo è stato raccontare i pazienti/clienti ma anche i donatori, di ovuli come di sperma. È stato un campione rappresentativo del ventaglio che è a disposizione”.
Quello che conta è il senso etico
Cliniche che sono macchine da soldi. Pazienti che sono, di fatto, clienti. Siamo sicuri che questa sia un’evoluzione in senso positivo? Di fatto parliamo della possibilità di comprare un figlio. “Si possono fare le leggi, ma l’unica cosa che conta è il tuo senso etico, come tutti i tuoi rapporti con le cose della vita” ragiona Margaret Mazzantini. “Oggi proiettiamo sugli oggetti tutte le nostre mancanze e così vogliamo afferrare tutto. Ma questo è anche un desiderio legittimo. Nella serie c’è questo e quello, c’è il desiderio sincero, con radici sane. E la voracità, la rapacità, il voler ottenere qualcosa a tutti i costi”.
L’Italia e la Spagna
La storia è ambientata in Spagna per evidenti motivi. “Se una donna single vuole fare un figlio in Italia non può farlo” spiega Maria Sole Tognazzi. “E se vogliamo raccontare una giovane donna single che vuole un figlio devi andare là”. L’Italia è il paese della fantasia, della creatività. Ma è anche il luogo dove vive il Santo Padre” riflette Castellitto. “Ma anche la Spagna è profondamente cattolica. E questo è interessante”. “Questa è la storia di una coppia che per creare quello che vuole creare è dovuta andare via dall’Italia” conclude Maria Pia Calzone. “La maternità in quest’epoca la si decide attraverso le politiche”.
di Maurizio Ermisino